L’Ucraina si prepara al gelo, i raid russi sulle infrastrutture minacciano milioni di civili
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV – Se non volete rischiare di rimanere al gelo in città, “cercate un posto dove trascorrere l’inverno”, dice il presidente dell'Unione dei consumatori dei servizi pubblici ucraini, Oleg Popenko. Il generale inverno alle porte non è una minaccia solo per i soldati al fronte, ma lo è soprattutto per i civili nelle metropoli come Kiev e Odessa. Ricordate gli accordicchi di marzo, mediati dalle telefonate del presidente Trump, sul preservare le infrastrutture energetiche dagli attacchi? Come non detto: nella prima metà del 2025 ci sono già stati 61 attacchi al settore energetico; e ci sono tutti i segnali premonitori di una precisa tattica di guerra che i russi stanno implementando.
Dal febbraio 2022 la Russia ha sferrato oltre 600 attacchi in cui sono stati colpiti obiettivi energetici maggiori come centrali termiche e sottostazioni, depositi di carburante e linee ad alta tensione. Lo scorso inverno il bombardamento sistematico aveva raggiunto la frequenza più alta dall’invasion…
KIEV – Se non volete rischiare di rimanere al gelo in città, “cercate un posto dove trascorrere l’inverno”, dice il presidente dell'Unione dei consumatori dei servizi pubblici ucraini, Oleg Popenko. Il generale inverno alle porte non è una minaccia solo per i soldati al fronte, ma lo è soprattutto per i civili nelle metropoli come Kiev e Odessa. Ricordate gli accordicchi di marzo, mediati dalle telefonate del presidente Trump, sul preservare le infrastrutture energetiche dagli attacchi? Come non detto: nella prima metà del 2025 ci sono già stati 61 attacchi al settore energetico; e ci sono tutti i segnali premonitori di una precisa tattica di guerra che i russi stanno implementando.
Dal febbraio 2022 la Russia ha sferrato oltre 600 attacchi in cui sono stati colpiti obiettivi energetici maggiori come centrali termiche e sottostazioni, depositi di carburante e linee ad alta tensione. Lo scorso inverno il bombardamento sistematico aveva raggiunto la frequenza più alta dall’invasione, ma nelle ultime settimane la guerra all’energia altrui è diventata uno dei capitoli principali del conflitto su entrambi i fronti. Se gli ucraini colpiscono le raffinerie e le pipeline russe per tagliare i rifornimenti dei militari e le entrate finanziarie con cui il Cremlino sostiene la macchina bellica, la Russia fa altrettanto sia per minare la logistica bellica che come arma di pressione psicologica, tentando di convincere gli ucraini a premere sulla presidenza perché accetti un compromesso sulla pace alle condizioni russe.
L'esperto militare Sergei Beskrestnov ha detto a News NV che i droni da ricognizione russi stanno esplorando sistematicamente le sottostazioni, i trasformatori e le infrastrutture del gas valutandone i sistemi di protezione. E il presidente del Centro Strategia XXI, Mikhail Gonchar, ha spiegato a Tsn che gli attacchi al settore energetico non sono solo inevitabili ma mirati probabilmente a colpire le strutture chiave del sistema: la produzione di energia elettrica e il gas, per arrivare a un blackout totale spingendo la gente a evacuare le città.
“Già oggi non abbiamo abbastanza gas di riserva stoccato. Non abbiamo nemmeno il volume di cui hanno parlato il ministero dell’Energia e Naftogaz – dice Popenko a Tsn - perché hanno detto che ne servono 13,2 miliardi di metri cubi e secondo i miei calcoli possiamo arrivare a 12,5 miliardi. L’anno scorso 13,2 miliardi ci sono bastati solo fino al primo febbraio. Preparatevi. Cercate un posto dove potervi trasferire in caso di basse temperature e bombardamenti intensi. Se siamo fortunati, l’Ovest dell’Ucraina resisterà ai bombardamenti e avrà più o meno gas ed elettricità, ma anche nell’Ucraina centrale molte città potrebbero rimanere senza riscaldamento o con limitazioni alla fornitura: se fuori ci saranno 10 gradi sotto zero, in casa la temperatura scenderà tra zero e cinque gradi”.
Se il primo congelato dell’anno pare essere il negoziato, gli ucraini rischiano di fare la stessa fine. Su una riduzione degli attacchi è difficile contare, perché la tendenza è opposta: non c'è stata una sola notte tranquilla in Ucraina quest'estate. A giugno e luglio i russi hanno lanciato 11.739 droni, un record dall'inizio della guerra. In 2 mesi ci sono stati 433 attacchi russi con missili da crociera e balistici, e l’Onu ritiene siano stati i mesi più letali per i civili degli ultimi tre anni con 518 uccisi e 1.500 feriti.
Le mappe del rischio energetico non sono eguali ovunque. Kiev e Odessa figurano tra le aree più vulnerabili a blackout termici ed elettrici: nelle grandi città la densità abitativa e la dipendenza da reti centralizzate rendono impossibile passare a soluzioni autonome in tempi rapidi. “Bisogna capire che Kiev è una città enorme. Qui non è possibile decentralizzare il riscaldamento”, spiega ancora Popenko. La trappola urbana è pronta a scattare: milioni di persone dipendono da caldaie e tubature che possono essere messe fuori uso in poche ore.
Il terrore energetico è un’arma troppo comoda per sperare che Mosca non la usi. Colpire i nodi critici significa non solo rallentare la produzione industriale e i trasporti, ma piegare la capacità dello Stato e della società di resistere alla guerra. L’Ucraina però ha già dimostrato di saper resistere, con la solita incredibile tenacia: nel primo inverno di guerra i russi hanno messo in campo una dimostrazione brutale di questa tattica lasciando fino a 10 milioni di persone senza elettricità. Secondo i dati di Ukrenergo e del Congressional Research Service, una famiglia media ha accumulato cinque settimane complessive di blackout.
Il ciclo si è ripetuto con intensità crescente. Nel 2024 sono andati distrutti circa 9–10 gigawatt di capacità di generazione, e in tre anni di guerra oltre 63mila piccole o grandi infrastrutture energetiche sono state colpite o danneggiate. L’attacco del 13 dicembre 2024, con 93 missili e quasi 200 droni in poche ore, resta uno degli episodi più devastanti: la rete nazionale ha retto solo grazie a manovre d’emergenza e sacrifici tecnici enormi.
Gli ucraini sanno che l’incubo del gelo e del buio nel primo inverno di guerra, con intere famiglie che dormivano vestite da capo a piedi con tanto di pedule sotto le coperte, potrebbe essere di nuovo alla porta. La gente già si attrezza con stufe a legna e generatori, mentre ospedali e infrastrutture civili essenziali sono connessi a gruppi elettrogeni per scongiurare i rischi. Negozianti e ristoratori hanno già preparato i piccoli gruppi elettrogeni con cui hanno tirato avanti negli inverni peggiori, cioè tutti a parte il secondo anno di guerra in cui la strategia della battaglia energetica rimase in secondo piano.
Mentre la gente si attrezza e le autorità invitano a ridurre i consumi e preparare soluzioni autonome, lo Stato cerca di proteggere le infrastrutture e consolidare le forniture di gas ed elettricità diversificando i canali di approvvigionamento. E’ essenziale ridurre la dipendenza da nodi facilmente attaccabili. Ma sarebbe fantastico se il generale inverno rivelasse invece un animo mite: il cambiamento climatico, in guerra, è un grande alleato dei civili.