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Libia, nuove tensioni: le forze del premier Dbeibah pronte allo scontro con la milizia Rada

(reuters)

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Il primo ministro, sempre più impopolare, ha intanto perso il sostegno della Turchia. Che si è avvicinata al filorusso Haftar
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Nuove tensioni a Tripoli: da alcuni giorni si segnala l’arrivo in città di centinaia di veicoli armati (alcuni dotati di sistemi antiaerei), che giungono dalla città portuaria di Misurata. Di lì è originario Abdel Hamid Dbeibah, premier del governo di “unità nazionale” della Libia, riconosciuto a livello internazionale, che ha sede a Tripoli. Proprio lui si starebbe preparando a un braccio di ferro con Rada, la milizia che controlla l’Est della città (e di cui faceva parte in qualità di comandante anche Osama Najeem, meglio noto come Almasri, al centro di così tante polemiche in Italia). I convogli arrivano da Misurata per sostenerlo in un’eventuale nuova battaglia, dall’esito incerto.

Che cos’è la milizia Rada

È un contesto problematico confermato dalla missione Onu …

Nuove tensioni a Tripoli: da alcuni giorni si segnala l’arrivo in città di centinaia di veicoli armati (alcuni dotati di sistemi antiaerei), che giungono dalla città portuaria di Misurata. Di lì è originario Abdel Hamid Dbeibah, premier del governo di “unità nazionale” della Libia, riconosciuto a livello internazionale, che ha sede a Tripoli. Proprio lui si starebbe preparando a un braccio di ferro con Rada, la milizia che controlla l’Est della città (e di cui faceva parte in qualità di comandante anche Osama Najeem, meglio noto come Almasri, al centro di così tante polemiche in Italia). I convogli arrivano da Misurata per sostenerlo in un’eventuale nuova battaglia, dall’esito incerto.

Che cos’è la milizia Rada

È un contesto problematico confermato dalla missione Onu a Tripoli (Unsmil), che si dice “allarmata delle tensioni e di una mobilitazione militare, che potrebbero portare a uno scontro armato”, come scritto stamani sul suo profilo X. La situazione a Tripoli si è complicata dallo scorso 12 maggio, quando Dbeibah e il suo esecutivo avevano fatto uccidere Abdel Ghani Al-Kikli, detto Gheniwa, leader dell’Apparato di sostegno alla stabilità, un’altra milizia, che in quel modo era stata liquidata. Le forze di Dbeibah, galvanizzate dal successo, erano partite all’attacco pure di Rada, l’ultima fazione che si oppone loro a Tripoli. Ma quei miliziani erano riusciti a bloccare l’attacco. Rada, che è di obbedienza islamica malikista, la parte più radicale del salafismo “quietista” (apolitico), controlla ancora l’Est di Tripoli e in particolare Suk Al-Jomaa, vasta zona dove può beneficiare di un certo sostegno popolare, per aver respinto al di fuori della capitale le ramificazioni libiche dello Stato islamico. E per l’avversità nei confronti dei soprusi che il corrotto governo di Dbeibah infliggerebbe alla popolazione. Il premier, però, sebbene fragilizzato, vuole ora ristabilire l’ordine.

Secondo quanto riportato dal sito di Le Monde, avrebbe trasmesso un ultimatum a Rada, perché trasferisca al suo governo il controllo del proprio quartiere generale nel complesso di Mitiga, vasta base militare che comprende sia il solo aeroporto internazionale ancora in funzione in città che una temuta prigione. La risposta di Rada resta incerta al momento.

Il posizionamento delle forze di Haftar

La situazione è resa ancora più incerta da quanto sta avvenendo, nel frattempo, più a Est. Diversi media libici indicano il movimento verso Ovest (quindi, in direzione della Tripolitania) di truppe dell’Esercito nazionale libico del maresciallo Khalida Haftar, che domina la Cirenaica (Est) e il Fezzan (Sud). Queste truppe si stanno spostando verso Sirte, sulla costa, verso al-Chueref, località della regione di Jufra, nel centro della Libia, e verso Sebha, capoluogo del Fezzan a 750 km a sud di Tripoli. Insomma, Haftar si posiziona, perché potrebbe approfittare del caos in città per inserirsi. Il suo governo a Bengasi ha oggi puntato il dito sulla missione Onu, considerata “la prima responsabile per il rapido deteriorarsi della situazione di sicurezza a Tripoli”. Sostenuto dall’Egitto, dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Russia, il maresciallo ormai si è avvicinato anche alla Turchia. Nel 2019 si era lanciato alla conquista di Tripoli e Dbeibah era stato salvato proprio dal sostegno di gran parte delle milizie della Tripolitania e di Ankara.

Un premier sempre più debole

Oggi, però, il premier ha perso l’appoggio di diverse milizie, come quelle arabe e berbere di Zuara e le altre delle città di Zamiya e di Sabratha, all’ovest di Tripoli. Non solo: anche i turchi gli hanno voltato le spalle. Nel 2020 Ankara aveva salvato il premier con la fornitura dei droni Bayraktar. Ma negli ultimi mesi la Turchia si è appunto riavvicinata ad Haftar, tanto che il capo dell’intelligence di Ankara, Ibrahim Kalin, ha incontrato Haftar il 25 agosto a Bengasi. Venute meno le forniture turche, Dbeibah starebbe acquisendo armi ormai attraverso intermediari ucraini e dell’Azerbaijan.

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