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Putin avverte l’Occidente: “Ora missili ipersonici in dotazione all’esercito”

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Zelensky incassa le nuove batterie tedesche di Patriot e rilancia sui negoziati: “Basta incontri tecnici, adesso dialogo tra leader”
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KIEV – Seduto su una panchina nell’isola di Valaam in Carelia, in maniche di camicia accanto al presidente bielorusso Lukashenko, Vladimir Putin risponde punto per punto alle parole con cui Trump è passato dalla «delusione» nei suoi confronti all’ultimatum dei 50 giorni, poi tagliati a 10. È una risposta articolata in cui non cita mai per nome il presidente Usa, ma l’identikit è evidente.

I nodi principali sono questi: sì al negoziato, ma gli obiettivi della Russia non sono cambiati, e se «qualcuno è rimasto deluso» è perché nutriva «aspettative irrealistiche»; rispondendo a Zelensky, che aveva auspicato il cambio di regime a Mosca, ribadisce di non considerare legittimata la presidenza ucraina. Ma avverte anche di non avere fretta, e rivendica le conquiste progressive. Ai “Volonterosi” che aiutano Kiev fa sapere di aver messo in catena di produzione gli Oreshnik, i giganteschi e rapidi missili nucleari (se caricati con testate atomiche) a medio raggio impossibili da intercettare: …

KIEV – Seduto su una panchina nell’isola di Valaam in Carelia, in maniche di camicia accanto al presidente bielorusso Lukashenko, Vladimir Putin risponde punto per punto alle parole con cui Trump è passato dalla «delusione» nei suoi confronti all’ultimatum dei 50 giorni, poi tagliati a 10. È una risposta articolata in cui non cita mai per nome il presidente Usa, ma l’identikit è evidente.

I nodi principali sono questi: sì al negoziato, ma gli obiettivi della Russia non sono cambiati, e se «qualcuno è rimasto deluso» è perché nutriva «aspettative irrealistiche»; rispondendo a Zelensky, che aveva auspicato il cambio di regime a Mosca, ribadisce di non considerare legittimata la presidenza ucraina. Ma avverte anche di non avere fretta, e rivendica le conquiste progressive. Ai “Volonterosi” che aiutano Kiev fa sapere di aver messo in catena di produzione gli Oreshnik, i giganteschi e rapidi missili nucleari (se caricati con testate atomiche) a medio raggio impossibili da intercettare: «Entro fine anno» saranno installati anche in Bielorussia, e la prima serie è già «in dotazione dell’esercito».

Il presidente Zelensky replica sfidandolo di nuovo a un incontro diretto: «Se è un segnale della loro seria disponibilità a porre fine alla guerra con dignità e a stabilire una pace veramente duratura, e non solo un tentativo di guadagnare tempo e ritardare le sanzioni, allora l’Ucraina conferma disponibilità a incontri a livello di leader: proponiamo di passare dalle riunioni a livello tecnico a un dialogo tra leader». Ieri il presidente ucraino ha discusso con il premier britannico Starmer «l’urgente necessità di aumentare la produzione di droni intercettori, e delle sanzioni: ce ne saranno altre, stiamo lavorando per adottare misure coordinate», dice spiegando di avere discusso anche «del coordinamento con Trump, dei possibili formati per i negoziati» e di «un’azione diplomatica con i partner in Europa e Usa con cui abbiamo allineato le posizioni». E da Berlino arriva l’annuncio di due nuovi sistemi Patriot in consegna in accordo con gli Usa.

In questi giorni, Putin aveva risposto con i fatti a Trump, martellando l’Ucraina fino alla strage di giovedì: 31 uccisi in un solo palazzo popolare sventrato da un Iskander a Kiev. Nel giorno del lutto nazionale, Putin ribadisce che «gli obiettivi di Mosca non sono cambiati: eliminare le cause profonde della crisi, raggiungere una pace sostenibile e garantire la sicurezza della Russia. Non sono condizioni — dice — ma obiettivi: li ho formulati nel giugno 2024 perché ci era stato detto che non era chiaro cosa volesse la Russia. La cosa principale è sradicare le cause che hanno dato origine a questa crisi». Cioè le «questioni di sicurezza della Russia ma anche dell’Ucraina. Uno dei leader della delegazione ucraina ha espresso l’idea di parlarne nel contesto della sicurezza paneuropea. Crediamo sia corretto, condividiamo».

Quanto alla «questione umanitaria», elenca «la lingua russa, l’indipendenza e condizioni dignitose per lo sviluppo della Chiesa ortodossa» del patriarcato di Mosca da preservare «a lungo termine, senza cessate il fuoco temporaneo». Ma «se la leadership ucraina ritiene che non sia il momento di negoziare, possiamo aspettare. Dopotutto, il nostro regime politico si basa sulla Costituzione, il che non si può dire dell’Ucraina» dove «è stata chiaramente violata». Su Istanbul dice che «i negoziati sono importanti, centinaia di persone sono tornate in patria». Ma «per la pace servono colloqui approfonditi, non in pubblico ma con calma e nel silenzio. Abbiamo proposto la creazione di tre gruppi».

Intanto le truppe russe «stanno avanzando lungo l’intera linea di contatto», dice, definendo «non informati» i vertici di Kiev che negano la conquista di Chasiv Yar, altro snodo del Donbass. Avanzata che non ritiene «una conquista» ma una «liberazione». «Putin stravolge di nuovo tutto», replica Andriy Kovalenko, direttore del Centro di contrasto alla disinformazione di Kiev, ricordando che «vuole combattere e bombarda l’Ucraina» e sostenendo abbia «mentito sull’occupazione di Chasiv Yar che i russi non controllano».

All’Europa, infine, Putin riserva una battuta: «I politologi dicono che è un gigante economico ma un nano politico. Era chiaro non avesse molta sovranità, oggi è evidente che non l’ha affatto. E questo porta alla perdita di sovranità economica».

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