MOSCA – Volodymyr Zelensky insiste per un faccia a faccia con Vladimir Putin entro fine agosto, la Turchia lo spalleggia e gli Usa sembrano fiduciosi, ma il Cremlino continua a fare muro. «Dobbiamo porre fine a questa guerra il che probabilmente inizia con un incontro dei leader», ha detto ieri il presidente ucraino, definendo un «progresso» che se ne sia «iniziato a discutere» al terzo round di negoziati diretti di mercoledì a Istanbul.
In realtà la delegazione russa si è limitata a registrare la richiesta della controparte ucraina, ma l’ha di fatto respinta. «L’incontro deve mettere un punto. Incontri solo per incontrarsi non hanno senso», aveva commentato il caponegoziatore russo Vladimir Medinskij.
E ieri il portavoce del Cremlino ha ribadito che un «incontro ad alto livello» può aver luogo solo per «porre un punto definitivo sulla risoluzione» del conflitto in Ucraina. «È possibile completare un processo così complesso in 30 giorni? È chiaro che ciò sembra improbabile», ha sen…
MOSCA – Volodymyr Zelensky insiste per un faccia a faccia con Vladimir Putin entro fine agosto, la Turchia lo spalleggia e gli Usa sembrano fiduciosi, ma il Cremlino continua a fare muro. «Dobbiamo porre fine a questa guerra il che probabilmente inizia con un incontro dei leader», ha detto ieri il presidente ucraino, definendo un «progresso» che se ne sia «iniziato a discutere» al terzo round di negoziati diretti di mercoledì a Istanbul.
In realtà la delegazione russa si è limitata a registrare la richiesta della controparte ucraina, ma l’ha di fatto respinta. «L’incontro deve mettere un punto. Incontri solo per incontrarsi non hanno senso», aveva commentato il caponegoziatore russo Vladimir Medinskij.
E ieri il portavoce del Cremlino ha ribadito che un «incontro ad alto livello» può aver luogo solo per «porre un punto definitivo sulla risoluzione» del conflitto in Ucraina. «È possibile completare un processo così complesso in 30 giorni? È chiaro che ciò sembra improbabile», ha sentenziato.
Quello che stavolta ha mancato di rimarcare è che Mosca, inoltre, considera Zelensky un interlocutore «illegittimo» col pretesto che non ha indetto elezioni presidenziali allo scadere del suo mandato in virtù della legge marziale in vigore in Ucraina.
Zelensky, però, persevera. E il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sembra intenzionato a intercedere a suo favore. Ieri, al termine della preghiera del venerdì, ha detto che entro il fine settimana potrebbe chiamare Putin e il leader della Casa Bianca Donald Trump per invitarli a un incontro sul conflitto in Ucraina. «Vedremo se riusciremo a riunire questi leader a Istanbul, questo è il nostro obiettivo». Peccato che il suo precedente tentativo del 16 maggio fosse andato a vuoto.
Putin resta sordo pure alle minacce e agli ultimatum di Trump che ieri è tornato a ventilare «sanzioni secondarie» contro Mosca, sostenendo che un incontro tra leader «accadrà, ma tra due o tre mesi», mentre nei giorni scorsi aveva promesso a Kiev dieci sistemi di difesa aerea Patriot che aiuterebbero l’Ucraina a intercettare i missili russi. «Il Presidente degli Stati Uniti ci trasferirà e ci venderà questi sistemi. Il nostro compito è trovare i finanziamenti», ha dichiarato Zelensky, aggiungendo che la Germania ne finanzierà due e la Norvegia uno.
La Banca centrale russa, invece, ieri ha annunciato il taglio dei tassi più significativo dal maggio 2022, dal 20% al 18%, nella speranza di rilanciare i prestiti e stimolare la debole crescita economica dopo che l’inflazione, finora elevata, sembra essere rallentata.
«Siamo sulla buona strada per riportare l’inflazione all’obiettivo, ma questo percorso non è ancora stato completato», ha avvertito la governatrice Elvira Nabiullina promettendo che la Banca di Russia lavorerà per resistere alle eventuali nuove sanzioni minacciate da Trump.