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Gaza, al voto il piano di Netanyahu di occupare Gaza. E gli Usa vogliono gestire gli aiuti

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L’esecutivo si pronuncerà domani sulla contestata decisione di prendersi tutta la Striscia. Il sito Axios: la Casa Bianca ritiene che “Israele non stia distribuendo i viveri adeguatamente”
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Il piano per prendersi tutta Gaza — l’ultima mossa di Netanyahu per porre fine a un guerra da cui non sa come uscire — sta generando scontri all’interno del governo e degli apparati israeliani. Se si escludono il premier, i suoi fedelissimi e i ministri estremisti Smotrich e Ben-Gvir, l’idea non piace a nessuno. Di sicuro non al Capo di Stato maggiore, il generale Eyal Zamir, che pure non è una colomba ma ha ben chiari i rischi della missione e la stanchezza del suo esercito. Il dibattito pubblico in Israele è concentrato su questo, mentre dagli Stati Uniti arriva l’indiscrezione, apparsa sul ben informato sito Axios, secondo cui Donald Trump vuole prendere il controllo della distribuzione degli aiuti umanitari.

L’occupazione totale della Striscia è stata al centro di una riunione ristretta, convocata da Netanyahu, a cui hanno partecipato lo stesso Zamir e i due ministri Israel Katz (Difesa) e Ron Dermer (Affari strategici). Dopo tre ore, si è conclusa con quelle che fonti qualif…

Il piano per prendersi tutta Gaza — l’ultima mossa di Netanyahu per porre fine a un guerra da cui non sa come uscire — sta generando scontri all’interno del governo e degli apparati israeliani. Se si escludono il premier, i suoi fedelissimi e i ministri estremisti Smotrich e Ben-Gvir, l’idea non piace a nessuno. Di sicuro non al Capo di Stato maggiore, il generale Eyal Zamir, che pure non è una colomba ma ha ben chiari i rischi della missione e la stanchezza del suo esercito. Il dibattito pubblico in Israele è concentrato su questo, mentre dagli Stati Uniti arriva l’indiscrezione, apparsa sul ben informato sito Axios, secondo cui Donald Trump vuole prendere il controllo della distribuzione degli aiuti umanitari.

L’occupazione totale della Striscia è stata al centro di una riunione ristretta, convocata da Netanyahu, a cui hanno partecipato lo stesso Zamir e i due ministri Israel Katz (Difesa) e Ron Dermer (Affari strategici). Dopo tre ore, si è conclusa con quelle che fonti qualificate definiscono «divergenze di opinioni tra la parte politica e il capo dell’esercito». Ma una nota dell’ufficio del primo ministro specifica che il generale ha presentato varie opzioni per espandere la campagna militare, e aggiunge: «Le Israeli defense forces sono pronte ad attuare qualsiasi scelta sarà fatta dal gabinetto di sicurezza politico-militare». Detta altrimenti: Zamir non è d’accordo ma obbedirà.

Netanyahu sottoporrà la sua decisione all’approvazione del governo, probabilmente domani alle 18. L’ordine impartito è di «conquistare i campi centrali della Striscia e Gaza City», vale a dire quelle aree dove l’intelligence militare ritiene che siano tenuti gli ostaggi (20 su 50 sarebbero ancora in vita), motivo per cui finora sono state colpite un po’ meno dai raid. E dove due milioni di palestinesi sfollati sopravvivono nelle tende.

Secondo il quotidiano Yedioth Ahronoth, durante l’incontro preliminare con il capo del governo, Zamir ha chiarito di non aver minacciato di dimettersi. Netanyahu ora è chiamato a spiegare all’opinione pubblica israeliana il motivo della sua mossa, pensata e voluta contro il parere del comandante delle forze armate, il quale ha appena cancellato lo stato di emergenza bellica in vigore dal 7 Ottobre: è assai probabile che il premier farà riferimento ai video scioccanti, diffusi da Hamas, degli ostaggi Evyatar David e Rom Breselavsky, ridotti pelle e ossa.

Attriti si registrano anche anche all’interno del governo israeliano, col ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir che su X scrive: «Il Capo di stato maggiore è tenuto a dichiarare che ripeterà le direttive del livello politico, anche se si decidesse di procedere alla conquista di Gaza». E il suo collega degli Esteri, Gideon Sa’ar che gli risponde: «Il capo dell’Idf è tenuto a esprimere la sua opinione alla classe politica. Non è tenuto alla subordinazione alle decisioni del governo».

A Gaza ieri altri 70 palestinesi uccisi, 52 di loro morti mentre erano nelle vicinanze dei siti della controversa Gaza humanitarian Foundation. Per la prima volta da quando è stato rotto il cessate il fuoco, l’esercito dello Stato ebraico autorizzerà l’ingresso di alcune compagnie private di Gaza per distribuire cibo fresco che manca da mesi. Tuttavia, due funzionari americani e uno israeliano, citati da Axios, rivelano che l’amministrazione Usa intende assumere la gestione degli aiuti «perché Isrele non lo sta facendo adeguatamente». I tre funzionari riferiscono che il Qatar, la Giordania e l’Egitto contribuiranno finanziariamente al progetto, che il presidente Trump ha discusso direttamente col suo inviato in Medio Oriente Steve Witkoff.

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