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Israele porta 10 influencer a Gaza, e la Striscia diventa “terra piena di cibo e opportunità”

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Mentre alla stampa continua a essere negato l’accesso libero, il governo di Netanyahu chiama dei testimonial per promuovere una narrazione favorevole. “Se c’è la fame è solo colpa delle Nazioni Unite”, è il messaggio unico diffuso sui social
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GERUSALEMME – Vogliono ribaltare la storia con le stories, diffondendo verità posticce via post. Dieci influencer sono stati invitati nella Striscia dal governo di Israele e ne sono usciti con video con effetti grafici, «live from Gaza», l’inquadratura furba, i selfie con gli occhiali da sole davanti ai pacchi di cibo, l’assenza del minimo dubbio, e, naturalmente, il messaggio unico contro i giornalisti «che hanno detto solo falsità».

La notizia è la seguente. Nell’ambito della campagna “Rivelare la verità”, il ministero israeliano per gli Affari della Diaspora ha scelto degli influencer americani e israeliani e li ha portati, questa settimana, a Gaza, al valico di Kherem Shalom.

Tra essi c’erano il conservatore Xaviaer DuRousseau, “il nipote preferito dello Zio Tom” come si definisce, attivista della Generazione Z, (1 milione di follower), l’ebreo americano Jeremy Abramson (450.000 follower), il 16 enne druso israeliano Marwan Jaber (250 mila follower) e altri due noti influencer i…

GERUSALEMME – Vogliono ribaltare la storia con le stories, diffondendo verità posticce via post. Dieci influencer sono stati invitati nella Striscia dal governo di Israele e ne sono usciti con video con effetti grafici, «live from Gaza», l’inquadratura furba, i selfie con gli occhiali da sole davanti ai pacchi di cibo, l’assenza del minimo dubbio, e, naturalmente, il messaggio unico contro i giornalisti «che hanno detto solo falsità».

La notizia è la seguente. Nell’ambito della campagna “Rivelare la verità”, il ministero israeliano per gli Affari della Diaspora ha scelto degli influencer americani e israeliani e li ha portati, questa settimana, a Gaza, al valico di Kherem Shalom.

Tra essi c’erano il conservatore Xaviaer DuRousseau, “il nipote preferito dello Zio Tom” come si definisce, attivista della Generazione Z, (1 milione di follower), l’ebreo americano Jeremy Abramson (450.000 follower), il 16 enne druso israeliano Marwan Jaber (250 mila follower) e altri due noti influencer israeliani.

Lo scopo della missione era nero su bianco, non ci si poteva sbagliare. «Il tour è parte della lotta contro la campagna di Hamas sulla fame che punta a screditare Israele — si legge nel comunicato del ministero, riportato da Haaretz — e per enfatizzare il ruolo delle Onu che si rifiuta di distribuire il cibo». Compito, vedremo, assolto con entusiasmo.

«Se fossi Israele, non fornirei a Gaza neanche un paio di calzini abbinati, ma ecco qui tutti gli aiuti che dicono che non esistono», spiega ai suoi follower Xaviaer DuRousseau, elmetto e giacchetto anti-proiettili, nel video-selfie. «Ora camminate con me», e per un istante appare davanti alla bocca la cannuccia di un bicchiere di frullato. «Sono a Gaza, e tutto quello che vedo è cibo, acqua e opportunità, ma Hamas invece di distribuire gli spaghetti di ramen se li mangia, ed ecco perché i loro leader prendono l’Ozempic». Dal farmaco per dimagrire, l’invettiva passa alle Nazioni Unite: «Portano il cibo per far vedere che fanno qualcosa di produttivo, ma non finiscono mai il lavoro, esattamente come il vostro ex...». Contenuto visualizzato 445 mila volte, 2 mila volte ripostato.

Le Nazioni Unite sono l’obiettivo anche del giovane druso Marwan Jaber, con un post intitolato «Ascoltate la verità da un arabo», dove lo si vede urlare ai pick-up dell’Onu «vergognatevi, non state facendo niente!».

Il giro era organizzato ai piazzali di transito dei carichi di cibo e, per qualcuno, è proseguito sul convoglio della contestata Gaza Humanitarian Foundation, con rapida puntata al centro di distribuzione di Khan Yunis. E’ il caso dell’avvocata di Miami Brooke Goldstein, autrice, filmaker e volto noto della televisione americana, nonché attivista del movimento #EndJewHatred. A quanto risulta, lei ha ricevuto l’invito direttamente dai dirigenti della fondazione che distribuisce il cibo, non rientrava quindi nel gruppo degli influencer convocati del ministero della Diaspora.

Goldstein, direttrice del Lawfare Project che offre servizi legali pro bono alla comunità ebraica, ha pubblicato un video (un migliaio di re-post) a bordo di un mezzo della Ghf e durante la consegna dei pacchi, che in quei pochi secondi di filmato avviene in modo ordinato. «I dati di Israele e di Ghf dimostrano il forte abbassamento dei prezzi dei beni primari dopo il massiccio arrivo di aiuti umanitari a Gaza. I media diffondono notizie false. Ho visto coi miei occhi fornire cibo a 13 mila persone, incluse 3.300 donne e bambini», scrive su Instagram e X.

Prima di lei, solo i giornalisti di Fox News, il canale americano che sostiene Trump, hanno avuto accesso esclusivo a un centro Ghf. Il dubbio che fosse una visita protetta non sfiora Goldstein, né si scomoda a chiedersi cosa sia capitato a quei 1.400 palestinesi uccisi sulle via della fame.

E se non fosse che a Gaza ci sono 62 mila cadaveri, una carestia in corso e 2 milioni di palestinesi intrappolati in una guerra che non finisce, se non fosse che da 22 mesi la stampa internazionale chiede la possibilità di entrare liberamente a Gaza e da 22 mesi le viene risposto di no, se, insomma, non fosse tutto drammaticamente serio e catastrofico, l’effetto di questa social-propaganda sovvenzionata da Israele sarebbe comico. Ma le risate, a Gaza, sono finite.

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