MOSCA – Il 23 febbraio del 2022 — vigilia dell’offensiva russa in Ucraina, ma nessuno poteva immaginarlo — Maria Pevchikh era alla Scala di Milano per la prima della “Dama di picche” di Pjotr Chjakovskij diretta dal maestro Valerij Gergiev. «Gli chiesi un autografo. Non per piacere, ma per lavoro». Presidente della Fondazione anti-corruzione (Fbk) creata dal defunto dissidente Aleksej Navalny, 38 anni da compiere in agosto, Pevchikh è l’autrice dell’inchiesta sull’immenso patrimonio di immobili in Italia del direttore d’orchestra russo per un valore di oltre 100 milioni di euro. Inchiesta che partì proprio da quell’autografo messo a confronto con decine e decine di atti di proprietà. «Man mano che scavavamo nei registri ne spuntavano di nuovi. Volevamo essere certi che gli immobili appartenessero a lui e non a un omonimo. Oggi sono molto sollevata di poter dire di aver assistito all’ultimo concerto di Gergiev in Europa e che non ce ne sarà un altro domenica a Caserta».
Perché lei…
MOSCA – Il 23 febbraio del 2022 — vigilia dell’offensiva russa in Ucraina, ma nessuno poteva immaginarlo — Maria Pevchikh era alla Scala di Milano per la prima della “Dama di picche” di Pjotr Chjakovskij diretta dal maestro Valerij Gergiev. «Gli chiesi un autografo. Non per piacere, ma per lavoro». Presidente della Fondazione anti-corruzione (Fbk) creata dal defunto dissidente Aleksej Navalny, 38 anni da compiere in agosto, Pevchikh è l’autrice dell’inchiesta sull’immenso patrimonio di immobili in Italia del direttore d’orchestra russo per un valore di oltre 100 milioni di euro. Inchiesta che partì proprio da quell’autografo messo a confronto con decine e decine di atti di proprietà. «Man mano che scavavamo nei registri ne spuntavano di nuovi. Volevamo essere certi che gli immobili appartenessero a lui e non a un omonimo. Oggi sono molto sollevata di poter dire di aver assistito all’ultimo concerto di Gergiev in Europa e che non ce ne sarà un altro domenica a Caserta».
Perché lei, Julija Navalnaja e tutta Fbk vi siete mobilitati per scongiurare il concerto di Gergiev alla Reggia di Caserta?
«Non è stata una battaglia contro il singolo, ma contro quello che rappresenta: le élite russe, il pubblico filo-Putin. Gergiev si è rifiutato di smarcarsi da Vladimir Putin e dalla sua guerra in Ucraina benché avesse tutti i mezzi per continuare la sua carriera in Occidente. In questi tre anni e mezzo, migliaia di persone sono state uccise, altrettante sono state imprigionate, tutte le libertà residue in Russia sono state annullate, mentre Gergiev per il suo silenzio e per la sua fedeltà è stato persino promosso: oltre alla direzione artistica del Mariinskij di San Pietroburgo che già aveva, ha ottenuto quella del Bolshoj di Mosca. Gergiev non è soltanto un direttore d’orchestra, ma è un funzionario governativo di altissimo livello, una sorta di ambasciatore di Putin nel mondo della cultura. Il concerto a Caserta avrebbe mandato il messaggio sbagliato che si può continuare a promuovere un’arte ultra-patriottica, accettare promozioni e titoli da Putin in persona, e riavere indietro il proprio pubblico straniero. Il messaggio invece dev’essere solido e coerente: chi sostiene Putin, non è benvenuto in Europa. Senza eccezioni. A prescindere dal suo talento».
Secondo la sua inchiesta del 2022, Gergiev in Italia possiederebbe anche un promontorio nella penisola sorrentina proprio in Campania…
«Viene il sospetto che ci sia altro. Gergiev in Italia gestisce un patrimonio da oltre 100 milioni di euro. Una somma anomala che supera il budget di qualsiasi ambasciata russa. Non sappiamo come usi questi soldi, a chi li trasferisca e per quale scopo, ma ci può fare di tutto: promuovere eventi culturali o pagare piccole tangenti. Anzi, siamo certi che li usi per altro che scopi personali. Perciò caldeggiamo le autorità italiane a indagare sui flussi di denaro delle sue società. L’altro passo è sottoporre Gergiev a sanzioni e sequestrarne le proprietà perché non ne possa trarre più profitto. Finora soltanto il Canada lo ha fatto».
Nel 2022 Fbk presentò un dossier alla Ue per perorare sanzioni contro Gergiev. Come andò?
«Avevamo prove molto solide della sua collusione, ma abbiamo incontrato un muro di gomma. Forse per l’imbarazzo. Come fanno, ad esempio, i Paesi Bassi ad avallare sanzioni contro un uomo a cui hanno conferito la cittadinanza e varie onorificenze? Sarebbe ipocrita, no? O forse in Europa è difficile comprendere che in Russia non esiste “un’arte separata dalla politica”. Come racconta il film premio Oscar “Mephisto”, se resti all’interno di un regime autoritario e dittatoriale, non sarai mai soltanto un “artista”. Per quanto tu dica a te stesso che fai soltanto arte, il regima ti recluterà. Oggi in Russia non basta neppure più stare in silenzio. Bisogna drappeggiare il proprio teatro con un’enorme “Z” coi colori nero-arancioni del nastro di San Giorgio. Chi non lo fa, viene perseguito o costretto a esiliare. Chi resta, deve mostrare dedizione somma nei confronti del regime. Come Gergiev che non è soltanto un direttore d’orchestra, non si limita ad agitare una bacchetta, ma è anche il direttore dei due principali teatri russi, un funzionario governativo d’altissimo livello. E non si può scindere il direttore d’orchestra dall’ambasciatore informale di Putin. E il lavoro che Gergiev fa per Putin richiede più impegno e tempo che la direzione di un’orchestra».
Nei giorni scorsi ha fatto scalpore l’opera “Semjon Kotko” che Gergiev ha diretto in chiusura della stagione teatrale del Bolshoj con gigantografie sulle truppe russe nel Donbass ucraino…
«È un buon esempio di come in Russia non ci sia arte senza politica. Insieme al regista Sergej Novikov, Gergiev è riuscito a distorcere un’opera di Sergej Prokofiev sulla Prima guerra mondiale e a trasformarla in un’opera sulla Seconda guerra mondiale e sulla guerra in Ucraina. Molti si sono sorpresi. Ma è quello che tocca fare in Russia se si vuole mantenere la propria posizione e anzi ottenerne di nuove. Ed è quello che Gergiev ha sempre fatto, solo che noi non prestavamo attenzione. Ha sempre promosso una sfacciata propaganda, come col concerto a Palmira in Siria dopo i raid dell’aviazione russa. E ha continuato a farlo anche in questi tre anni e mezzo, spesso come in questo caso con la regia di Novikov, un funzionario presidenziale responsabile delle liste di proscrizione degli artisti non allineati. È la prova di quanto Gergiev sia vicino a Putin. Sono amici. Gergiev ne condivide le idee. E viene ricompensato molto bene per questo».