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L’incubo di Kiev: i nuovi droni russi Geran 3, che volano più veloce e più in alto dei predecessori

C’è un unico antidoto efficace: i missili terra-aria. Quelli di cui l’Ucraina ha una drammatica carenza che le promesse occidentali tardano a sanare e sta rendendo feroce il bilancio degli attacchi nella capitale: l’ultima notte di fuoco ha ucciso 31 civili, tra cui cinque bambini
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Nell’incubo delle notti di Kiev adesso si riconosce un sibilo ancora più angosciante del rombo cupo dei vecchi droni, perché è rapidissimo e viene sempre seguito da un’esplosione tra i palazzi. Si tratta dei nuovi ordigni teleguidati russi, dotati per la prima volta di un propulsore a reazione che ne moltiplica la letalità: i Geran 3 sono accreditati di una velocità di oltre seicento chilometri orari, tre volte superiore a quella dei predecessori con motore a pistoni. Inoltre possono andare più in alto: si parla di un limite di novemila metri, con una quota media di quattromila, mentre la prima versione restava a cento-duecento metri dal suolo. In pratica, hanno prestazioni simili ai missili da crociera.

Queste caratteristiche mettono…

Nell’incubo delle notti di Kiev adesso si riconosce un sibilo ancora più angosciante del rombo cupo dei vecchi droni, perché è rapidissimo e viene sempre seguito da un’esplosione tra i palazzi. Si tratta dei nuovi ordigni teleguidati russi, dotati per la prima volta di un propulsore a reazione che ne moltiplica la letalità: i Geran 3 sono accreditati di una velocità di oltre seicento chilometri orari, tre volte superiore a quella dei predecessori con motore a pistoni. Inoltre possono andare più in alto: si parla di un limite di novemila metri, con una quota media di quattromila, mentre la prima versione restava a cento-duecento metri dal suolo. In pratica, hanno prestazioni simili ai missili da crociera.

Queste caratteristiche mettono fuori gioco la barriera contraerea allestita dagli ucraini. Intorno alle città sono state create postazioni di cannoncini, a cui si uniscono squadre mobili a bordo di pick up dotati di mitragliere: la lenta marcia dei velivoli triangolari permetteva di anticiparne la rotta, poi i cacciatori li inquadravano con i riflettori e ne facevano strage. Ora i Geran 3 a reazione percorrono le distanze troppo rapidamente, cambiano spesso direzione e restano in alto, dove le armi dei furgoncini non sono in grado di colpirli. Pure le ultime misure adottate dai difensori per rispondere all’aumento delle ondate di bombe volanti, come l’impiego degli elicotteri da combattimento Hind e di piccoli aeroplani con cecchini a bordo, sono all’improvviso diventate inutili: gli incursori sono tre volte più veloci dei mezzi mandati ad abbatterli. Non solo: i nuovissimi droni-intercettori inventati in Ucraina, progettati soprattutto dall’azienda dell’ex ceo di Google Eric Schmidt, sono impotenti rispetto alla quota e alla rapidità dei robot killer a reazione.

C’è un unico antidoto efficace: i missili terra-aria. Quelli di cui l’Ucraina ha una drammatica carenza che le promesse occidentali tardano a sanare e sta rendendo feroce il bilancio degli attacchi nella capitale: l’ultima notte di fuoco ha ucciso 31 civili, tra cui cinque bambini. La paura obbliga tutta la popolazione a rifugiarsi nella metropolitana e nei sotterranei, come accadeva soltanto durante l’assedio della primavera 2022. Inoltre i raid stanno infliggendo duri colpi alle industrie che forniscono oltre metà degli equipaggiamenti bellici ucraini. Di fronte al peggioramento della situazione, ieri Berlino ha rotto gli indugi e deciso di trasferire subito due batterie di Patriot, senza aspettare i rimpiazzi acquistati negli Usa in base agli accordi con la presidenza Trump: i lanciatori arriveranno a Kiev entro pochi giorni, incrementando lo scudo protettivo delle batterie già schierate, mentre per i radar e i centri comando ci vorranno due-tre mesi. A preoccupare l’intera Nato è la crescita delle capacità russe nel settore dei droni. Anche il Geran 3 è stato sviluppato partendo dagli Shahed iraniani e conferma la stretta collaborazione tra i due Paesi: gli ingegneri di Mosca hanno migliorato gli apparati di controllo, che pilotano autonomamente il velivolo nella fase finale della missione. E ne costruiscono tantissimi.

La televisione di Stato ha mostrato la colossale fabbrica realizzata ad Alabuga, nel Tatarstan: si stima che ne consegnino tra due e tremila al mese ma puntano ad arrivare a cinquemila entro fine anno. Molti sono nella variante semplificata, senza testata esplosiva e con strumentazione ridotta, che serve a far sprecare colpi alla contraerea. Non è chiaro se la catena di montaggio sarà convertita ai nuovi modelli, più costosi e complicati da assemblare. Il vicepremier e ministro della Trasformazione digitale ucraino Mykhailo Federov è convinto che “Mosca passerà definitivamente ai droni a reazione. Hanno già integrato diverse soluzioni che gli permettono di superare le difese e noi stiamo adottando altre misure per contrastarli: è un cambiamento quotidiano di tattiche”. Una sfida che vede Putin mobilitare tutte le risorse: c’è un proliferare di ricerche tecnologiche, prototipi e arruolamenti su larga scala di piloti diciottenni, selezionati attraverso corsi per gli studenti delle superiori. L’obiettivo è quello di trasformare la Russia in una “nazione di droni”, mentre oggi in Europa ancora non se ne producono.

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