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A Kiev tra i resti del palazzo dove vivevano le vittime del raid russo: 19 morti, tra cui 4 bimbi

(afp)

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Nella notte un missile russo ha sventrato l’edificio di cinque piani nel quartiere Darnitsya. Tutte le vittime abitavano qui. Ora chi è sopravvissuto è dilaniato tra riconoscimento delle salme e attesa per la sorte dei dispersi. Colpite anche la sede Ue e il British Council. “Così Mosca ci dice che non sta cercando la pace”
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KIEV – Il giovane uomo che piange con la maglietta verde ha appena riconosciuto il corpo senza vita di sua madre. L’hanno estratto da questo palazzo di cinque piani nel quartiere Darnitsya di Kiev, sventrato alle 3,30 di stamattina da un missile russo. “Ha colpito tra il terzo e il quarto piano”, ci racconta il ministro degli Interni Klimenko davanti alle macerie dell’edificio. Un secondo missile ha colpito un parcheggio adiacente. L’ennesima notte infernale di Kiev, sotto il fuoco di ondate successive di droni e missili balistici, ha finora provocato almeno 19 morti ma il conto è in continua evoluzione. Erano tutti in questo palazzo, una riedizione in copia conforme della strage del primo agosto, quando un Iskander russo demolì un palazzo di nove piani uccidendo nel cuore della notte 31 civili ucraini: cinque di loro erano bambini.

Stavolta ci sono già 19 morti accertati e otto dispersi, al momento in cui scriviamo. E i bambini uccisi sono almeno 4: “Una bimba di 2 anni e 10 mes…

KIEV – Il giovane uomo che piange con la maglietta verde ha appena riconosciuto il corpo senza vita di sua madre. L’hanno estratto da questo palazzo di cinque piani nel quartiere Darnitsya di Kiev, sventrato alle 3,30 di stamattina da un missile russo. “Ha colpito tra il terzo e il quarto piano”, ci racconta il ministro degli Interni Klimenko davanti alle macerie dell’edificio. Un secondo missile ha colpito un parcheggio adiacente. L’ennesima notte infernale di Kiev, sotto il fuoco di ondate successive di droni e missili balistici, ha finora provocato almeno 19 morti ma il conto è in continua evoluzione. Erano tutti in questo palazzo, una riedizione in copia conforme della strage del primo agosto, quando un Iskander russo demolì un palazzo di nove piani uccidendo nel cuore della notte 31 civili ucraini: cinque di loro erano bambini.

Stavolta ci sono già 19 morti accertati e otto dispersi, al momento in cui scriviamo. E i bambini uccisi sono almeno 4: “Una bimba di 2 anni e 10 mesi – ci spiega Svitlana Vodolaga del gruppo soccorritori ucraino – due ragazzine di 16 e 17 anni e un maschietto di 14”. Rafik, pensionato arrivato tanti anni fa dal Caucaso, da una spigolatura laterale vicina al punto in cui portano i cadaveri per essere riconosciuti attende notizie di suo figlio Aramis, 40 anni, che non ha riconosciuto in nessuna delle fotografie che gli hanno mostrato. “Sua moglie e i bambini erano scesi nel rifugio e si sono salvati con piccole ferite, lui era rimasto in casa e non sappiamo nulla”, dice con lo sguardo perso paralizzato sui soccorsi. Abitava al quinto piano, sopra il punto di impatto. In un giardinetto adiacente, a una cinquantina di metri da lì, passiamo accanto a qualcosa di macabro seminascosto dall’erba, e avvertiamo la polizia che interviene con gli specialisti. La brutalità della guerra, di cui pagano il conto i civili.

Ma stavolta c’è anche altro, oltre al dolore per queste stragi di civili che appaiono inspiegabili anche se, “laggiù, c’è una fabbrica che hanno già colpito altre volte”, dice Aramis puntando il dito oltre il palazzo in cui viveva suo figlio. Ma la fabbrica è distante almeno un chilometro. “Produceva radio – dice - e ora forse lavorava e forse no”, come tante altre bersagliate di continuo, come la Artem accanto alle cui mura il 28 aprile 2022 un missile sbilenco uccise una giornalista di Radio Liberty, Vera Girich.

Stavolta c’è anche altro rispetto ai morti civili e agli obiettivi militari centrati, come la fabbrica dei droni Bayraktar che secondo il canale telegram “Ucraina Online” sarebbe stata colpita con missili nei dintorni di Kiev subendo “gravi danni”. Sarebbe il quarto attacco allo stabilimento in sei mesi: costruito a partire da febbraio 2024, era pronto all’80% e secondo le informazioni disponibili sarebbe entrato in produzione nel corso dell’anno. Nonostante gli attacchi il progetto andava avanti con investimenti milionari, ed era in corso la formazione del personale.

La produzione dei droni è esattamente il settore strategico in cui Zelensky e Trump hanno definito un accordo che dovrebbe rifornire gli Stati Uniti con una tecnologia che nessuno, oggi, ha affinato più di ucraini e russi. Ieri Zelensky ha annunciato la nomina della nuova ambasciatrice negli Usa affidandole proprio questo specifico incarico, gestire quell’accordo, come prioritario.

C’è di più, dicevamo. Perché stavolta l’attacco notturno ha “colpito sedi della delegazione diplomatica europea a Kiev”, ci racconta Klimenko. “L’Europa non si lascerà intimidire, le aggressioni russe rafforzano semplicemente la nostra volontà di rimanere accanto all’Ucraina e al suo popolo”, dice il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Ma è stata colpita anche la sede del British Council, frequentata comunemente dalle famiglie dei diplomatici del paese che ha maggiormente sostenuto la linea dura nella difesa di Kiev contro la Russia. “E’ un preciso messaggio russo – dice Klimenko – con cui Mosca ci dice che non sta veramente cercando la pace e arriverà comunque e a qualsiasi costo ai risultati che vuole ottenere. Ci dice che ogni tentativo diplomatico, in realtà è solo un modo per prendere tempo continuando a distruggerci”.

E’ difficile considerare un caso l’aver colpito in una sola notte la sede diplomatica della Ue e l’istituzione culturale britannica, proprio nel corso della missione diplomatica che venerdì porterà il capo dell’Ufficio presidenziale Yermak e il segretario del Consiglio per la sicurezza Umerov - i due vertici del team negoziale ucraino – negli Stati Uniti per definire le garanzie di sicurezza. Quelle che i britannici e alcuni paesi Ue sono pronti a offrire inviando soldati direttamente sul terreno, in Ucraina, a difesa di Kiev. E’ l’opzione che Mosca non vuole assolutamente accettare.

“La Russia sta preferendo la balistica al tavolo dei negoziati. Sta scegliendo di continuare le uccisioni invece di porre fine alla guerra – dice Zelensky - e questo significa che non ha ancora paura delle conseguenze. Approfitta del fatto che almeno una parte del mondo sta chiudendo un occhio sui bambini assassinati e sta cercando scuse per Putin. Stiamo aspettando la reazione della Cina che ha ripetutamente chiesto la non espansione della guerra e un cessate il fuoco. Stiamo aspettando la reazione dell'Ungheria”, dice chiedendo “nuove severe sanzioni contro la Russia”.

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