KIEV – Non è stata l’ennesima notte infernale, è stata la peggiore da tre anni e mezzo di guerra. Per fortuna non nel bilancio delle vittime - ci sono state decine di stragi più gravi - ma certo nei numeri e nei simboli; nella quantità che pareva infinita di droni e missili scagliati contro l’Ucraina, diretti nelle sue città. Ottocentodiciotto oggetti volanti esplosivi lanciati in una sola notte, tutto il Paese sotto attacco in ripetuti stormi, da Kiev a Odessa, da Dnipro a Kryvyj Rih e Zaporizhya. Le mappe dei radar sono un incubo senza precedenti: disegnano un tetto di droni in volo che ricopre il Paese. Sui siti di monitoraggio arrivano i primi riscontri, esplosioni e fumo, lampi di fuoco e l’eco degli allarmi, l’avvertimento continuo di restare al coperto, di chiudersi in rifugio.
La rete di monitoraggio aveva avvertito per tempo che sarebbe stata una notte lunga e difficile. Ne avevano colti i segnali preliminari, come il volo dei droni ricognitori. Ma non è stata solo un in…
KIEV – Non è stata l’ennesima notte infernale, è stata la peggiore da tre anni e mezzo di guerra. Per fortuna non nel bilancio delle vittime - ci sono state decine di stragi più gravi - ma certo nei numeri e nei simboli; nella quantità che pareva infinita di droni e missili scagliati contro l’Ucraina, diretti nelle sue città. Ottocentodiciotto oggetti volanti esplosivi lanciati in una sola notte, tutto il Paese sotto attacco in ripetuti stormi, da Kiev a Odessa, da Dnipro a Kryvyj Rih e Zaporizhya. Le mappe dei radar sono un incubo senza precedenti: disegnano un tetto di droni in volo che ricopre il Paese. Sui siti di monitoraggio arrivano i primi riscontri, esplosioni e fumo, lampi di fuoco e l’eco degli allarmi, l’avvertimento continuo di restare al coperto, di chiudersi in rifugio.
La rete di monitoraggio aveva avvertito per tempo che sarebbe stata una notte lunga e difficile. Ne avevano colti i segnali preliminari, come il volo dei droni ricognitori. Ma non è stata solo un incubo prolungato finito solo in mattinata inoltrata, quando già arrivavano i primi resoconti su “qualcosa colpito nel quartiere governativo”, nella cittadella delle istituzioni ucraine finora mai toccate direttamente. E’ stata l’avvio di una nuova escalation simbolica: quel “qualcosa” lo ha mostrato più tardi la prima ministra Yulia Svyrydenko, pubblicando le prime foto del palazzo del Governo sormontato da una colonna di fumo, e i danni al suo interno. E’ il cuore delle istituzioni civili ucraine, ma è anche il simbolo di un potere esecutivo che Mosca denigra come “nazista”, e di cui contesta la legittimità per non essersi rinnovato con le elezioni impossibili sotto legge marziale. Lo contesta ma non lo aveva mai colpito. Il tetto e i piani superiori sono danneggiati: “I soccorritori stanno spegnendo l’incendio” dice la premier: “Ricostruiremo gli edifici, ma le vite perdute non possono essere recuperate. Il nemico terrorizza e uccide la nostra gente ogni giorno in tutto il Paese. Il mondo deve rispondere con i fatti”.
Probabilmente non è stato un colpo diretto, ma l’effetto di un abbattimento difensivo. Quando si spedisce un drone d’attacco imbottito d’esplosivo a sorvolare le istituzioni di un altro Paese sotto attacco, però, si accetta il rischio di colpirle; e certamente Mosca ne ha valutato le eventuali conseguenze. Il palazzo del governo è a meno di un chilometro dall’ufficio del presidente Zelensky, che il presidente Putin ha appena invitato provocatoriamente a Mosca per trattare la pace. Atto volontario o meno, mettere a fuoco e fumo il palazzo del governo di Kiev è abbattere un argine simbolico mai violato da nessuna delle due parti in guerra, che pure seppellendo centinaia di migliaia di cittadini non si erano mai colpite direttamente al cuore istituzionale e nei centri decisionali. Già circolano le invocazioni degli ucraini infuriati a restituire l’affronto a Mosca.
