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A Kiev notti insonni nella roulette di droni: “Sempre più difficili da intercettare”

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Nell’attacco di ieri 16 i morti nella capitale. Tra loro anche un bambino di 6 anni. “Mosca vuole saturare le difese aeree
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KIEV – Se dell’Iskander russo è rimasto qualcosa, deve essere lì sotto. «Più giù», fa segno uno dei soccorritori puntando il dito a terra tra le grandi escavatrici che rovistano il ventre di un palazzone popolare di nove piani, squartato fino alle fondamenta. Schianti di muri e blocchi di cemento, sconquassi di mobili e infissi di porte. Lì un rottame d’elettrodomestico, là due gambe tra cumuli di macerie. Quattro vigili del fuoco portano via un sacco nero: è il tredicesimo coinquilino recuperato tra gli uccisi da questo missile piovuto come una lama esplosiva sul tetto del condominio. Lo ha traforato per intero, «più giù» come dice il soccorritore.

«Ci sono almeno 18 dispersi», racconta Georgy Zantaraya accompagnandoci al limite dei calcinacci. Oltre a essere stato campione mondiale di judo, con lunghi allenamenti a Ostia, è il sindaco del quartiere Svyatoshyn, alla periferia di Kiev: un alveare di dormitori con 350mila anime meno 13, se l’ultimo bilancio disponibile non peggior…

KIEV – Se dell’Iskander russo è rimasto qualcosa, deve essere lì sotto. «Più giù», fa segno uno dei soccorritori puntando il dito a terra tra le grandi escavatrici che rovistano il ventre di un palazzone popolare di nove piani, squartato fino alle fondamenta. Schianti di muri e blocchi di cemento, sconquassi di mobili e infissi di porte. Lì un rottame d’elettrodomestico, là due gambe tra cumuli di macerie. Quattro vigili del fuoco portano via un sacco nero: è il tredicesimo coinquilino recuperato tra gli uccisi da questo missile piovuto come una lama esplosiva sul tetto del condominio. Lo ha traforato per intero, «più giù» come dice il soccorritore.

«Ci sono almeno 18 dispersi», racconta Georgy Zantaraya accompagnandoci al limite dei calcinacci. Oltre a essere stato campione mondiale di judo, con lunghi allenamenti a Ostia, è il sindaco del quartiere Svyatoshyn, alla periferia di Kiev: un alveare di dormitori con 350mila anime meno 13, se l’ultimo bilancio disponibile non peggiorerà. In tutta Kiev, quest’ultima notte infernale ha provocato almeno 16 morti: altri tre erano in un palazzo nel quartiere Solomensky, non lontano da qui.

È stata un’altra notte insonne nel rodeo dei droni, a centinaia ronzavano tra i traccianti e i lampi della contraerea che li insegue. Nel silenzio del coprifuoco sembrano motorini smarmittati e fuori giri come quelli che ti fanno sobbalzare le domeniche d’agosto. Ma era quasi mattina, l’allarme aereo per i droni si era spento da un pezzo e pareva tutto finito quando il missile è penetrato nel cemento e Veronika è volata giù dal nono piano. Sul suo letto all’ospedale, lo sguardo perso chissà dove, è l’unico miracolo accertato di questo massacro di gente “pericolosa” come il piccolo Matviy Marchenko, che aveva 6 anni ma con il kimono da karateka dicono fosse implacabile. Chissà a cosa mirava quel missile che costa una fortuna, arrivato da lontano per uccidere famiglie che combattono solo con il bilancio di fine mese.

«Mi sono rotta una gamba — racconta Veronika — e mi è caduto un dente. Ma non ho mai perso conoscenza, ho sentito un’esplosione e un secondo dopo ero al piano terra. Sono caduta insieme al letto, è per questo che sono viva». Ma papà e mamma «non so dove siano».

«Non so a cosa mirasse quel missile — dice il soldato “Bek”, un marcantonio di dronista in convalescenza, venuto ad aiutare i vicini di casa della nonna che abita qui accanto — ma la loro tattica è chiara: usano i nuovi droni a reazione, difficilissimi da intercettare, per confondere e impegnare le nostre difese aeree. Qui vicino c’è l’aeroporto Zuliani, una vecchia fabbrica di aerei e i Patriot. La difesa acceca elettronicamente i droni che diventano però mine vaganti».

Però il soldato “Bek”, che si qualifica ma chiede di scrivere solo il nome di battaglia, ha un messaggio forte da consegnare: «I nostri la devono smettere di usare per fini militari le strutture civili in città. Scrivetelo, per favore. È una cosa che la Nato non fa, la facciamo solo noi e i russi perché veniamo dalla stessa scuola, cerchiamo edifici solidi e ci facciamo centri di comando. Io sono un riservista e mi sono addestrato con la Nato, e non si possono usare asili, istituti o università lontano dal fronte dove i civili sono già stati evacuati. Per questo i russi stanotte hanno colpito il Politecnico, qui a Kiev. E non ascoltate le due propagande: siccome lo fanno anche loro, noi li attacchiamo allo stesso modo».

A sera fatta, il capo dell’Amministrazione militare di Kiev Timur Tkachenko traccia l’ultimo bilancio: 16 morti confermati — tra cui il piccolo Matviy e un ragazzino di 17 anni — e almeno 155 feriti, 16 dei quali minorenni. «Terrore e brutalità di portata inimmaginabile — dice il presidente Zelensky — questi attacchi brutali sono deliberati: sono la risposta della Russia agli sforzi di pace. Abbiamo bisogno di una pressione potente e sincronizzata». I russi hanno lanciato su Kiev più di trecento droni in una notte, dice il presidente ucraino, «per sovraccaricare il sistema di difesa aerea». La Difesa russa replica di aver preso di mira e colpito aeroporti militari, depositi di munizioni e attività legate al complesso militare-industriale di Kiev. Parole al vento, che asciuga le lacrime e il sangue accanto a questo palazzone sventrato.

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