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Il presidente israeliano dal Papa: “Garanzie per i cristiani”. Leone XIV: “Futuro per i palestinesi”

(afp)

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Udienza dopo che l’esercito israeliano ha colpito la parrocchia di Gaza. Il Pontefice evoca la “tragica situazione” nella Striscia: cessate-il-fuoco, restituzione degli ostaggi e soluzione dei due Stati
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Il presidente israeliano Isaac Herzog ha assicurato a papa Leone XIV, che lo ha accolto in Vaticano dopo che nelle scorse settimane l’esercito israeliano ha colpito la parrocchia di Gaza, l’impegno a “garantire la sicurezza e il benessere delle comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente”. Il Pontefice, che ha parlato della “tragica situazione a Gaza”, ha ribadito l’appello per il rilascio degli ostaggi israeliani e un urgente cessate-il-fuoco nella Striscia, e, a quanto riferito da una nota vaticana insolitamente lunga, ha espresso preoccupazione per il “futuro del popolo palestinese” e ribadito la necessità di giungere alla soluzione dei due Stati.

“Israele anela alla pace”

Il presidente Herzog ha scritto su X che Israele “si impegna a garantire la sicurezza e il benessere delle comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente” e chiede il sostegno per “l'immediato rilascio dei rapiti”. Ringraziando il Papa per la “calorosa accoglienza” Herzog sottolin…

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha assicurato a papa Leone XIV, che lo ha accolto in Vaticano dopo che nelle scorse settimane l’esercito israeliano ha colpito la parrocchia di Gaza, l’impegno a “garantire la sicurezza e il benessere delle comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente”. Il Pontefice, che ha parlato della “tragica situazione a Gaza”, ha ribadito l’appello per il rilascio degli ostaggi israeliani e un urgente cessate-il-fuoco nella Striscia, e, a quanto riferito da una nota vaticana insolitamente lunga, ha espresso preoccupazione per il “futuro del popolo palestinese” e ribadito la necessità di giungere alla soluzione dei due Stati.

“Israele anela alla pace”

Il presidente Herzog ha scritto su X che Israele “si impegna a garantire la sicurezza e il benessere delle comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente” e chiede il sostegno per “l'immediato rilascio dei rapiti”. Ringraziando il Papa per la “calorosa accoglienza” Herzog sottolinea che "Israele si sta impegnando in ogni modo possibile per restituire tutti gli ostaggi tenuti in crudele prigionia dagli assassini di Hamas”. Israele, scrive ancora il presidente, “anela al giorno in cui i popoli del Medio Oriente – i figli di Abramo – vivranno insieme in pace, collaborazione e speranza. I leader religiosi e coloro che scelgono percorsi pacifici devono unirsi nel chiedere l'immediato rilascio dei rapiti, come primo e fondamentale passo verso un futuro migliore per l'intera regione”.

Inoltre, “lo Stato di Israele, impegnato a garantire la libertà religiosa a tutti i credenti e determinato a continuare a lavorare per la pace, la tranquillità e la stabilità in tutta la regione, è orgoglioso della sua comunità cristiana e si impegna a garantire la sicurezza e il benessere delle comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente, nonché a preservare il loro posto unico”. Herzog elogia Leone XIV per la sua leadership “nella lotta contro l'odio e la violenza e nella promozione della pace nel mondo”.

“Garantire un futuro per i palestinesi”

“Nel corso dei cordiali colloqui con il Santo Padre e in Segreteria di Stato”, si legge in un comunicato cesellato fino all’ultimo e diramato a inizio pomeriggio dalla Santa Sede, “è stata affrontata la situazione politica e sociale del Medio Oriente, dove persistono numerosi conflitti, con particolare attenzione alla tragica situazione a Gaza”. Se in passato le note vaticane riferivano di quanto discusso tra i capi di Stato ricevuti dal Papa e la Segreteria di Stato, oggi la nota specifica che quanto riferito è frutto anche del colloquio con il Papa in persona. “Si è auspicata”, sottolinea la Santa Sede, “una pronta ripresa dei negoziati affinché, con disponibilità e decisioni coraggiose, nonché con il sostegno della comunità internazionale, si possa ottenere la liberazione di tutti gli ostaggi, raggiungere con urgenza un cessate-il-fuoco permanente, facilitare l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari nelle zone più colpite e garantire il pieno rispetto del diritto umanitario, come pure le legittime aspirazioni dei due popoli.

