«Siamo pronti», dice Emmanuel Macron accogliendo Volodymyr Zelensky all’Eliseo. Il presidente francese ribadisce che la coalizione degli alleati di Kiev è pronta a offrire garanzie di sicurezza per una «pace robusta e duratura». Ma l’orizzonte resta incerto. «Purtroppo non abbiamo segnali che la Russia voglia porre fine a questa guerra», sottolinea il leader ucraino, salutando però una ritrovata «unità tra Europa e americani che aiuterà a fare pressione su Mosca per aprire la strada a una soluzione diplomatica».
Gli scambi tra europei sul piano per Kiev, sottolinea Macron, sono i primi «con questo livello di intensità ed efficacia». I possibili contributi dei vari governi — una trentina di paesi — sono sta…
«Siamo pronti», dice Emmanuel Macron accogliendo Volodymyr Zelensky all’Eliseo. Il presidente francese ribadisce che la coalizione degli alleati di Kiev è pronta a offrire garanzie di sicurezza per una «pace robusta e duratura». Ma l’orizzonte resta incerto. «Purtroppo non abbiamo segnali che la Russia voglia porre fine a questa guerra», sottolinea il leader ucraino, salutando però una ritrovata «unità tra Europa e americani che aiuterà a fare pressione su Mosca per aprire la strada a una soluzione diplomatica».
Vertice volenterosi, Merz solo in videocollegamento: irritato per la fuga in avanti di Von der Leyen
Gli scambi tra europei sul piano per Kiev, sottolinea Macron, sono i primi «con questo livello di intensità ed efficacia». I possibili contributi dei vari governi — una trentina di paesi — sono stati confermati ieri «a livello confidenziale», aggiunge, in una riunione dei ministri della Difesa che fa seguito alle consultazioni tra i capi di Stato maggiore. Il nuovo vertice della coalizione dei volenterosi a Parigi puntava a chiudere e presentare il piano ma non è detto che succeda. La sfida per Macron è preservare l’unità degli europei dopo le dichiarazioni di Ursula von der Leyen su una forza multinazionale di pace in Ucraina, che hanno provocato l’ira del cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Secondo l’Eliseo si tratterebbe di mandare su territorio ucraino poche decine di migliaia di uomini, «con lo scopo di inviare un segnale strategico a Mosca». I consiglieri di Macron evocano i precedenti storici della Corea, dove la presenza militare americana rappresenta da decenni un deterrente per Pyongyang. Parigi esclude invece un coinvolgimento diretto delle forze occidentali nello spazio aereo ucraino: «Nessuno vuole correre il rischio di una guerra con la Russia che comporterebbe conseguenze ancora più gravi».
In realtà, la Germania, come l’Italia e molti altri paesi della coalizione, aspettano di capire cosa farà la Casa Bianca. Per ufficializzare le garanzie di sicurezza a Kiev serve il via libera di Donald Trump. Il leader Usa si collegherà nel pomeriggio con Parigi, al termine della riunione. «Speriamo di discutere di nuove sanzioni» contro la Russia, ha detto Zelensky, proprio nel giorno in cui Vladimir Putin lo ha invitato a Mosca, proposta immediatamente bollata da Kiev come «inaccettabile».
Mentre Putin ha promesso di raggiungere i suoi obiettivi «militarmente» se falliranno i negoziati di pace, il presidente americano continua a inviare segnali contraddittori agli alleati europei. Trump aveva evocato la possibilità di partecipare alla garanzie di sicurezza durante la riunione a Washington con sei leader europei e il segretario generale della Nato Mark Rutte, senza però fornire dettagli. Quel sostegno dovrebbe concretizzarsi in forme diverse — intelligence, supporto logistico, comunicazioni — ma senza truppe americane sul terreno. L’Eliseo insiste che i paesi europei hanno raccolto «sufficienti contributi» per dimostrare la loro volontà di assumersi responsabilità, «a condizione che gli Stati Uniti facciano lo stesso», cioè fornendo il backstop richiesto da diversi governi e mantenendo la pressione su Mosca per il cessate il fuoco. L’incertezza sulla linea di Washington ha aumentato la prudenza di altri leader, a cominciare da Merz e Giorgia Meloni, che parteciperanno solo da remoto, senza recarsi a Parigi. Intanto l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, è atterrato ieri nella capitale francese alla vigilia del summit, senza che la sua partecipazione sia stata ancora ufficializzata.