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L’ex capo dell’Idf: “A Gaza finora 200 mila tra morti e feriti”

(afp)

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Il bilancio calcolato da Halevi non differisce molto da quello indicato da Hamas. Il Mossad si era opposto ai raid a Doha
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Gerusalemme – Anche nei momenti più difficili, Ahmed ha sempre risposto, ieri è rimasto in silenzio per tutto il giorno. Alle 21 un messaggio: «Non sto bene, sono bloccato a Gaza City». Due giorni aveva ceduto il suo posto per la fuga alla famiglia di suo cugino, che ha 20 anni e ha perso una gamba. «Non poteva camminare fino ad al Mawasi. Ora sto cercando di portare in salvo i miei, ma non riesco a trovare un’auto. Ne avevo prenotata una, ma il tipo non si è presentato. La situazione è disastrosa, i bombardamenti sono senza sosta, non ho mai visto niente di simile dall’inizio della guerra», scrive mentre la notte avvolge Gaza City.

Gli attacchi dell’Idf non lasciano scampo, i palazzi cadono uno dopo l’altro, si accasciano sulle tende degli sfollati, inondano l’aria di fumo, macerie, pezzi di corpi. Solo ieri altri 66 morti in tutta la Striscia, riferiscono fonti mediche. Il ministro della Difesa Katz rivendica l’ “uragano” che costringe i «gazawi a evacuare e dirigersi a sud». L’eva…

Gerusalemme – Anche nei momenti più difficili, Ahmed ha sempre risposto, ieri è rimasto in silenzio per tutto il giorno. Alle 21 un messaggio: «Non sto bene, sono bloccato a Gaza City». Due giorni aveva ceduto il suo posto per la fuga alla famiglia di suo cugino, che ha 20 anni e ha perso una gamba. «Non poteva camminare fino ad al Mawasi. Ora sto cercando di portare in salvo i miei, ma non riesco a trovare un’auto. Ne avevo prenotata una, ma il tipo non si è presentato. La situazione è disastrosa, i bombardamenti sono senza sosta, non ho mai visto niente di simile dall’inizio della guerra», scrive mentre la notte avvolge Gaza City.

Gli attacchi dell’Idf non lasciano scampo, i palazzi cadono uno dopo l’altro, si accasciano sulle tende degli sfollati, inondano l’aria di fumo, macerie, pezzi di corpi. Solo ieri altri 66 morti in tutta la Striscia, riferiscono fonti mediche. Il ministro della Difesa Katz rivendica l’ “uragano” che costringe i «gazawi a evacuare e dirigersi a sud». L’evacuazione di cui parla è l’esodo forzato di migliaia di persone, amputati, nonni, bambini, che si spostano a piedi o su carretti pieni di borsoni e sacchi. L’esercito tiene il conto, a dimostrare che l’operazione “funziona”: «Più di un quarto del milione di residenti ha lasciato Gaza City», e anche su questo è battaglia con Hamas. L’ufficio media del governo di Gaza scrive: «Oltre un milione di palestinesi rifiutano lo sfollamento forzato da Gaza e dal nord al sud, poiché l’occupazione dichiara che lo sfollamento sarà senza ritorno. Quasi 68.000 persone sono state costrette a spostarsi verso sud sotto bombardamenti, genocidi e minacce, eppure più di 20.000 erano tornate nelle loro aree di origine entro giovedì sera, dopo aver scoperto che nella parte meridionale di Gaza mancano persino i beni di prima necessità».

Nello scontro tra propagande, restano sul terreno le vite dei palestinesi. Il bilancio ufficiale delle vittime fornito dalle autorità di Gaza controllate da Hamas - 64.718 palestinesi uccisi e 163.859 feriti - che il governo israeliano ha sempre accusato di essere falsato, e che l’Onu invece considera sottostimato, trova inaspettate conferme. L’ex capo di stato maggiore dell’Idf, Halevi, ha ammesso durante un incontro nel sud di Israele che le vittime della guerra a Gaza, tra morti e feriti, sono «oltre 200.000». Questa, ha detto, «non è una guerra gentile. Ci siamo tolti i guanti fin dal primo minuto. Purtroppo non prima», intendendo prima del 7 ottobre.

La guerra infuria ma nemmeno gli israeliani capiscono più con quale obiettivo. Ieri migliaia di persone sono tornate in piazza a Tel Aviv per chiedere la liberazione degli ostaggi. «Netanyahu è l’ostacolo all’accordo», denunciano. Il premier invece dice che basterebbe eliminare i capi di Hamas in Qatar per «porre fine alla guerra», perché sono loro «che hanno bloccato tutti i tentativi di cessate il fuoco».

E’ l’ammissione esplicita che l’operazione contro Doha è fallita, i leader del gruppo islamista sono vivi. L’attacco contro un paese non-nemico era stato osteggiato dal Mossad, scrive il Wall Street Journal, preoccupato dalle conseguenze sul negoziato e sui rapporti con l’emiro che ha fatto a lungo il lavoro sporco ospitando e mediando con i capi di Hamas. Netanyahu l’ha voluto lo stesso, e domani da Doha, dove si riunisce il consiglio del Golfo, potrebbe arrivare una prima risposta, mentre in Israele è atteso il segretario di Stato Usa, Marco Rubio.

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