NEW YORK – Un vecchio intellettuale nevrotico newyorkese catapultato in un festival del cinema russo in piena guerra, poteva essere lo spunto di un film alla Woody Allen. Invece è la realtà. L’autore di Crimini e misfatti è diventato un caso internazionale, attaccato dal governo ucraino e dagli utenti social per aver preso parte alla Moscow International Film Week, ospite di un regista pro-Putin, Fyodor Bondarchuk.
«Questa partecipazione – ha dichiarato il ministero degli Esteri ucraino – è una vergogna e un insulto agli attori e registi ucraini uccisi o feriti dai criminali di guerra russa. Partecipando a questo festival che unisce sostenitori e portavoce di Putin, Allen ha scelto di chiudere gli occhi di fronte alle atrocità che la Russia commette in Ucraina ogni giorno da undici anni. La cultura non dovrebbe mai essere usata per ripulire i crimini o servire come strumento di propaganda».
Domenica il regista, 89 anni, ha parlato in collegamento video all’evento “Leggende del cinem…
NEW YORK – Un vecchio intellettuale nevrotico newyorkese catapultato in un festival del cinema russo in piena guerra, poteva essere lo spunto di un film alla Woody Allen. Invece è la realtà. L’autore di Crimini e misfatti è diventato un caso internazionale, attaccato dal governo ucraino e dagli utenti social per aver preso parte alla Moscow International Film Week, ospite di un regista pro-Putin, Fyodor Bondarchuk.
«Questa partecipazione – ha dichiarato il ministero degli Esteri ucraino – è una vergogna e un insulto agli attori e registi ucraini uccisi o feriti dai criminali di guerra russa. Partecipando a questo festival che unisce sostenitori e portavoce di Putin, Allen ha scelto di chiudere gli occhi di fronte alle atrocità che la Russia commette in Ucraina ogni giorno da undici anni. La cultura non dovrebbe mai essere usata per ripulire i crimini o servire come strumento di propaganda».
Domenica il regista, 89 anni, ha parlato in collegamento video all’evento “Leggende del cinema”, in cui c’erano registi, direttori della fotografia e attori russi, tra cui Bondarchuk che, come altri ospiti, ha difeso l’invasione russa dell’Ucraina. Il vincitore di quattro Oscar ha analizzato l’impatto dell’intelligenza artificiale, sostenendo che la tecnologia non potrebbe mai superare la letteratura di Dostoevskij, e ricordato la «cupa esperienza» di una visita nella vecchia Urss. Allen ha elogiato il cinema russo e dichiarato di essere pronto a girare in futuro un film in Russia. «Se ci fossero proposte – ha ammesso – mi siederei a pensare quale sarebbe la migliore sceneggiatura, per esempio a quanto sia bello stare a Mosca e San Pietroburgo».
L’entusiasmo del regista, nel mezzo di un conflitto, arriva 50 anni dopo Amore e guerra, ambientato nella Russia delle guerre napoleoniche e dopo una carriera fatta di parodie della letteratura russa, ma questa partecipazione rischia di avere strascichi. «Apparire in un Paese di assassini è una scelta – ha detto la deputata ucraina Kira Rudik – e dovrebbe portare alla fine di qualsiasi carriera internazionale». Sui social molti hanno chiesto di boicottare i suoi film. L’ex ambasciatore polacco in Usa Marek Magierowski l’ha definito «un grande regista ma un essere umano moralmente corrotto». Altri hanno ricordato che l’arte non esiste mai nel vuoto. E la storia non fa sconti neanche a una leggenda.
«Quando si tratta del conflitto in Ucraina, credo fermamente che Putin abbia completamente torto. La guerra che ha causato è tremenda. Ma, qualunque cosa abbiano fatto i politici, non credo che interrompere il dibattito artistico sia mai un buon modo per aiutare». Così Allen, come riporta il Guardian, ha risposto alle dure critiche ricevute.