Ritorno a “Istanbul 2022”. A dieci giorni dal vertice di Ferragosto ad Anchorage, in Alaska, tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin, non si va avanti, ma indietro. Si torna al punto di partenza. A quella bozza di pace in Ucraina discussa nella città turca nella primavera del 2022 che era stata respinta da Kiev, ma che Mosca aveva continuato ad additare come possibile base di accordo.
A riportare la discussione al vecchio negoziato nella città sul Bosforo è stato ancora una volta il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Un incontro tra Putin e Volodymyr Zelensky? «Non è mai stato discusso in Alaska», ha ribadito ieri in un’intervista a Nbc. La questione è emersa in seguito, «si potrebbe dire all’improvviso». Senza contare che Zelensky è «illegittimo» perché l’anno scorso non è stato confermato da nuove elezioni allo scadere del suo mandato, ma la Russia lo riconosce come «capo del regime» e Putin è «pronto a incontrarlo» in tale veste «a condizione …
Ritorno a “Istanbul 2022”. A dieci giorni dal vertice di Ferragosto ad Anchorage, in Alaska, tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin, non si va avanti, ma indietro. Si torna al punto di partenza. A quella bozza di pace in Ucraina discussa nella città turca nella primavera del 2022 che era stata respinta da Kiev, ma che Mosca aveva continuato ad additare come possibile base di accordo.
A riportare la discussione al vecchio negoziato nella città sul Bosforo è stato ancora una volta il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Un incontro tra Putin e Volodymyr Zelensky? «Non è mai stato discusso in Alaska», ha ribadito ieri in un’intervista a Nbc. La questione è emersa in seguito, «si potrebbe dire all’improvviso». Senza contare che Zelensky è «illegittimo» perché l’anno scorso non è stato confermato da nuove elezioni allo scadere del suo mandato, ma la Russia lo riconosce come «capo del regime» e Putin è «pronto a incontrarlo» in tale veste «a condizione che questo vertice abbia davvero contenuti sostanziali» e che l’agenda «sia pronta e al momento non lo è affatto». «È necessario — ha detto Lavrov — un processo preparatorio concordato tra le parti. A tal fine, abbiamo proposto di elevare il livello delle delegazioni che si sono incontrate e si incontreranno a Istanbul per affrontare questioni specifiche».
Quello che la Russia propone è di fatto una “Istanbul 2”: stessa città e stesse richieste. Anche sul punto chiave delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, la posizione di Mosca è identica a quella che presentò tre anni e mezzo fa nella città sul Bosforo: a garantire «la sicurezza dell’Ucraina, che deve essere neutrale, non allineata con alcun blocco militare e non nucleare» — ha insistito ieri Lavrov — dovrebbero essere vari Paesi, tra cui i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, inclusa la Russia stessa e l’alleata Cina, nonché la Bielorussia, la Turchia o la Germania. E in caso di escalation, ciascun Paese garante avrebbe il diritto di veto. Condizioni per Kiev inaccettabili.
Il vicepresidente JD Vance si è affrettato a parlare a stretto giro alla stessa tv statunitense Nbc per rassicurare che la Russia ha fatto «concessioni significative» sull’Ucraina e «mostrato flessibilità». Ma il suo intervento è sembrato più un tentativo di convincere l’opinione pubblica che il tappeto rosso srotolato ad Anchorage stia per dare frutti.
Dieci giorni dopo il vertice, a conti fatti, Putin non ha ancora concesso nulla, ma ha finora ottenuto molto: ha schivato le sanzioni minacciate e convinto Trump che il cessate-il-fuoco dev’essere parte di un accordo globale per una pace a lungo termine e che la diplomazia può procedere parallelamente ai combattimenti.
Qualcuno, come la giornalista indipendente Farida Rustamova, vede qualche segnale che «il Cremlino sta seriamente valutando delle concessioni». Primo, Putin ha effettuato 12 telefonate con leader mondiali in vista dell’incontro con Trump e altre 10 in seguito. E, prima e dopo il faccia a faccia, ha tenuto un incontro speciale con i vertici del Paese nella sontuosa Sala dell’Ordine di Santa Caterina del Gran Palazzo del Cremlino dove riunì il Consiglio di Sicurezza prima di lanciare l’Operazione militare speciale in Ucraina.
«È possibile che i due recenti incontri riguardassero, proprio come nel 2022, il tentativo di Putin di stabilire una responsabilità collettiva prima di una decisione importante: in questo caso, concessioni nell’ambito di un accordo di pace», ha osservato Rustamova. Ma gli stessi osservatori più ottimisti come lei ammettono che Putin non è alla disperata ricerca di un accordo qualsiasi. Quello che spera semmai è di cavalcare la fretta pacificatrice di Trump per riuscire a dettare i termini dell’accordo che ha sempre voluto. I termini di “Istanbul 2022”.