GERUSALEMME – Incatenati davanti all’ufficio del premier, insieme ad altre centinaia di persone mentre il gabinetto di guerra, oltre recinzioni e mura, decideva quello che temono segnerà il destino dei loro cari. Diversi parenti degli ostaggi ancora a Gaza, venti giovani che le autorità ritengono ancora in vita anche se in condizioni disperate, e degli altri di cui il decesso è stato già accertato, sono scesi in piazza per protestare contro il piano di estendere l’offensiva nella Striscia. L’angoscia sconfinata delle famiglie è stata espressa da Einav Zangauker, madre di Matan. «L’occupazione di Gaza mette a rischio la vita di mio figlio e degli altri 19», ha detto la donna con la voce spezzata. «I nostri figli vivono una Shoah sotto i nostri occhi, è nostro dovere mettere fine alla guerra».
In un’intervista al Canale 12 Zangauker ha accusato il premier Netanyahu di averle mentito quando lo ha incontrato nelle scorse settimane al kibbutz Nir Oz, teatro di uno dei massacri peggior…
GERUSALEMME – Incatenati davanti all’ufficio del premier, insieme ad altre centinaia di persone mentre il gabinetto di guerra, oltre recinzioni e mura, decideva quello che temono segnerà il destino dei loro cari. Diversi parenti degli ostaggi ancora a Gaza, venti giovani che le autorità ritengono ancora in vita anche se in condizioni disperate, e degli altri di cui il decesso è stato già accertato, sono scesi in piazza per protestare contro il piano di estendere l’offensiva nella Striscia. L’angoscia sconfinata delle famiglie è stata espressa da Einav Zangauker, madre di Matan. «L’occupazione di Gaza mette a rischio la vita di mio figlio e degli altri 19», ha detto la donna con la voce spezzata. «I nostri figli vivono una Shoah sotto i nostri occhi, è nostro dovere mettere fine alla guerra».
In un’intervista al Canale 12 Zangauker ha accusato il premier Netanyahu di averle mentito quando lo ha incontrato nelle scorse settimane al kibbutz Nir Oz, teatro di uno dei massacri peggiori del 7 ottobre e da dove Matan fu portato via. «L’ho abbracciato e mi ha promesso che avrebbe raggiunto un accordo per riportare tutti a casa. Ha sfruttato il mio dolore».
Insieme ai parenti degli ostaggi, a Gerusalemme hanno manifestato alcune centinaia di persone, srotolando una gigantesca bandiera di Israele con sopra le foto dei venti superstiti tra i rapiti da Hamas. Migliaia hanno partecipato ad altre proteste in diversi luoghi del Paese, e in particolare a Tel Aviv, dove tra gli altri ha sfilato anche il leader del partito di sinistra Meretz, Yair Golan. «Ci stiamo dirigendo verso la piazza degli Ostaggi per gridare, urlare e richiedere la fine dei combattimenti, la liberazione dei rapiti», ha dichiarato Golan in un video su X girato direttamente dalla manifestazione. «Solo così Israele può riprendersi».
Anche il leader dell’opposizione Yair Lapid, del partito centrista Yesh Atid, ha preso posizione contro il piano di Netanyahu. Commentando le parole del premier in un’intervista a Fox News poco prima della riunione di gabinetto, ha postato: «Ciò che Netanyahu propone è ancora guerra, più ostaggi morti, più soldati uccisi e decine di miliardi di denaro dei contribuenti da riversare nelle illusioni di Ben-Gvir e Smotrich», con un riferimento ai due ministri di estrema destra che chiedono apertamente l’annessione di Gaza per stabilirvi dei nuovi insediamenti israeliani, vent’anni esatti dopo il loro completo smantellamento.
Nel corso della giornata le famiglie degli ostaggi avevano tentato anche un’altra iniziativa per chiedere alle autorità di dare priorità al ritorno dei loro cari, lanciando una “flottiglia” di protesta che è salpata dalla città israeliana di Ashkelon verso il confine marittimo con la Striscia. La fila di dieci barche è rimasta al largo di Gaza per due ore, con i parenti che gridavano messaggi agli ostaggi con gli altoparlanti, lanciando salvagenti in mare come gesto simbolico.
L’opposizione al piano per la conquista totale di Gaza non è stata osteggiata solo dalle famiglie degli ostaggi e da una parte dell’opinione pubblica e dei leader politici. Da giorni si susseguono le voci della contrarietà al piano anche da parte del Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir, che secondo molteplici fughe di notizia sulla stampa si sarebbe più volte scontrato con Netanyahu ed altri ministri sul punto. «La conquista di Gaza trascinerà Israele in un buco nero», avrebbe detto il capo dell’Idf. Nelle ore precedenti al gabinetto, Zamir, ha difeso l’importanza dell’indipendenza professionale nell’offrire alla leadership politica una valutazione sulle opzioni militari a disposizione. «La cultura del disaccordo è parte integrante della storia del popolo israeliano; è una componente vitale della cultura organizzativa dell’Idf», ha dichiarato. «Continueremo a esprimere le nostre posizioni senza timore».