Narcos a scuola di droni in Ucraina: così i cartelli perfezionano i loro sicari robot
di Gianluca Di FeoLo scorso anno, nella pioggerella del settembre nordico tre ragazzi messicani mangiavano in attesa del treno seduti nel fast food di fronte alla stazione di Leopoli. Avevano la faccia da liceali in gita, più smarriti che entusiasti: “Siamo venuti ad arruolarci. Perché? Crediamo nella causa della libertà e poi siamo convinti di imparare qualcosa che domani in patria ci sarà utile…”. I loro fisici tradivano una postura più da nerd che da guerrieri e pure davanti all’hamburger smanettavano freneticamente sugli smartphone. Diversa muscolatura esibivano invece gli ex marines trentenni al tavolo da biliardo dell’hotel di Kiev: beffardi e guasconi, tra una tequila e l’altra si vantavano di provenire dal reparto scelto messicano che aveva catturato el Chapo e di essere stati costretti a cambiare aria “per eccesso di zelo nel lavoro”: “Ora facciamo gli istruttori per conto di una società privata - ripetevano senza nascondere il sorriso ironico - ma bisogna dire che qui si impara tanto”. Tipo? …
Lo scorso anno, nella pioggerella del settembre nordico tre ragazzi messicani mangiavano in attesa del treno seduti nel fast food di fronte alla stazione di Leopoli. Avevano la faccia da liceali in gita, più smarriti che entusiasti: “Siamo venuti ad arruolarci. Perché? Crediamo nella causa della libertà e poi siamo convinti di imparare qualcosa che domani in patria ci sarà utile…”. I loro fisici tradivano una postura più da nerd che da guerrieri e pure davanti all’hamburger smanettavano freneticamente sugli smartphone. Diversa muscolatura esibivano invece gli ex marines trentenni al tavolo da biliardo dell’hotel di Kiev: beffardi e guasconi, tra una tequila e l’altra si vantavano di provenire dal reparto scelto messicano che aveva catturato el Chapo e di essere stati costretti a cambiare aria “per eccesso di zelo nel lavoro”: “Ora facciamo gli istruttori per conto di una società privata - ripetevano senza nascondere il sorriso ironico - ma bisogna dire che qui si impara tanto”. Tipo? La risposta sono due dita che mimano il roteare di un elica: i droni.
Alla luce di queste testimonianze raccolte sul campo, non sorprende l’articolo del sito francese “Intelligence online” con l’allarme sui cartelli che mandano reclute a lezione in Ucraina per migliorare i loro sicari robottizzati. Messico e nuvole, ma sempre più piene di droni. I narcos li usano nei loro spietati regolamenti di conti da ormai cinque anni, in una corsa agli armamenti teleguidati che sembra inarrestabile. E ha nelle trincee ucraine la drammatica palestra da cui nascono innovazioni e primati.
La testata ha citato un’informativa trasmessa a Kiev dal Centro Nacional de Inteligencia messicano su alcune persone partite per unirsi alla Legione Internazionale che combatte gli invasori russi: tra loro “Aguila-7”, nome di battaglia di uno straniero che aveva dichiarato identità salvadorena e dimostrato competenze elettroniche tali da venire subito mandato al corso avanzato per operatori di quadricotteri-assassini. Era in realtà un veterano dell’unità Gafe delle forze speciali messicane che aveva deciso di cambiare vita.
La sollecitazione arrivata dall’altro lato dell’Atlantico avrebbe spinto il servizio segreto civile Sbu e quello militare Gur a fare più attenzione alla selezione dei giovani provenienti dall’America Centro-Meridionale, con un occhio di riguardo per quelli entrati nel Team Ethos impegnato nel Donbass: il sospetto è che per alcuni di loro la trasferta bellica fosse un investimento dei signori della cocaina. Lo stesso avverrebbe pure con i colombiani legati ai rivoluzionari-trafficanti delle Farc. Ma è indubbio che oggi volontari e mercenari in Ucraina siano soprattutto latinos, in cerca di avventura, guadagni o di un “master sul campo” da mettere proficuamente a frutto al rientro in patria.
Neppure il sito specializzato “The War Zone” ha potuto dare altri riscontri ai narcos allievi, descrivendo però elementi inquietanti sulla crescente diffusione dei droni nelle guerre della droga. I quadricotteri hanno preso il posto dei pistoleri e dei kalashnikov nella faida in corso tra il Cartello de Jalisco Nueva Generacion e quello storico di Sinaloa. Sono la soluzione perfetta alle esigenze della moderna “Macelleria Messicana”: quelli FPV - First Person View - si guidano con “la vista in prima persona” indossando occhiali e manovrando console identiche a quelle dei videogiochi: pure gli adolescenti li pilotano con facilità. Buttano bombe all’interno
delle recinzioni blindate che proteggono le fattorie dove vivono i boss o viene custodita la polvere bianca oppure si lanciano in picchiata per dilaniare i “Mostri”, furgoni talmente rivestiti di corazzature da non temere neppure i razzi anti-tank rpg.
A fine marzo un ordigno precipitato al suolo è stato ritrovato dalla polizia non lontano da Ixtlàn del Rio: si ritiene che sia stato neutralizzato durante un agguato del CJNG di Jalisco contro i Mayito Flaco, alleati di Sinaloa. Ai paron infatti non interessano solo le bombe volanti ma anche gli scudi per tenerle lontane: nello Stato di Durango gli agenti delle forze speciali hanno sequestrato una batteria di disturbatori di frequenze radio e altre apparecchiature per cancellare le coordinate satellitari: gli strumenti per interrompere la teleguida degli ordigni e li mandano a schiantarsi. Si tratta di prodotti molto avanzati della compagnia cinese SkyFend, acquistati dagli emissari di Sinaloa attraverso Panama: per i baroni della coca il prezzo non è un problema ma bisogna trovare chi sappia maneggiare apparati tanto sofisticati. Cercano persone di fiducia e ben addestrate, meglio se con l’esperienza del fronte ucraino.