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L’effetto Trump su New York: cala il turismo

(reuters)

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Secondo una ricerca di Nyc Tourism+Conventions, quest’anno ci saranno 4 miliardi di dollari di ricavi in meno e la perdita di almeno due milioni di visitatori
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NEW YORK - Hotel a Times Square con posti insolitamente disponibili. Aerei in partenza dall’Europa con larghi spazi vuoti. Negozi di souvenir con i commessi stranamente in attesa sull’uscio. Quest’estate sta mostrando scene inedite a New York.

La Grande Mela resta sempre una delle tappe più ambite dal turismo mondiale, ma il flusso è in netto calo. Secondo i dati di Nyc Tourism + Conventions, l’agenzia ufficiale di New York per la promozione turistica, la città registrerà quest’anno una perdita di 4 miliardi di dollari di ricavi e un ammanco di almeno due milioni di turisti. E questo avviene nonostante il dollaro abbia perso l’11 per cento, offrendo, per esempio, agli europei l’occasione unica di presentarsi con una moneta molto più forte che in passato. Gli operatori parlano di “effetto Trump” ma in negativo: le tensioni diplomatiche, la guerra commerciale dichiarata al mondo e le notizie di arresti di immigrati e di turisti stanno raffreddando gli entusiasmi.

L’idea dell’America a…

NEW YORK - Hotel a Times Square con posti insolitamente disponibili. Aerei in partenza dall’Europa con larghi spazi vuoti. Negozi di souvenir con i commessi stranamente in attesa sull’uscio. Quest’estate sta mostrando scene inedite a New York.

La Grande Mela resta sempre una delle tappe più ambite dal turismo mondiale, ma il flusso è in netto calo. Secondo i dati di Nyc Tourism + Conventions, l’agenzia ufficiale di New York per la promozione turistica, la città registrerà quest’anno una perdita di 4 miliardi di dollari di ricavi e un ammanco di almeno due milioni di turisti. E questo avviene nonostante il dollaro abbia perso l’11 per cento, offrendo, per esempio, agli europei l’occasione unica di presentarsi con una moneta molto più forte che in passato. Gli operatori parlano di “effetto Trump” ma in negativo: le tensioni diplomatiche, la guerra commerciale dichiarata al mondo e le notizie di arresti di immigrati e di turisti stanno raffreddando gli entusiasmi.

L’idea dell’America aperta al mondo è tramontata. La tassa di 250 dollari per il visto non immigrati - ma che non riguarda l’Europa - è un altro segnale che la gente recepisce come l'era trumpiana non gradisca più visitatori come una volta. Il clima di incertezza geopolitica ed economica, tra inflazione e instabilità, hanno reso ancora più fragile il quadro globale. Ma rispetto alle previsioni pessimistiche di inizio anno, stavolta ci sono i dati. Il calo di turisti a New York sarà pari al 14 per cento rispetto al 2024, anno in cui la città aveva raggiunto i livelli record prepandemia.

I turisti non americani passeranno dagli 11,2 milioni dell’anno scorso ai 9,2 milioni di quest’anno. I visitatori internazionali rappresentano solo il 20 per cento del totale ma contribuiscono a circa il 50 per cento della spesa turistica complessiva. La loro assenza, spiegano gli operatori, avrà un impatto devastante su migliaia di attività e sul bilancio pubblico.

La notizia potrebbe rallegrare Trump, che con New York ha un rapporto di odio-amore, anche perché a pagare sono soprattutto le città a guida Democratica: oltre alla Grande Mela sono in calo le presenze a Philadelphia, Boston, Washington e Los Angeles. Ma il declino è generale e riguarda anche la conservatrice Florida e Las Vegas. Secondo la World Travel & Tourism Council, la spesa dei turisti internazionali in Usa è diminuito del 7 per cento, pari a 12 miliardi e mezzo di dollari, passando dai 181 miliardi del 2024 a meno di 169 nel 2025. La società Tourism Economics, che fa parte di Oxford Economics, prevede una riduzione nelle presenze internazionali di circa l’8,5-8,7 per cento, con una perdita intorno ai 9 miliardi.

Altri analisti ritengono che ogni punto percentuale in meno nella spesa internazionale equivale a una perdita di circa 1,8 miliardi in “esportazioni turistiche”, anche in questo caso pari a più di 12 miliardi. Con questa voce si indica una mancanza di entrate nette dall’estero, cioè di soldi spesi per servizi in Usa, senza portarsi via beni fisici. Se una famiglia italiana spende in una settimana l’equivalente di tremila euro per hotel, ristoranti, trasporti e visite ai musei, quei soldi sono considerati netti, e gli Usa “esportano” turismo ma senza beni fisici.

Già a marzo, quando la chiusura trumpiana era apparsa chiara, l’ingresso di turisti internazionali è calato del 14 per cento. In particolare il crollo ha riguardato gli arrivi dal Canada (-26 per cento a marzo, ma adesso è salito al 35-40), Europa (-17), Asia e Sud America. Trump continua a ripetere che a ogni evento ufficiale i leader del mondo gli dicono come gli Stati Uniti “siano il Paese più in voga del momento”, ma dal punto di vista del turismo non tutti sembrano pensarla allo stesso modo.

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