Attacco record su Kiev, l’ultimatum di Mosca per fermare i raid ucraini sulle raffinerie
di Gianluca Di FeoDi nuovo Kiev, prendendo di mira per la prima volta il palazzo dei ministri, risparmiato finora in tre anni e mezzo di guerra. E oltre alla capitale anche Odessa, Dnipro, Zaporizhzhia, bombardate con oltre ottocento droni e tredici missili cruise. Il ritmo degli attacchi russi aumenta, con una quantità inesauribile di ordigni che si abbattono pure sui palazzi. E porta a chiedersi perché Vladimir Putin lanci questa sfida aperta mentre gli Stati Uniti cercano - almeno nelle dichiarazioni ufficiali - di tenere vivo il percorso di pace e l’Europa aumenta il suo sostegno all’Ucraina. Cosa spinge il Cremlino a rischiare di indispettire Donald Trump e compromettere il feeling con la Casa Bianca?
C’è una prima risposta, che nasce da un’esigenza cruciale e che può avere determinato l’incursione simbolica contro gli uffici del governo. Questo raid viene infatti interpretato come un “ultimo avvertimento” al presidente Zelensky prima di passare ad armi addirittura più distruttive e vuole spi…
Di nuovo Kiev, prendendo di mira per la prima volta il palazzo dei ministri, risparmiato finora in tre anni e mezzo di guerra. E oltre alla capitale anche Odessa, Dnipro, Zaporizhzhia, bombardate con oltre ottocento droni e tredici missili cruise. Il ritmo degli attacchi russi aumenta, con una quantità inesauribile di ordigni che si abbattono pure sui palazzi. E porta a chiedersi perché Vladimir Putin lanci questa sfida aperta mentre gli Stati Uniti cercano - almeno nelle dichiarazioni ufficiali - di tenere vivo il percorso di pace e l’Europa aumenta il suo sostegno all’Ucraina. Cosa spinge il Cremlino a rischiare di indispettire Donald Trump e compromettere il feeling con la Casa Bianca?
C’è una prima risposta, che nasce da un’esigenza cruciale e che può avere determinato l’incursione simbolica contro gli uffici del governo. Questo raid viene infatti interpretato come un “ultimo avvertimento” al presidente Zelensky prima di passare ad armi addirittura più distruttive e vuole spingere gli ucraini a interrompere l’offensiva contro le raffinerie, che dall’inizio di agosto sta mettendo in crisi la capacità russa di produrre e distribuire carburante.
Ogni notte i droni del servizio segreto di Kiev - il Gur del generale Budanov - vanno a colpire gli impianti e le ultime stime ritengono che la fornitura di combustibile sia stata amputata di oltre un quinto: alcune fonti ipotizzano addirittura del 23 per cento. Sono incursioni che non possono venire nascoste alla cittadinanza russa, sia perché generano incendi colossali, visibili nelle città industriali del Paese, ma soprattutto perché la benzina comincia a scomparire dalle stazioni di servizio - seppure in poche zone - e i prezzi hanno toccato ovunque livelli record. Tutti sono consapevoli dell’effetto di questi assalti ucraini, che portano così la guerra nella vita dell’intera popolazione.
La scorsa notte i droni si sono abbattuti sulla raffineria di Ilsky, nella regione di Krasnodar, centrando con precisione la struttura chiave per trasformare il petrolio in benzina: ci vorranno molti giorni, forse settimane, per rimetterla in funzione e si tratta di un impianto da sei milioni e mezzo di tonnellate l’anno. E’ un’operazione pianificata per lasciare a secco la Russia: ieri è stata nuovamente distrutta pure la stazione 8-N di Naitopovychi, nel distretto di Belgorod, che pompa combustibile dalla Bielorussia: anche la possibilità di sostituire le perdite con il soccorso di Minsk è stata compromessa. E’ il secondo bombardamento della N-8, che era stata appena riparata dai tecnici russi.
Da inizio agosto sono state incendiate oltre quindici raffinerie, anche a mille chilometri dalla frontiera. La grande ondata di droni e missili che la scorsa settimana ha devastato Kiev, uccidendo ventisette civili e ferendone un centinaio, non ha intimidito il governo Zelensky. Così c’è stato un altro messaggio di fuoco, con l’ordigno sulla sede dei ministeri. Il prossimo potrebbe essere ancora più pesante: le fabbriche russe sfornano ordigni in quantità crescente e il Cremlino ha più volte vagheggiato l’impiego dei colossali Oreshnik a testata multipla, scagliati lo scorso ottobre contro la zona industriale di Dnipro.
I raid ucraini sulle raffinerie hanno anche un significato militare: riducono le scorte delle forze che stanno aumentando la pressione su tutta la linea del fronte. Kiev teme che stia scattando una manovra su larga scala per espugnare le città fortezza del Donetsk e aprire un varco nella pianura di Zaporizhzhia. E, dopo mesi di assenza, da una settimana le truppe russe sono tornate ad andare alla carica con alcune colonne di mezzi corazzati: affondi respinti, che sembrano però la prova generale di una offensiva di tank.
Ci si aspetta una spallata di Mosca contro le difese, tentando di infliggere un colpo decisivo entro ottobre e non restare impantanata in un conflitto di logoramento. Le incursioni di droni e missili ucraini - inclusi i nuovissimi Flamingo costruiti con il contributo di diversi Paesi europei - cercano pure di ostacolare i rifornimenti dell’armata: si accaniscono nelle retrovie contro i depositi di combustibile e gli snodi ferroviari, indispensabili per la logistica delle forze di invasione.
Tutto questo finora non ha influito sulla Casa Bianca, che non muta atteggiamento verso il Cremlino e non intende incrementare gli aiuti bellici a Kiev. Il conflitto ucraino non interessa più agli Stati Uniti: ieri la prima direttiva del neo segretario della Guerra Pete Hegseth è stata ridefinire le strategie del Pentagono, passando dal confronto con Russia e Cina alla difesa del continente americano. Washington finora non ha neppure formalizzato le garanzie di sicurezza chieste dal presidente Zelensky per procedere nei negoziati nati dal summit di Ferragosto tra Trump e Putin. Il futuro dell’Ucraina ormai dipende solo dall’Europa: una situazione che sembra rassicurare Mosca nel proseguire i piani di guerra e seminare morte sulle città.