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Raid a Doha, scontro Qatar-Israele: “Netanyahu deve essere arrestato”

(ansa)

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L’accusa del premier Al Thani. Herzog: “L’obiettivo era l’uomo di Hamas che rifiuta l’accordo”. Dubbi sulla riuscita del blitz, gli islamisti: “Feriti due dirigenti”. L’Idf bombarda lo Yemen
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Tel Aviv – C’è nebbia fitta intorno al bombardamento israeliano su Doha. L’obiettivo del raid erano i capi di Hamas all’estero, che il Qatar ospita dal 2012 in un accordo tacito con gli americani, in particolare Khalil al-Hayya, che finora aveva rifiutato le condizioni di Netanyahu per la liberazione degli ostaggi, ovvero il disarmo. «L’abbiamo preso di mira, continuava a dire “Sì, ma” durante i negoziati», ha confermato il presidente israeliano Isaac Herzog. Gli israeliani vorrebbero trattare direttamente con Izz al-Din al-Haddad, che ha preso il comando di Hamas a Gaza, perché pur essendo un radicale dal punto di vista religioso è considerato più pragmatico. Ma non ci sono certezze sulla sorte di al-Hayya né degli altri leader Zaher Jabarin, Khaled Meshaal e Muhammad Darwish. Il giornale Asharq Al-Awsat, che ha base a Londra ma riceve finanziamenti dai sauditi, rivela che due alti dirigenti sono rimasti feriti nel raid, uno in maniera grave ed è ricoverato in un ospedale privato di …

Tel Aviv – C’è nebbia fitta intorno al bombardamento israeliano su Doha. L’obiettivo del raid erano i capi di Hamas all’estero, che il Qatar ospita dal 2012 in un accordo tacito con gli americani, in particolare Khalil al-Hayya, che finora aveva rifiutato le condizioni di Netanyahu per la liberazione degli ostaggi, ovvero il disarmo. «L’abbiamo preso di mira, continuava a dire “Sì, ma” durante i negoziati», ha confermato il presidente israeliano Isaac Herzog. Gli israeliani vorrebbero trattare direttamente con Izz al-Din al-Haddad, che ha preso il comando di Hamas a Gaza, perché pur essendo un radicale dal punto di vista religioso è considerato più pragmatico. Ma non ci sono certezze sulla sorte di al-Hayya né degli altri leader Zaher Jabarin, Khaled Meshaal e Muhammad Darwish. Il giornale Asharq Al-Awsat, che ha base a Londra ma riceve finanziamenti dai sauditi, rivela che due alti dirigenti sono rimasti feriti nel raid, uno in maniera grave ed è ricoverato in un ospedale privato di Doha sotto stretta sorveglianza. Le informazioni coincidono con il pessimismo che fonti israeliane hanno fatto trapelare sui media suggerendo che l’operazione potrebbe essere fallita. Secondo la ricostruzione di Asharq Al-Awsat, i dirigenti di Hamas si trovavano in un’altra parte della struttura colpita dai bombardamenti e avevano lasciato i loro telefoni nella stanza presa di mira nel raid spostandosi nella palazzina adiacente per pregare. Se così fosse, non è chiaro se l’abbiano fatto come misura precauzionale, per depistare eventuali assalitori, o se si sia trattato di una coincidenza. Certo sapevano di avere il fiato sul collo dei servizi israeliani: l’intelligence turca e quella egiziana, scrive il Wall Street Journal, avevano avvertito i dirigenti di Hamas della possibilità di un attacco suggerendo loro di aumentare le misure di sicurezza. Gli israeliani ora promettono di finire il lavoro: «Dico al Qatar e a tutti i Paesi che offrono rifugio ai terroristi: o li espellete o li consegnate alla giustizia. Se non lo farete, lo faremo noi», ha dichiarato ieri il premier Benjamin Netanyahu, mentre il capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, parlando a una cerimonia di laurea degli ufficiali della Marina, ribadiva lo stesso concetto: “il lungo braccio” dell’esercito “raggiungerà ogni arena e taglierà le mani a tutti i nostri nemici in Medio Oriente”. Negli ultimi mesi, Israele ha colpito in Siria, in Libano, in Iran, in Qatar e nello Yemen, ripetutamente, l’ultima volta ieri con una serie di raid su Sanaa che fanno almeno 35 morti e 130 feriti, secondo il bilancio diffuso dal ministero della Salute gestito dagli Houthi, il gruppo ribelle yemenita che controlla gran parte del Paese.

Il bombardamento su Doha ha attivato una serie di reazioni a catena perché è la prima volta che Israele colpisce una capitale del Golfo, di un paese non-nemico, e che ha diversi agganci anche dentro il governo Netanyahu. Il premier qatarino, Mohammed Al-Thani, ha assicurato che ci sarà una risposta coordinata con «i partner della regione» e ha attaccato Netanyahu: deve «essere consegnato alla giustizia. È ricercato dalla Corte Penale Internazionale». Il primo ministro ha anche detto che l’attacco contro Doha «ha ucciso ogni speranza per gli ostaggi». Ieri in Qatar è arrivato il presidente degli emirati arabi Uniti, Mohammed Bin Zayed, e oggi sono attesi il re di Giordania Hussein e il principe saudita Bin Salman per esprimere la loro solidarietà e coordinare la reazione. A Gaza intanto la situazione degenera ogni giorno di più. Migliaia di persone stanno fuggendo da Gaza City verso Sud, dove non c’è più posto per nessuno. L’esercito ha dato l’ordine di evacuare ignorando anche il suo principale avvocato che aveva avvertito che il trasferimento di popolazione è legalmente indifendibile «senza un’analisi completa delle condizioni umanitarie di un milione di persone nel sud di Gaza», rivela Haaretz. È stato ignorato.

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