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Dai territori alla sovranità, che cosa può ottenere Zelensky dal vertice in Alaska tra Trump e Putin

(afp)

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Tra gli analisti di affari internazionali c’è chi pensa che non è detto che l'Ucraina esca del tutto male dal summit: un'opinione sorretta da un precedente, quello dell'invasione russa della Finlandia
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Cosa può ottenere l'Ucraina dal summit del 15 agosto in Alaska fra Donald Trump e Vladimir Putin? Poco o nulla, secondo l'opinione dominante: un cessate il fuoco, durante il quale proseguire la trattativa su come concludere la guerra. Sarebbe un modo per la Russia di prendere tempo, evitare nuove sanzioni americane, provare di nuovo a dividere l'America dagli alleati europei e da Kiev, per poi eventualmente riprendere il conflitto.

Il precedente finlandese

Ma tra gli analisti di affari internazionali e nel mondo diplomatico circola anche un diverso parere, secondo cui non è detto che l'Ucraina esca del tutto male dal vertice, nonostante il suo presidente Volodymyr Zelensky non vi partecipi. È un'opinione sorretta da un precedente, quello dell'invasione russa della Finlandia, risultata nella "guerra d'inverno" del 1939-'40, nella quale Stalin pensava di fare un boccone del vicino nordico, infinitamente più piccolo e meno armato di Mosca, ma dovette accontentarsi di annettere il 1…

Cosa può ottenere l'Ucraina dal summit del 15 agosto in Alaska fra Donald Trump e Vladimir Putin? Poco o nulla, secondo l'opinione dominante: un cessate il fuoco, durante il quale proseguire la trattativa su come concludere la guerra. Sarebbe un modo per la Russia di prendere tempo, evitare nuove sanzioni americane, provare di nuovo a dividere l'America dagli alleati europei e da Kiev, per poi eventualmente riprendere il conflitto.

Il precedente finlandese

Ma tra gli analisti di affari internazionali e nel mondo diplomatico circola anche un diverso parere, secondo cui non è detto che l'Ucraina esca del tutto male dal vertice, nonostante il suo presidente Volodymyr Zelensky non vi partecipi. È un'opinione sorretta da un precedente, quello dell'invasione russa della Finlandia, risultata nella "guerra d'inverno" del 1939-'40, nella quale Stalin pensava di fare un boccone del vicino nordico, infinitamente più piccolo e meno armato di Mosca, ma dovette accontentarsi di annettere il 15 per cento del territorio finlandese e di porre qualche limite all'appartenenza di Helsinki al blocco occidentale, una situazione che diede vita al termine "finlandizzazione", per indicare un Paese che, pur senza essere diventato un "satellite" della Russia sovietica come le nazioni dell'Europa orientale, non era entrato a fare parte della Nato come quelle dell'Europa dell'Ovest.

Proprio sulla base di quell'esempio, l’attuale presidente della Finlandia, Alexander Stubb, ha recentemente suggerito uno schema per pensare al risultato migliore, e più realistico, che l'Ucraina può aspettarsi dal vertice in Alaska e da possibili ulteriori negoziati. Uno schema che, come riportato da Gideon Rachman, il columnist di politica estera del Financial Times, si può suddividere in tre questioni: indipendenza, sovranità e territorio.

Indipendenza

Il primo punto è che, se l'Ucraina può mantenere la propria indipendenza e la propria democrazia, come riuscí a fare la Finlandia dopo la guerra con la Russia del 1939-'40, avrà già ottenuto un risultato considerevole, tale da potere accettare pur dolorose concessioni territoriali. Occorre ricordare che, quando Putin lanciò l'invasione, i suoi carri armati puntarono direttamente su Kiev: l'obiettivo era spingere Zelensky alla fuga (o ucciderlo) e trasformare l'Ucraina in uno stato vassallo con un governo fantoccio sottomesso a Mosca, se non addirittura annetterla tutta alla Russia.

Sovranità

Il secondo punto non è meno importante. Lo scopo sostanziale di Putin era impedire che un popolo slavo vicino di casa fosse una fiorente democrazia occidentale: a parte la sua visione imperialista dell'ex-Urss, il capo del Cremlino teme che, davanti a un esempio del genere, prima o poi anche i russi desiderino la stessa cosa. L'Ucraina dovrebbe rinunciare a entrare nella Nato, ma la possibilità di entrarci è comunque al momento assai remota: basterebbe l'opposizione quasi certa dell'Ungheria per bloccarla, senza contare che nemmeno Trump appare favorevole.

Rinunciare a qualcosa che non si può avere non è un grande sacrificio, specie se la rinuncia fosse diplomaticamente espressa in modo da non escludere che l'Ucraina in futuro nella Nato possa invece entrarci (come alla fine ha potuto fare la Finlandia). Se poi Kiev potesse aderire in tempi accelerati all'Unione Europea, la sua scelta sovrana di fare parte dell'Occidente verrebbe comunque rispettata, e verosimilmente difesa dalla Ue con lo stesso spirito, se non con le stesse armi, della Nato.

Territorio

Cedere alla Russia la Crimea e la parte del Donbass occupata da Mosca con la prima invasione, quella del 2014, più il resto del Donbass e le zone limitrofe occupate dalle truppe russe nella guerra in corso, sarebbe indubbiamente un'immensa concessione, per di più vietata dalla Costituzione ucraina, come ha ricordato in questi giorni Zelensky. Ciononostante, ben pochi credono che le forze di Kiev possano riconquistare tutti i territori perduti dal 2014 a oggi, nè che Putin sia disposto a darglieli senza combattere.

La chiave, nell'analisi del presidente finlandese Stubb, è la forma di questa cessione territoriale: dovrebbe essere una cessione "de facto", non "de iure", dunque non ufficialmente riconosciuta da Kiev e dalla comunità internazionale. Esistono precedenti anche su questo: l'Occidente non ha mai riconosciuto l'annessione sovietica dei tre Paesi baltici dopo la Seconda guerra mondiale. Ci sono voluti cinquant'anni, ma Lituania , Lettonia, Estonia, dopo il crollo del muro di Berlino e dell'Urss, hanno riottenuto la propria indipendenza (e sono entrati sia nella Ue che nella Nato).

Chi vince e chi perde

Se il summit finisse più o meno così, Zelensky potrebbe sostenere che gli ucraini non hanno combattuto per niente. Sarebbe Putin, piuttosto, a dovere spiegare ai russi se valeva la pena affrontare una guerra, centinaia di migliaia di morti, le sanzioni occidentali, per occupare un 5-10 per cento di Ucraina in più di quello che si era già preso nel 2014.

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