Trump e Putin in Alaska per il vertice di Ferragosto. Si valuta l’invito a Zelensky
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – Ferragosto in Alaska. È qui che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’omologo russo Vladimir Putin s’incontreranno venerdì, per il vertice ai massimi livelli dove discutere il futuro del conflitto ucraino. E negli Stati Uniti è già polemica: «L’unico posto migliore per Putin, sarebbe stato Mosca», tuona intervenendo a loop su tutte le tv John Bolton, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, dipingendo l’appuntamento già come una vittoria dei russi.
A essere scontenti sono pure i partner europei: che hanno dovuto chiedere tre volte a Steve Witkoff in cosa consistessero davvero le proposte di Putin per arrivare al cessate il fuoco. Perché l’inviato speciale prima aveva parlato di Mosca disposta a ritirarsi dall’area a sud di Zaporizhia e del Kherson in cambio del pieno controllo del Donetsk. Poi, ha detto che in realtà avrebbero solo congelato la linea al fronte. Ma a quanto pare non aveva capito bene: alla fine è emerso che l’unica offerta sul tavol…
NEW YORK – Ferragosto in Alaska. È qui che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’omologo russo Vladimir Putin s’incontreranno venerdì, per il vertice ai massimi livelli dove discutere il futuro del conflitto ucraino. E negli Stati Uniti è già polemica: «L’unico posto migliore per Putin, sarebbe stato Mosca», tuona intervenendo a loop su tutte le tv John Bolton, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, dipingendo l’appuntamento già come una vittoria dei russi.
A essere scontenti sono pure i partner europei: che hanno dovuto chiedere tre volte a Steve Witkoff in cosa consistessero davvero le proposte di Putin per arrivare al cessate il fuoco. Perché l’inviato speciale prima aveva parlato di Mosca disposta a ritirarsi dall’area a sud di Zaporizhia e del Kherson in cambio del pieno controllo del Donetsk. Poi, ha detto che in realtà avrebbero solo congelato la linea al fronte. Ma a quanto pare non aveva capito bene: alla fine è emerso che l’unica offerta sul tavolo era il ritiro unilaterale dell’Ucraina dal Donetsk. E dunque quello dei territori resta il nodo più cruciale da sciogliere. Tanto più dopo che lo stesso Trump ha suggerito «un qualche scambio sul terreno», segnalando la disponibilità degli Usa ad appoggiare le richieste russe.
Il piano è stato immediatamente respinto dall’ucraino Volodymyr Zelensky. Gli europei ieri hanno lavorato a una controproposta, confermando «l’appoggio compatto a Kiev».
Restano però dettagli complicati: dalle garanzie di sicurezza per l’Ucraina al futuro dei beni russi congelati. Insieme alla questione Zelensky: Putin non lo vuole. Ma almeno su questo, The Donald ha rassicurato gli alleati, dicendo di volerlo incontrare subito dopo.
Secondo Nbc, il presidente starebbe valutando anche di invitare comunque l’omologo ucraino in Alaska restando « aperto a un trilaterale». Mosca liquida le critiche europee e mette le mani avanti: «Paesi interessati a proseguire il conflitto faranno sforzi titanici - provocazioni e disinformazione - per far saltare l’incontro programmato», ha accusato il capo negoziatore russo per la ripresa dei rapporti economici con gli Usa, Kirill Dmitriev.
Ad annunciare la sede americana del vertice è stato lo stesso Trump, giovedì sera, con un post sul suo social Truth, senza però offrire ulteriori dettagli. Un’occasione storica, certo. Primo faccia a faccia tra leader dei due paesi dal giugno 2021, quando fu Joe Biden a incontrare Putin, nella sede neutrale di Ginevra. Soprattutto, ritorno del russo in America dal settembre 2015: quando, ai tempi di Barack Obama, partecipò all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
L’Alaska è già stata scenario d’incontri d’altissimo livello. Sempre nel 2021 Biden ricevette ad Anchorage, la città più popolosa di quel territorio ghiacciato per buona parte dell’anno, il presidente cinese Xi Jinping. La location potrebbe essere la stessa. Ma potrebbero anche optare per la capitale Juneau o un qualche resort remoto.
Parlando col media cattolico Ewtn, il Segretario di Stato Marco Rubio – in passato grande sostenitore di Kiev - ha spiegato che gli americani in un certo modo «comprendono cosa vogliono i russi per fermare la guerra. Se noi colmiamo il divario tra ucraini e russi, il presidente può partecipare a qualsiasi tipo di incontro e magari far avvicinare l’accordo». E pure Il senatore Lindsey Graham, il repubblicano della Carolina del Sud grande amico di Trump (e da sempre pro Ucraina), ha difeso l’invito americano: «A chi lo critica per la sua disponibilità a incontrare Putin da noi pur di porre fine al bagno di sangue in Ucraina, ricordo che Reagan incontrò Gorbaciov per porre fine alla Guerra Fredda». Dicendosi fiducioso: «Se Putin insisterà per un accordo inappropriato, Trump se ne andrà. Proprio come Reagan».