GERUSALEMME – Giacca mimetica grigia, giubbotto antiproiettile e cappellino da baseball con la scritta “Make America Great Again”, Steve Witkoff entra a Gaza scortato dall’esercito israeliano e plana in uno dei tre centri di distribuzione della Gaza Humanitarian Fundation a Rafah, la città palestinese che non esiste più, rasa al suolo dall’Idf, a sud della Striscia. Nelle poche immagini diffuse, appaiono qualche centinaia di persone in attesa di ricevere pacchi di cibo organizzate in maniera ordinata intorno alla transenne. Calma piatta. Witkoff stringe persino la mano a una donna palestinese che sembra sorridergli. Con lui c’è l’ambasciatore americano Huckabee che plaude al lavoro dei contractor americani della Ghf davanti a una grande bandiera a stelle e strisce con la scritta: “100.000.000 di pasti consegnati”.
«Il presidente Trump comprende la posta in gioco a Gaza e che sfamare i civili, non Hamas, deve essere la priorità», dichiara Chapin Fay, portavoce della fondazione. Se…
GERUSALEMME – Giacca mimetica grigia, giubbotto antiproiettile e cappellino da baseball con la scritta “Make America Great Again”, Steve Witkoff entra a Gaza scortato dall’esercito israeliano e plana in uno dei tre centri di distribuzione della Gaza Humanitarian Fundation a Rafah, la città palestinese che non esiste più, rasa al suolo dall’Idf, a sud della Striscia. Nelle poche immagini diffuse, appaiono qualche centinaia di persone in attesa di ricevere pacchi di cibo organizzate in maniera ordinata intorno alla transenne. Calma piatta. Witkoff stringe persino la mano a una donna palestinese che sembra sorridergli. Con lui c’è l’ambasciatore americano Huckabee che plaude al lavoro dei contractor americani della Ghf davanti a una grande bandiera a stelle e strisce con la scritta: “100.000.000 di pasti consegnati”.
«Il presidente Trump comprende la posta in gioco a Gaza e che sfamare i civili, non Hamas, deve essere la priorità», dichiara Chapin Fay, portavoce della fondazione. Sembra la scena di un film: non ci sono i tank israeliani con le mitragliatrici che sparano al primo che si avvicina, le folle umane schiacciate nel piazzale in attesa dei pacchi di farina, i convogli assaltati da palestinesi affamati e bande armate che i mezzi di informazione di tutto il mondo raccontano ormai da settimane. E che le Nazioni Unite fotografano in un dato preciso: oltre 1.373 persone sono state uccise mentre cercavano di ricevere aiuti da quando la Ghf ha iniziato a operare a Gaza, la maggior parte colpite dalle forze israeliane che sono schierate a ridosso dei pochi centri di distribuzione. L’esercito israeliano ammette di aver sparato colpi di avvertimento, ma sostiene che il numero dei morti è gonfiato da Hamas. Poche ore dopo la visita di Witkoff, i medici palestinesi hanno riferito che le forze israeliane hanno ucciso tre palestinesi vicino a uno dei siti Ghf, e che in tutto il giorno ci sono stati almeno altri 12 morti. L’inviato Usa ora riferirà al presidente Trump che vuole un piano per sfamare Gaza, come ha dichiarato ad Axios: «Vogliamo aiutare la popolazione. Vogliamo che abbia da mangiare, questo è qualcosa che avrebbe dovuto accadere molto tempo fa».
L’urgenza è massima: decine di persone sono morte di malnutrizione negli ultimi giorni, e centinaia se non migliaia di altre rischiano di morire se la Striscia non verrà «inondata» di aiuti, ha avvertito il segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres. Il punto è come operare: il caos in cui è precipitata la Striscia rende difficile la distribuzione.
Dopo la visita a Gaza, Witkoff è tornato a Gerusalemme, ha visitato il muro del pianto, nella città santa, e ha lasciato una «preghiera per la liberazione degli ostaggi e la fine della guerra». Che però non si intravede. I negoziati sono fermi, Hamas ha comunicato che non intende tornare al tavolo se prima non finirà la carestia, mentre il capo dell’Idf avverte che se non ci sarà un accordo, ci sarà ancora più guerra. Ieri il gruppo palestinese ha pubblicato un nuovo video degli ostaggi. Si vede Evyatar David, 24 anni, rapito al festival Nova. È scheletrico, lo sguardo vuoto. Il montato alterna le sue immagini a quelle dei bambini denutriti di Gaza con la scritta: «Mangiano quello che mangiano noi». L’ufficio propaganda del gruppo islamista manda un messaggio: Israele affama Gaza e abbandona anche i suoi ostaggi alla fame. L’Idf accusa Hamas di passare all’incasso sulla carestia, che gli frutta consensi e potere negoziale. La spirale di odio, accuse e morte che nessuno riesce a fermare.