Mai arrendersi», dirà oggi il sindaco di Hiroshima Matsui Kazumi, ripetendo un motto degli hibakusha, i “colpiti dalle bombe”, lui che di due sopravvissuti è figlio. Ne restano in vita sempre di meno, 100 mila, sempre più vecchi, in media 85 anni. L’anno scorso la loro associazione Nihon Hidankyo ha vinto il Nobel per la pace. Ma mai come in questo 80esimo anniversario delle due bombe, nel giorno in cui il Giappone commemora le oltre 200 mila vittime, il loro ostinato messaggio - liberiamoci delle armi nucleari - è destinato a perdersi.
Lo dicono i fatti. Le 12.100 testate di cui dispongono le nove potenze nucleari, circa 4 mila attive. I conflitti che le coinvolgono, dall’Ucraina, passando per il Medio Oriente, fino alle schermaglie tra India e Pakistan. Le minacce atomiche che i leader di S…
Mai arrendersi», dirà oggi il sindaco di Hiroshima Matsui Kazumi, ripetendo un motto degli hibakusha, i “colpiti dalle bombe”, lui che di due sopravvissuti è figlio. Ne restano in vita sempre di meno, 100 mila, sempre più vecchi, in media 85 anni. L’anno scorso la loro associazione Nihon Hidankyo ha vinto il Nobel per la pace. Ma mai come in questo 80esimo anniversario delle due bombe, nel giorno in cui il Giappone commemora le oltre 200 mila vittime, il loro ostinato messaggio - liberiamoci delle armi nucleari - è destinato a perdersi.
Lo dicono i fatti. Le 12.100 testate di cui dispongono le nove potenze nucleari, circa 4 mila attive. I conflitti che le coinvolgono, dall’Ucraina, passando per il Medio Oriente, fino alle schermaglie tra India e Pakistan. Le minacce atomiche che i leader di Stati Uniti e Russia si scambiano su X. Soprattutto, in un mondo che si frammenta, la caduta degli argini alla proliferazione, con il rischio che nuovi Paesi affrontino l’insicurezza sviluppando una propria deterrenza.
«Siamo nel mezzo di una corsa al riarmo atomico», dice Melissa Parke, direttrice della Campagna per l’abolizione delle armi nucleari (Ican), che il Nobel lo ha vinto nel 2017 e ha stimato che lo scorso anno le potenze abbiano speso 100 miliardi di dollari per rafforzare i loro arsenali. «Il rischio è il più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale». Conferma l’Orologio dell’Apocalisse, che il panel di esperti ha appena spostato un “tic” più avanti, ad appena 89 secondi dalla mezzanotte della nostra autodistruzione.
«Finora la deterrenza ha funzionato nel contenere l’intensità dei conflitti e la razionalità degli attori ha sempre prevalso», relativizza Antonio Missiroli, senior advisor dell’Ispi e già segretario generale aggiunto della Nato. Ma, aggiunge, ha funzionato in un regime internazionale regolato da trattati che limitavano gli armamenti. «Negli ultimi anni si è molto deteriorato, mentre i mezzi e gli incentivi per acquisire capacità nucleare sono molto maggiori». Il New Start, l’accordo che Stati Uniti e Russia siglarono nel 2010 scade a febbraio, e un rinnovo è impossibile. Trump dice di voler portare Putin e Xi a un tavolo per abolire le armi nucleari, ma il suo unilateralismo fa tremare tutti: in Corea del Sud sette cittadini su dieci sono favorevoli a dotarsene. Nel cenotafio di Hiroshima è scolpita una promessa: «Riposate in pace, il male non si ripeterà».