LONDRA - Fino a poche settimane or sono, Vladimir Putin sembrava in difficoltà. Donald Trump aveva cominciato a criticarlo e perfino a minacciarlo di più severe sanzioni, dopo che nei primi mesi del suo secondo mandato si era atteggiato ad amico del capo del Cremlino. Come se non bastasse, il presidente americano si era riappacificato con Volodymyr Zelensky, dopo il disastroso scontro in diretta tivù con il presidente ucraino alla Casa Bianca in primavera. E per di più le divisioni tra Washington e l'Europa sull'Ucraina, emerse in maniera lampante all'inizio della nuova amministrazione Trump, apparivano almeno in parte rientrate grazie agli sforzi della diplomazia europea di mantenere unita l'Alleanza Atlantica.
Ma negli ultimi giorni il presidente della Russia è riuscito a capovolgere la situazione, raggiungendo un'intesa per un "summit ideale" con Trump, come lo definisce un'analisi del New York Times sulla base di indiscrezioni e commenti di esperti di affari internazionali. Segna…
LONDRA - Fino a poche settimane or sono, Vladimir Putin sembrava in difficoltà. Donald Trump aveva cominciato a criticarlo e perfino a minacciarlo di più severe sanzioni, dopo che nei primi mesi del suo secondo mandato si era atteggiato ad amico del capo del Cremlino. Come se non bastasse, il presidente americano si era riappacificato con Volodymyr Zelensky, dopo il disastroso scontro in diretta tivù con il presidente ucraino alla Casa Bianca in primavera. E per di più le divisioni tra Washington e l'Europa sull'Ucraina, emerse in maniera lampante all'inizio della nuova amministrazione Trump, apparivano almeno in parte rientrate grazie agli sforzi della diplomazia europea di mantenere unita l'Alleanza Atlantica.
Ma negli ultimi giorni il presidente della Russia è riuscito a capovolgere la situazione, raggiungendo un'intesa per un "summit ideale" con Trump, come lo definisce un'analisi del New York Times sulla base di indiscrezioni e commenti di esperti di affari internazionali. Segnalando la disponibilità a uno "scambio di territori" (come lo ha descritto Trump annunciando il vertice del 15 agosto in Alaska), nel recente colloquio al Cremlino con Steve Witkoff, l'emissario tuttofare della Casa Bianca, Putin ha già ottenuto vari risultati. E ora ha diverse opzioni da giocare a proprio vantaggio, quando incontrerà il presidente degli Stati Uniti. Al summit possono esserci sorprese, naturalmente, ma il leader russo, come uno scacchista in una partita che si mette male, ha ribaltato la situazione e aumentato le proprie chances di uscirne bene. Ecco come.
UN RICONOSCIMENTO FORMALE
L'accordo di tenere un vertice con Trump rappresenta in sè un punto a favore per Putin. Ha ricevuto un invito a recarsi negli Stati Uniti, dove non andava da dieci anni: il riconoscimento de facto che non è più un paria sulla scena mondiale, dopo le denunce, le sanzioni e il mandato d'arresto per crimini di guerra n Ucraina da parte della Corte Penale Internazionale dell'Aia (un tribunale che gli Usa non accettano, ma i loro alleati europei sì). Il faccia a faccia lo metterà simbolicamente sullo stesso piano con Trump, sottolineando che sono i due leader militarmente più potenti della Terra. E poiché Trump, avendo promesso ripetutamente di poter concludere la guerra in Ucraina "in un giorno", ha più da perdere da un vertice fallito, Putin può aspettarsi di dover fare minori concessioni.
IL SIMBOLISMO GEOGRAFICO
Anche la scelta dell'Alaska come luogo del summit offre dei vantaggi al presidente russo. Non è una sede neutrale, come sarebbe stato logico: non per nulla alcuni dei vertici più importanti della Guerra Fredda, come quelli tra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov, si svolsero in "campi neutri" come Ginevra, Reykiavic, Malta. Ma l'Alaska, come ha osservato un portavoce del Cremlino, ricorda che Stati Uniti e Russia sono "vicini di casa", nazioni confinanti, di per sè un motivo di interessi comuni. Inoltre, il fatto che un tempo appartenesse alla Russia, prima di essere venduta agli Usa dallo zar Alessandro II nel 1867 per 7 milioni di dollari, può sottolineare la possibilità che una regione cambi tranquillamente Paese: come Putin vuole ottenere con la sua invasione dell'Ucraina. Secondo punto per lui.
IL TERZO UOMO
Altro punto favorevole a Putin: Zelensky non sarà al summit o almeno non è ancora chiaro se ci sarà. Il presidente russo chiaramente non lo vuole. Trump non esclude di invitarlo, ma per ora ha delineato l'ipotesi di un secondo futuro vertice, stavolta a tre, nel quale Putin e Zelensky firmerebbero un eventuale accordo stipulato da Trump e Putin in Alaska. Pure su tale prospettiva, tuttavia, Mosca non ha dato impegni formali, almeno a livello ufficiale. Tenere fuori Zelensky è già una vittoria per Putin.
LE TRE CARTE
Al summit, dicono gli analisti, Putin avrà tre carte da giocare. La prima è un accordo favorevole alle richieste del Cremlino e che Trump riuscirà a imporre a Zelensky. La seconda carta è un accordo favorevole alla Russia e rifiutato dall'Ucraina: a Putin andrebbe bene anche questo, perché scaricherebbe la colpa della mancata intesa su Zekensky e tornerebbe ad allontanare Washington e Kiev. E la terza carta è un nulla di fatto, un modo di guadagnare tempo con una discussione che susciti qualche speranza senza portare a una svolta, per continuare la guerra nella convinzione che Trump e l'Europa non daranno all'Ucraina gli aiuti militari necessari a prolungare all'infinito il conflitto e dunque sarà la Russia alla fine a prevalere.
Andando in Alaska, Putin può dimostrare a Trump la sua buona volontà nel cercare una soluzione e così cercare di evitare altre sanzioni, ben sapendo che il presidente americano le minaccia ma non muore dalla voglia di implementarle. Nel fianco del Cremlino rimane la spina europea, ma un summit inconcludente potrebbe comunque servire ad accentuare le divisioni tra America ed Europa e anche questo sarebbe un punto a favore per Putin.
I DIVERSI OBIETTIVI
Per provare a prevedere come andrà a finire, occorre tenere presente che i due presidenti hanno obiettivi diversi per il summit: Trump vuole la fine della guerra in Ucraina, in un modo o nell'altro, per rivendicare il proprio ruolo di abile mediatore, rilanciare l'ambizione a ottenere il Nobel per la pace e riprendere gli investimenti in Russia; Putin vuole un riposizionamento strategico per la Russia, che includa l'annessione di un quinto dell'Ucraina, l'esclusione dell'ingresso di Kiev nella Nato, il divieto del posizionamento di truppe straniere in Ucraina, la fine delle sanzioni alla Russia. Di fatto, vuole dimostrare, innanzi tutto ai russi, di avere vinto e che valeva la pena invadere un Paese sovrano. Non è detto che riesca nell'intento: un'Ucraina che mantiene l'indipendenza, l'80 per cento del territorio e la prospettiva di un'adesione accelerata all'Unione Europea sarebbe comunque uno scenario ben diverso da quello che aveva in mente il capo del Cremlino quando ordinò l'invasione tre anni fa. Ma Intanto il presidente russo, come scrive il New York Times, è riuscito a uscire dall'angolo e a ottenere il suo "summit ideale".