L’Onu dichiara per la prima volta la carestia a Gaza: “Interamente causata dall’uomo”
dal nostro inviato Fabio Tonacci , Paolo MastrolilliE’ ufficiale, a Gaza c’è la carestia. Quello che già da un po’ è sotto gli occhi di tutti, ma che il governo di Israele continua a negare, per la prima volta appare anche nella Classificazione integrata della sicurezza alimentare (Ipc), lo strumento sviluppato anni fa dalla Fao per monitorare le aree di crisi nel mondo, poi divenuto un organismo indipendente a cui partecipano tutti gli attori coinvolti nella sicurezza alimentare e nella lotta alla malnutrizione.
Con un report di 59 pagine appena pubblicato, l’Ipc comunica che il livello 5 (il più alto nella classificazione) è confermato “con ragionevole evidenza” sul territorio del Governatorato di Gaza City. Entro settembre, se non cambieranno le cose, si estenderà a Khan Yunis e Deir al Balah.
“La carestia è interamente causata dall’uomo”, si legge nel report, alla cui estensione hanno contribuito i maggiori esperti internazionali di sicurezza alimentare, le ong, e tutte le agenzie Onu. Tra i donatori dell’Ipc ci sono l’Unione…
E’ ufficiale, a Gaza c’è la carestia. Quello che già da un po’ è sotto gli occhi di tutti, ma che il governo di Israele continua a negare, per la prima volta appare anche nella Classificazione integrata della sicurezza alimentare (Ipc), lo strumento sviluppato anni fa dalla Fao per monitorare le aree di crisi nel mondo, poi divenuto un organismo indipendente a cui partecipano tutti gli attori coinvolti nella sicurezza alimentare e nella lotta alla malnutrizione.
Con un report di 59 pagine appena pubblicato, l’Ipc comunica che il livello 5 (il più alto nella classificazione) è confermato “con ragionevole evidenza” sul territorio del Governatorato di Gaza City. Entro settembre, se non cambieranno le cose, si estenderà a Khan Yunis e Deir al Balah.
“La carestia è interamente causata dall’uomo”, si legge nel report, alla cui estensione hanno contribuito i maggiori esperti internazionali di sicurezza alimentare, le ong, e tutte le agenzie Onu. Tra i donatori dell’Ipc ci sono l’Unione Europea, il Canada, la Germania e la Gran Bretagna. Gli Stati Uniti, da quando è arrivato Trump alla Casa Bianca, non lo sostengono più.
“Dopo 22 mesi di conflitto inarrestabile, più di mezzo milione di persone nella Striscia di Gaza vive in condizioni catastrofiche caratterizzate da fame, indigenza e morte”. Un altro milione, il 54 per cento della popolazione di Gaza, “è in emergenza (livello 4 della classificazione Ipc), 396 mila sono in crisi (livello 3)”. Tra agosto e settembre, gli esperti si aspettano che la situazione peggiorerà, portando il numero dei gazawi più esposti alla fame a 641 mila.
La carestia, scrivono gli osservatori dell’Ipc, oltre ad essere stata provocata interamente dall’uomo, ossia dalla guerra e dalle restrizioni attuate dal governo israeliano per la distribuzione degli aiuti umanitari, come ad esempio il blocco totale per 11 settimane la scorsa primavera, “può essere fermata e può rientrare”. A patto di agire immediatamente. “Il tempo per i dibattiti e le attese è finito, la fame a Gaza è reale e si sta diffondendo velocemente”.
L’Ipc è uno strumento di classificazione, raccoglie dati e analizza circostanze, utili poi agli Stati e alle istituzioni internazionali, come l’Onu, per dichiarare ufficialmente lo stato di carestia. E infatti, appena uscito il report, il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres si è pronunciato in tal senso. “La carestia a Gaza è un disastro creato dall’uomo, non possiamo permettere che continui nell’impunità”. Israele, tramite il Cogat (l’organismo del ministero della Difesa che gestisce i territori occupati e quindi l’ingresso degli aiuti umanitari), respinge le conclusioni del rapporto Ipc. “E’ falso e basato su dati parziali e su informazioni superficiali provenienti da Hamas, un’organizzazione terroristica”.
A fine luglio il presidente americano Trump aveva preso le distanze dal premier israeliano Netanyahu, dicendo che “la fame a Gaza e’ reale”. Il capo della Casa Bianca però non ha commentato la denuncia dell’Onu, e anzi il dipartimento di Stato, su spinta dell’influencer Maga Lara Loomer, ha congelato i visti concessi ai bambini malati di Gaza, che vengono negli Usa con i genitori per curarsi.