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L’offerta dello zar: Crimea e Donbass per il cessate il fuoco

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Il Cremlino ha presentato una proposta che alletta gli Usa, ma per gli europei e gli ucraini la cessione di territori è inaccettabile
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Quel che Vladimir Putin aveva detto mercoledì al Cremlino all’inviato statunitense Steve Witkoff, fino a ieri sera, per dirla con Moskovskij Komsomolets, «era avvolto nel mistero». «Un minimo assoluto di fatti» e tante speculazioni. La Russia ha inviato «determinati segnali» a Washington, si era limitato a dire il consigliere presidenziale Jurij Ushakov. Mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio si era rallegrato perché, «forse per la prima volta dall’inizio di questa amministrazione», gli Stati Uniti avevano «esempi concreti del tipo di cose che la Russia chiede per porre fine alla guerra». Il nodo, aveva fatto capire, erano i territori. Ora si scopre che Putin avrebbe presentato a Donald Trump «una proposta radicale per il cessate il fuoco in Ucraina» che prevederebbe «importanti concessioni territoriali da parte di Kiev e un impegno per il riconoscimento globale delle sue rivendicazioni in cambio della cessazione dei combattimenti». Una proposta abbastanza allettante da a…

Quel che Vladimir Putin aveva detto mercoledì al Cremlino all’inviato statunitense Steve Witkoff, fino a ieri sera, per dirla con Moskovskij Komsomolets, «era avvolto nel mistero». «Un minimo assoluto di fatti» e tante speculazioni. La Russia ha inviato «determinati segnali» a Washington, si era limitato a dire il consigliere presidenziale Jurij Ushakov. Mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio si era rallegrato perché, «forse per la prima volta dall’inizio di questa amministrazione», gli Stati Uniti avevano «esempi concreti del tipo di cose che la Russia chiede per porre fine alla guerra». Il nodo, aveva fatto capire, erano i territori. Ora si scopre che Putin avrebbe presentato a Donald Trump «una proposta radicale per il cessate il fuoco in Ucraina» che prevederebbe «importanti concessioni territoriali da parte di Kiev e un impegno per il riconoscimento globale delle sue rivendicazioni in cambio della cessazione dei combattimenti». Una proposta abbastanza allettante da aver convinto Trump a incontrare Putin già la prossima settimana, ma su cui i funzionari europei e ucraini informati telefonicamente nutrono «serie riserve».

Stando a una ricostruzione del Wall Street Journal, Putin accetterebbe il cessate il fuoco totale se gli venisse riconosciuta la sovranità sulla penisola di Crimea annessa già nel marzo 2014 e sul Donbass, vale a dire le regioni orientali di Donetsk e Lugansk che rivendica dal settembre 2022. L’esercito ucraino dovrebbe dunque ritirarsi dalle roccaforti che ancora controlla nella regione di Donetsk e, in cambio, Putin sarebbe disposto a congelare la linea del fronte nelle regioni meridionali di Zaporizhzhia e Kherson, anch’esse formalmente annesse nel 2022. Si concluderebbe così quella che Witkoff ha descritto agli interlocutori europei e ucraini come “la prima fase” prevista alla proposta di Putin. «A questa — scrive il Wall Street Journal — seguirebbe una seconda fase in cui Putin e Trump concordino un piano di pace definitivo che verrebbe successivamente negoziato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky». Putin sul piatto metterebbe l’impegno, sancito per legge, a non attaccare l’Ucraina o l’Europa.

L’Europa però dubita della buona fede di Putin. Probabilmente a ragione. Secondo una fonte del Cremlino citata dal media indipendente russo Viorstka, oltre che alla penisola di Crimea, la Russia non può rinunciare a nessuna delle quattro regioni di Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia che dal 2022 considera suoi “nuovi territori”. La loro annessione è stata sancita dalla Costituzione e rinunciare a rivendicare tutto il loro territorio o anche soltanto una parte, secondo la fonte, equivarrebbe a dire che «la Federazione Russa stessa le sta restituendo» a quello che chiama «il “regime nazista di Bandera”». Un compromesso praticabile, come anticipato già mesi fa da fonti russe a Repubblica, sarebbe uno scambio di territori.

Il politologo ed ex consigliere presidenziale Sergej Markov ipotizza che la Russia possa ad esempio cedere le aree ucraine «che controlla nelle regioni di Kharkiv, Sumy, Dnipropetrovsk (dove ci sono accessi in tre punti), Mykolaiv (dove c’è la piccola ma strategicamente molto importante penisola di Kinburn, alla foce del Dnipro nel Mar Nero)» in cambio di una superficie pari nel Donbass, in quella che considera la “variante ultra-minima” di scambio, o di tutti i territori che rivendica ma non ha ancora conquistato, in quella che chiama “variante ultra-massima”. «Lo spazio per la trattativa sullo scambio di territori è enorme», conclude.

La Costituzione ucraina vieta però a Zelensky di autorizzare modifiche territoriali. Il rischio, insomma, è che la proposta di Putin faccia la stessa fine del piano di pace statunitense che Witkoff aveva discusso a Mosca l’11 aprile e poi presentato a Parigi il 17 aprile, ma che era stata in seguito respinto da Kiev e dai suoi alleati. Respingere il piano, come ha dichiarato una fonte ucraina al Wall Street Journal, potrebbe però «fare il gioco di Putin, perché Trump potrebbe incolpare Kiev della prosecuzione dei combattimenti. Inoltre, in tal caso, gli Stati Uniti potrebbero interrompere il sostegno militare all’Ucraina e ritirarsi dal processo diplomatico».

A conti fatti il piano di Putin potrebbe dunque rivelarsi una nuova ammuina per fingere agli occhi di Washington di aver fatto di tutto per volere il dialogo. Del resto, anche la fonte citata da Viorstka osservava che, se pure «tutti i nostri territori fossero ufficialmente liberati, né Zelensky né l’Europa li riconoscerebbero ufficialmente come russi. Sarebbe un’opzione inaccettabile per chiunque, seppure ci fosse qualcun altro al posto di Zelensky. Finora, l’unica opzione “che funziona” è continuare a combattere». Altro che cessate il fuoco o congelamento del conflitto.

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