A notte fonda nei rifugi, nei garage e nelle case ucraine non si dorme ma si consultano le app di monitoraggio, si spera inutilmente finisca presto. Il rumore dei droni e delle esplosioni toglie il fiato, ma non è di questo che a giorno fatto si parlerà nei bistrot, quando finalmente è finita davvero, tra un cappuccino e un dolcetto della domenica. “Li hai sentiti i missili?”. “Cavoli, li ho sentiti eccome, ci sono volati sulla testa, un rumore fortissimo e poi il botto, non so dove sono finiti”. Dialoghi fotocopia ovunque, a Kiev. I missili sono arrivati dopo l’alba, con le prime luci del giorno a illuminare il cielo della capitale. Molti erano tornati a dormire perché l’allarme aereo era finito poco prima, c’è stata una breve pausa. Giusto il tempo d’addormentarsi ma è tornato l’allarme, tanti si sono rigirati sul cuscino devastati da una notte insonne; ma quando il boato dei missili in volo ha squarciato il silenzio, sono saltati inevitabilmente giù dal letto e ora è il racconto individuale che ci si scambia per esorcizzare il pericolo scampato.
E non tutti sono scampati. A Kiev ci sono due morti, una mamma 32enne e un bimbo di due mesi, concepito e nato e morto sotto una maledetta guerra che non si riesce a far finire. Anzi è sempre peggio. Ieri sono stati abbattuti 747 droni, secondo il calcolo degli ucraini, ma un drone abbattuto non vuol dire pericolo evitato perché da qualche parte cade, con il suo ventre di fuoco, ed è una roulette russa in cui chiunque sia in Ucraina è costretto a giocare. Secondo la Difesa di Kiev sono stati abbattuti anche 4 dei 9 missili da crociera Iskander-K, mentre sono andati a segno chissà dove tutti e 4 i missili balistici Iskander-M/KN-23.
La mamma e il neonato sono stati trovati morti tra le macerie di una casa nel quartiere Svyatoshynskyi, il più colpito insieme a Darnytskyi: ci sono 18 feriti, e per quanto sia grave sarà da considerare persino un miracolo se si confermerà che si sono perse “solo” due vite in mezzo a case, palazzi e addirittura grattacieli in parte sventrati come mostrano le immagini che invadono i media e i social. E’ stato colpito anche un asilo, ovviamente chiuso essendo avvenuto a notte fonda. E poveri anche i cavalli: i 7 uccisi da un drone in una stalla dell’Endurance horse sport club di Kozhukhivka, nella regione della capitale.
Le forze russe "hanno colpito i siti del complesso militare-industriale e le infrastrutture di trasporto dell'Ucraina", ha fatto sapere Mosca con una nota del ministero della Difesa. Nella regione di Poltava i russi hanno colpito il ponte sul Dnepr a Kremenchuk, danneggiando la carreggiata e bloccando temporaneamente il traffico senza danni strutturali. Attacchi massicci anche a Kryvyj Rih, con missili balistici e droni: due hanno centrato lo stesso obiettivo industriale, ma sono stati danneggiati anche un edificio amministrativo e altri palazzi con tre feriti. A Odessa bruciano case e palazzi, a Zaporizhya un morto e 17 feriti mentre i droni centravano fabbriche, palazzi e un asilo. A Sumy è stata uccisa una donna e ci sono 7 feriti, tra cui un bambino: è stato centrato un campo profughi che accoglieva gli evacuati dalle zone vicine al fronte, dove infuria la battaglia. E da Kharkiv a Khmelnytskyi, da Cherkasy a Chernihiv è un lungo bollettino di esplosioni e distruzioni.