✕

Mosca-Kiev, muro contro muro: “Nessun vertice tra i due leader”

Ascolta l'audio

Il terzo round di colloqui a Istanbul dura 38 minuti, accordo solo sullo scambio di prigionieri. Nuova commessa di armi Usa
2 minuti di lettura

MOSCA – Il terzo round di negoziati diretti russo-ucraini inizia tra opposti auspici. L’obiettivo della Turchia che ancora una volta prova a mediare è ambizioso: «porre fine a questa sanguinosa guerra il più rapidamente possibile», dichiara in mattinata il ministro degli Esteri Hakan Fidan. Che in serata già ridimensiona e parla di «un cessate il fuoco che apra la strada della pace». Anche Kiev punta in alto: spera che la Russia «abbandoni i suoi ultimatum e adotti una posizione costruttiva». Ma il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov abbassa le aspettative: «Nessuno si attende una via facile. Certo, sarà una discussione molto complicata». Anche le premesse sono opposte. Kiev punta a discutere non soltanto di questioni umanitarie, ma anche di un potenziale incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il leader del Cremlino Vladimir Putin. Mosca, invece, auspica nuovi scambi e un lavoro sui due “memorandum” sulla pace presentati al precedente round del 2 giugno.
…

MOSCA – Il terzo round di negoziati diretti russo-ucraini inizia tra opposti auspici. L’obiettivo della Turchia che ancora una volta prova a mediare è ambizioso: «porre fine a questa sanguinosa guerra il più rapidamente possibile», dichiara in mattinata il ministro degli Esteri Hakan Fidan. Che in serata già ridimensiona e parla di «un cessate il fuoco che apra la strada della pace». Anche Kiev punta in alto: spera che la Russia «abbandoni i suoi ultimatum e adotti una posizione costruttiva». Ma il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov abbassa le aspettative: «Nessuno si attende una via facile. Certo, sarà una discussione molto complicata». Anche le premesse sono opposte. Kiev punta a discutere non soltanto di questioni umanitarie, ma anche di un potenziale incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il leader del Cremlino Vladimir Putin. Mosca, invece, auspica nuovi scambi e un lavoro sui due “memorandum” sulla pace presentati al precedente round del 2 giugno.

Le due delegazioni s’incontrano in tarda serata nel Palazzo Çiragan d’Istanbul. I colloqui durano appena 38 minuti, contro un’ora e mezza il 16 maggio e un’ora e un quarto il 2 giugno, preceduti da un’ora di trilaterale tra Fidan e i due capi-negoziatori, l’ucraino Rustem Umerov e il russo Vladimir Medinskij. E, a sentire le dichiarazioni finali, la distanza resta. L’ex ministro della Difesa oggi segretario del Consiglio di Sicurezza ucraino Umerov caldeggia un cessate il fuoco e propone un vertice tra leader a fine agosto perché solo «un tale incontro può sbloccare un reale progresso politico». L’ex ministro della Cultura oggi consigliere presidenziale Medinskij propone invece brevi tregue «di 24 o 48 ore» per recuperare salme e feriti e ribatte che non ci sarà alcun faccia a faccia tra presidenti senza un accordo da siglare. «Quest’incontro deve mettere un punto. Incontri solo per incontrarsi non hanno senso». L’uomo che ha riscritto i libri di storia stavolta cita Mao Zedong che, durante la guerra civile cinese, incontrò cinque volte il nazionalista Chiang Kai-shek, senza che cambiasse nulla: «la guerra continuò e alla fine vinsero i comunisti».

(afp)

Oltre alla storia, non manca di metterci una dose di retorica sui 3mila corpi di caduti ucraini che promette di consegnare a Kiev dopo oltre 7.000 — “ma finora Mosca in cambio ha ricevuto soltanto poche salme” — e sui 339 bambini ucraini che l’Ucraina ha chiesto indietro — ma molti, dice, non sono mai stati in Russia e 50 non sono neppure bambini. Chiede poi il rimpatrio di 30 russi della regione di Kursk portati in territorio ucraino e propone di scambiarli con prigionieri militari». Suggerisce infine di creare tre gruppi di lavoro che si coordinino online su dossier politici, umanitari e militari. L’Ucraina valuta e intanto incassa l’ok degli Usa a vendere armi per 322 milioni di dollari. L’unica cosa su cui le due parti concordano è un nuovo scambio di 1.200 prigionieri per parte. Che ci sia poco da rallegrarsi lo dimostra anche la Borsa che non reagisce, osserva il blogger Pavel Buevich. «Queste notizie vengono percepite come rumore bianco. Non è chiaro quale segnale sarà percepito come uno spostamento di paradigma verso la pace? Per ora siamo fermi».

Leggi i commenti