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Colloqui segreti tra Usa e Taiwan in Alaska alla vigilia della grande parata di Pechino

Esercitazioni cinesi intorno a Taiwan 

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Il Financial Times rivela di un incontro tra funzionari americani e taiwanesi prima del summit tra Trump e Putin in Alaska. La segretezza per non pregiudicare i negoziati con la Cina per arrivare a un accordo commerciale e a un summit con Xi
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LONDRA – Dopo quello fra Trump e Putin del 15 agosto, c’è stato un altro summit in Alaska nei giorni scorsi, ma i partecipanti l’hanno tenuto segreto. Questa volta vi hanno preso parte Stati Uniti e Taiwan. Rivelato stamani da fonti anonime al Financial Times, l’incontro si è svolto pochi giorni prima della grande parata militare in Cina davanti agli autocrati di mezzo mondo. Ma la segretezza dell’evento, e il livello delle delegazioni, sembrano un omaggio di Washington a Pechino più che una prova di fedeltà della Casa Bianca all’impegno di difendere il governo di Taipei nel caso di un attacco cinese.

Gli Usa erano rappresentati da Jed Royal, il maggior funzionario del Pentagono per l’area dell’Indo-Pacifico, e Taiwan da Hsu Szu-chien, viceconsigliere per la sicurezza nazionale. L’agenda del colloquio non è stata resa nota, ma evidentemente riguardava l’aspirazione della Repubblica Popolare Cinese ad annettere formalmente l’isola su cui accampa diritti, che considera parte del propri…

LONDRA – Dopo quello fra Trump e Putin del 15 agosto, c’è stato un altro summit in Alaska nei giorni scorsi, ma i partecipanti l’hanno tenuto segreto. Questa volta vi hanno preso parte Stati Uniti e Taiwan. Rivelato stamani da fonti anonime al Financial Times, l’incontro si è svolto pochi giorni prima della grande parata militare in Cina davanti agli autocrati di mezzo mondo. Ma la segretezza dell’evento, e il livello delle delegazioni, sembrano un omaggio di Washington a Pechino più che una prova di fedeltà della Casa Bianca all’impegno di difendere il governo di Taipei nel caso di un attacco cinese.

Gli Usa erano rappresentati da Jed Royal, il maggior funzionario del Pentagono per l’area dell’Indo-Pacifico, e Taiwan da Hsu Szu-chien, viceconsigliere per la sicurezza nazionale. L’agenda del colloquio non è stata resa nota, ma evidentemente riguardava l’aspirazione della Repubblica Popolare Cinese ad annettere formalmente l’isola su cui accampa diritti, che considera parte del proprio territorio sin dalla sua fondazione nel 1949 (durante la Seconda guerra mondiale, quando apparteneva alla Cina nazionalista, era stata invasa dal Giappone), e il patto militare con cui gli Usa sono impegnati a difendere Taiwan in caso di attacco.

Il segretissimo vertice in Alaska, tuttavia, è avvenuto dopo l’annullamento di un incontro a più alto livello originariamente previsto per giugno a Washington tra Edward Colby, il viceministro americano della Difesa, e Wellington Koo, il ministro della Difesa di Taiwan. All’ultimo minuto, l’amministrazione Trump aveva cancellato l’appuntamento, citando come motivazione ufficiale i preparativi per i raid aerei Usa in Iran. Ma le indiscrezioni suggerivano un’altra ragione: la prima visita in assoluto di un ministro della Difesa di Taiwan a Washington avrebbe sicuramente irritato Pechino e compromesso le trattative per un summit fra Trump e il presidente cinese Xi Jinping per risolvere la disputa commerciale e altre questioni che hanno peggiorato le relazioni fra i due Paesi.

Come mossa riparatrice, alla vigilia di una parata militare a Pechino vista come una riaffermazione dei diritti storici della Cina su Taiwan, la Casa Bianca ha dato via libera all’incontro dei giorni scorsi in Alaska. Sede scelta non tanto per fare il bis del summit Trump-Putin, affermano le fonti del quotidiano britannico, quanto perché molto remota, dunque ideale per mantenere la segretezza, e molto distante dall’area della capitale, in modo che, quando la notizia fosse trapelata, non sarebbe stata interpretata da Pechino come un insulto alle sue relazioni con gli Stati Uniti.

Il declassamento del colloquio, commentano gli esperti, è l’ulteriore indizio che Trump ha probabilmente ordinato ai suoi consiglieri e ministri di non fare nulla che pregiudichi i negoziati con la Cina per arrivare a un accordo commerciale e a un summit con Xi. Il timore del governo di Taipei è che il presidente americano, apparentemente indifferente alla sorte di Taiwan e propenso a stringere patti con gli autocrati, sia pronto a una “grande intesa globale” con Xi che includa il riconoscimento dei diritti della Cina sull’isola. Il summit Trump-Xi, scrive il Financial Times, potrebbe avvenire in ottobre a Pechino.

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