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Terremoto in Afghanistan di magnitudo 6: più di 1100 morti e 3mila feriti. I talebani chiedono aiuto

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Colpita la regione orientale, vicino al confine con il Pakistan. Difficoltà nei soccorsi. “Ospedali al collasso, tanti ancora sotto le macerie”
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Sulle montagne dell’Hindu Kush, non è rimasto quasi più nulla. C’erano un migliaio di case, molte in fango e mattoni, non una è in piedi. «In ogni famiglia c’è un morto o un ferito», racconta all’Afp Gul Mohammed Rassouli, un abitante che ha perso moglie e figli. Metà circa delle persone che vivevano a Wadir erano tornate dal Pakistan, espulse insieme a centinaia di migliaia di afghani che Islamabad non vuole più. È la doppia condanna di un popolo colpito innumerevoli volte da guerre, catastrofi naturali, repressione, migrazioni. L’Afghanistan è uno tra i paesi più poveri al mondo, diventato Stato paria dopo il ritorno al potere dei talebani con un governo autoritario riconosciuto solo dalla Russia.

(afp)

Le vittime

Domenica sera, poco prima della mezzanotte, un terremoto di magnitudo 6.0 ha squassato la provincia di Kunar, vicino alla città di Jalalabad, nell’Afghanistan orientale, uccidendo almeno 1…

Sulle montagne dell’Hindu Kush, non è rimasto quasi più nulla. C’erano un migliaio di case, molte in fango e mattoni, non una è in piedi. «In ogni famiglia c’è un morto o un ferito», racconta all’Afp Gul Mohammed Rassouli, un abitante che ha perso moglie e figli. Metà circa delle persone che vivevano a Wadir erano tornate dal Pakistan, espulse insieme a centinaia di migliaia di afghani che Islamabad non vuole più. È la doppia condanna di un popolo colpito innumerevoli volte da guerre, catastrofi naturali, repressione, migrazioni. L’Afghanistan è uno tra i paesi più poveri al mondo, diventato Stato paria dopo il ritorno al potere dei talebani con un governo autoritario riconosciuto solo dalla Russia.

(afp)

Le vittime

Domenica sera, poco prima della mezzanotte, un terremoto di magnitudo 6.0 ha squassato la provincia di Kunar, vicino alla città di Jalalabad, nell’Afghanistan orientale, uccidendo almeno 1.124 persone e ferendone più di tremila, ma si tratta di un bilancio ancora parziale perché diverse aree non sono state raggiunte dai soccorritori. Il terremoto si è sviluppato piuttosto in superficie, a una profondità di soli 8 chilometri, causando danni maggiori. A Wadir gli aiuti sono arrivati con l’elicottero mentre gli abitanti cercavano di scavare con le pale o con le mani. I soldati hanno trasportato i feriti più gravi negli ospedali di Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, l’altra più colpita insieme a quella di Kunar. È a una quarantina di chilometri ma inerpicarsi per le strade di montagna dove la terra è franata in molti punti è impossibile, per raggiungere alcuni villaggi gli operatori umanitari devono camminare anche 4 o 5 ore. Nurgal, nel Kunar, è stato interamente distrutto. «I bambini sono sotto le macerie. Gli anziani sono sotto le macerie. I giovani sono sotto le macerie», ha detto un abitante del villaggio all’Ap. Sharafat Zaman, portavoce del Ministero della Salute, ha spiegato che molte aree «non sono state in grado di comunicare il numero delle vittime e che si prevede che i numeri cambino». Nove Caring Humans è una delle poche organizzazioni umanitarie che operano in quell’area dell’Afghanistan. La vice-presidente dell’organizzazione, Susanna Fioretti, ha raccontato che «gli ospedali sono al collasso, manca sangue. Molti feriti sono ancora sotto le macerie. Alcuni villaggi non sono ancora stati raggiunti. Le scosse continuano, la gente è terrorizzata e ha un bisogno disperato di cibo, acqua e medicine».

(reuters)

Aiuti difficili

A rendere più difficile la risposta umanitaria è anche il taglio ai finanziamenti per l’Afghanistan determinato da diversi fattori, in primis la decisione di Trump di ridurre i fondi dell’Usaid, la concomitanza di altre crisi internazionali che hanno spinto diversi governi a dirottare i finanziamenti e l’isolamento internazionale dei talebani dovuto alle loro politiche repressive nei confronti delle donne e dei diritti umani. «L’effettiva erogazione degli interventi è stata duramente colpita dai tagli ai finanziamenti di quest’anno, ma anche il numero di persone sul campo è molto inferiore a quello che avremmo avuto sei mesi fa», ha spiegato Kate Carey, vicedirettrice dell’ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari in Afghanistan. Gli aiuti internazionali sono passati dai 3,8 miliardi di dollari del 2022 ai 767 milioni di dollari di quest’anno. L’organizzazione mondiale della Sanità certifica che be 44 cliniche sanitarie nelle province di Nangarhar e Kunar, epicentro del terremoto, hanno «sospeso le operazioni o sono state chiuse quest’anno» a causa dei tagli all’Usaid. Il Programma alimentare mondiale ha un servizio aereo umanitario, ma i tagli «hanno messo fuori servizio l’aereo all’inizio di quest’anno», rivela Carey. I talebani, che hanno imposto restrizioni alle organizzazioni umanitarie per continuare a operare nel paese, chiedono aiuto alla comunità internazionale.

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