"Si è parlato di come garantire un futuro al popolo palestinese”, sottolinea la nota, “e della pace e stabilità della Regione, ribadendo da parte della Santa Sede la soluzione dei due Stati, come unica via d’uscita dalla guerra in corso. Non è mancato un riferimento a quanto accade in Cisgiordania e all’importante questione della Città di Gerusalemme. Nel prosieguo dei colloqui”, conclude la nota, “si è convenuto sul valore storico dei rapporti tra la Santa Sede e Israele e sono state affrontate anche alcune questioni riguardanti i rapporti tra le Autorità statali e la Chiesa locale, con particolare attenzione all’importanza delle comunità cristiane e al loro impegno in loco e in tutto il Medio Oriente, a favore dello sviluppo umano e sociale, specialmente nei settori dell’istruzione, della promozione della coesione sociale e della stabilità della regione”.

Misure di sicurezza

La visita di Herzog in Vaticano è durata in tutto due ore e tre quarti e il presidente israeliano ha anche visitato la Biblioteca vaticana. Intorno a piazza San Pietro sin dalla mattina presto sono state assunte imponenti misure di sicurezza e sono stati rafforzati i controlli lungo tutta via della Conciliazione, creando non pochi disagi alle persone che ogni giorno vanno a lavorare in Vaticano. Dopo il Papa il presidente israeliano è stato ricevuto dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, affiancato dal ministro degli Esteri della Santa Sede, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher.

(ansa)

Querelle sull’invito

Ad annunciare l’udienza è stato nei giorni scorsi l’ufficio della presidenza israeliana, menzionando che Herzog era stato invitato dal Papa. “E’ prassi della Santa Sede acconsentire a richieste di udienza rivolte al Pontefice da parte di Capi di Stato e di Governo”, ha precisato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni: “Non è prassi rivolgere loro inviti”.

Anniversario del 7 ottobre

Israele guarda all'approssimarsi del secondo anniversario dell'attentato terroristico del 7 ottobre. Il 25 ottobre, inoltre, ricorrerà anche il 60esimo anniversario della dichiarazione conciliare Nostra aetate che ha segnato una svolta nei rapporti tra Chiesa cattolica e ebraismo.

Dissapori con Francesco

E’ la seconda volta che Herzog incontra Leone dopo un breve saluto a margine della messa di inizio pontificato, il 18 maggio. Il presidente israeliano non aveva invece partecipato ai funerali di Francesco, un Papa con cui il governo israeliano di Benjamin Netanyahu ha avuto diversi dissapori a causa della guerra a Gaza.

Appelli papali

Se non ha mantenuto l’abitudine adottata da Francesco fino ai suoi ultimi giorni di vita di chiamare al telefono ogni sera la parrocchia di Gaza, Prevost ha nondimeno pronunciato più volte parole molto chiare riguardo alla situazione nella Striscia. “Torno oggi a rivolgere un forte appello sia alle parti implicate che alla comunità internazionale affinché si ponga termine al conflitto in Terra Santa, che tanto terrore, distruzione e morte ha causato”, ha detto da ultimo all’udienza generale del 27 agosto: “Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate-il-fuoco permanente, si faciliti l'ingresso sicuro degli aiuti umanitari e venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l'obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione”. Il Papa nato a Chicago ha fatto proprio un appello dei patriarchi cattolico e ortodosso di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa e Teofilo III, di "porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone”.

La parrocchia di Gaza

La Santa Sede, in particolare, è preoccupata per il rischio che la parrocchia della Sacra famiglia di Gaza, guidata dal sacerdote argentino Gabriel Romanelli, che dà rifugio a circa 500 persone e diversi malati, venga evacuata nel quadro dell’operazione militare avviata dall’esercito israeliano per prendere il controllo di Gaza City. La diplomazia vaticana, tuttavia, ha più volte ribadito che la propria preoccupazione non riguarda solo i cristiani ma tutta la popolazione della Striscia, sottoposta da due anni a continui bombardamenti e ordini di evacuazione. Il 17 luglio l’esercito israeliano ha colpito la parrocchia di Gaza: sono morte tre persone e sono stati feriti il parroco e alcuni fedeli. Il governo israeliano ha parlato di un errore, l’episodio ha suscitato un’ondata di indignazione in tutto il mondo e il premier israeliano Netanyahu ha telefonato al Papa.

Lo Stato di Palestina

La Santa Sede ha riconosciuto già dieci anni fa lo Stato di Palestina, con una decisione che all’epoca suscitò l’irritazione del governo israeliano. “Per noi quella è la soluzione”, ha sottolineato di recente il cardinale Parolin, “cioè il riconoscimento dei due Stati, che vivano vicini l’uno all’altro in autonomia ma anche in collaborazione e sicurezza”.

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