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Per l’esilio dei leader di Hamas spunta la Tunisia. Il precedente di Arafat

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Secondo la tv israeliana i24NEWS, gli Usa e Israele starebbero portando avanti discussioni con diversi Paesi, tra cui l’Iran, per trasferire “volontariamente i dirigenti del movimento dalla Striscia”
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TUNISI – E se i dirigenti di Hamas, una volta abbandonata la Striscia di Gaza, finissero in esilio nella Tunisia di Kais Saied? La possibilità è evocata da fonti israeliane, mentre si stanno rafforzando (e questo è inequivocabile) i legami tra Tunisi e Teheran.

Secondo la tv israeliana i24NEWS, gli Usa e Israele starebbero portando avanti discussioni con diversi Paesi, tra cui l’Iran, per trasferire “volontariamente i dirigenti di Hamas dalla Striscia di Gaza”. Sarebbe una sorta di “esilio”, come viene definito dalla tv. E tra le destinazioni più probabili, figura proprio la Tunisia. Nessuna conferma ufficiale è arrivata. Sarebbe una manipolazione da parte di un media vicino alle autorità israeliane? O è la verità?

I precedenti

Diciamo che storicamente c’è un precedente. Yasser Arafat, evacuato da Beirut, raggiunse con i suoi fedeli Tunisi il 3 settembre 1982. L’Olp ci resterà fino al primo luglio 1994. Un lungo periodo che non fu solo una passeggiata: il primo ottobre 1985, un raid a…

TUNISI – E se i dirigenti di Hamas, una volta abbandonata la Striscia di Gaza, finissero in esilio nella Tunisia di Kais Saied? La possibilità è evocata da fonti israeliane, mentre si stanno rafforzando (e questo è inequivocabile) i legami tra Tunisi e Teheran.

Secondo la tv israeliana i24NEWS, gli Usa e Israele starebbero portando avanti discussioni con diversi Paesi, tra cui l’Iran, per trasferire “volontariamente i dirigenti di Hamas dalla Striscia di Gaza”. Sarebbe una sorta di “esilio”, come viene definito dalla tv. E tra le destinazioni più probabili, figura proprio la Tunisia. Nessuna conferma ufficiale è arrivata. Sarebbe una manipolazione da parte di un media vicino alle autorità israeliane? O è la verità?

I precedenti

Diciamo che storicamente c’è un precedente. Yasser Arafat, evacuato da Beirut, raggiunse con i suoi fedeli Tunisi il 3 settembre 1982. L’Olp ci resterà fino al primo luglio 1994. Un lungo periodo che non fu solo una passeggiata: il primo ottobre 1985, un raid aereo giunto da Israele colpì il quartier generale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, a Hammam Chott, nella periferia sud di Tunisi. Morirono 50 palestinesi e 18 tunisini. Tre anni più tardi, un commando del Mossad, in arrivò del mare, trucidò nella notte a casa sua, a Sidi Bou Said, alle porte di Tunisi, Khalil al-Wazir, detto Abou Jihad, numero due dell’Olp. Sempre il Mossad è sospettato di aver organizzato l’agguato nel quale, nel dicembre 2016, fu ucciso Mohamed al Zouari, ingegnere tunisino, specialista di droni, simpatizzante del partito islamista tunisino Ennahdha, diventato dirigente e collaboratore del braccio armato di Hamas.

L’avvicinamento tra Tunisia e Iran

Venendo ai nostri giorni, a rendere plausibile una via d’uscita per i vertici di Hamas in Tunisia sarebbe anche l’avvicinamento di Saied all’Iran. Mercoledì scorso è arrivato in visita a Tunisi Abbas Araghtchi, ministro degli Esteri iraniano. Ha incontrato Saied. Secondo il comunicato della presidenza tunisina, i due hanno affrontato il tema “della situazione regionale e gli attentati sistematici alla sicurezza e alla stabilità, soprattutto nella Palestina occupata”. E “la situazione catastrofica a Gaza e il genocidio e i crimini perpetrati dal regime sionista nei territori palestinesi occupati”, secondo la nota del ministero iraniano. È da più di un anno che il presidente tunisino flirta con il regime iraniano. Sotto gli auspici dell’Algeria, la cui influenza sulla Tunisia cresce sempre più, Kais Saied aveva incontrato il presidente iraniano Ebrahim Raissi nel marzo 2024 al vertice dei paesi esportatori di gas, organizzato ad Algeri. Tre mesi più tardi, Saied aveva partecipato al suo funerale a Teheran. E in quell’occasione aveva incontrato la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei. Nel giugno 2024 i due Paesi hanno tolto l’obbligo del visto d’ingresso per i rispettivi cittadini. Quest’estate un collegamento di Iran Air Tours è stato aperto fra Teheran e Monastir, località balneare tunisina. E nuove linee aree dirette dovrebbero essere inaugurate.

(afp)

Dal suo arrivo al potere, nel 2019, Saied, ideologicamente un conservatore islamico ma anche panarabista, ha costantemente condannato le “ingerenze” e i “diktat stranieri”, mettendo nel mirino gli occidentali (ma mai espressamente nominati). L’Unione europea resta, comunque, il principale partner commerciale della Tunisia: l’Ue riceve il 70% delle esportazioni tunisine e fornisce l’88% degli investimenti diretti stranieri. Nonostante questo, Saied sviluppa nuovi e ambigui legami con paesi come la Russia, la Cina e, appunto, l’Iran, con il quale Saied condivide una retorica anti-imperialistica e propalestinese. Il fratello del presidente, Naoufel Saied, uno dei suoi principali consiglieri, proviene storicamente dalla corrente della “sinistra islamica”, un movimento che si riconosceva negli anni 70 negli scritti dello studioso iraniano Ali Shariati (1933-1977), considerato uno dei precursori della rivoluzione iraniana del 1979.

Nel febbraio 2025, Joe Wilson, deputato repubblicano al Congresso, ha postato una serie di messaggi su X, dove accusava la “Tunisia, diretta da Kais Saied e dal fratello Naoufel” di sostenere “l’estremismo nella regione”, avvicinandosi all’Iran. Wilson aveva allora lanciato un appello a mettere fine agli aiuti militari americani, dai quali dipende ampiamente l’esercito tunisino (che, infatti, non vedrebbe per niente di buon occhio questi contatti con Teheran).


Intanto, nel febbraio scorso Ansieh Khazali, ex vice presidente della Repubblica islamica, era venuta in visita a Tunisi e vi aveva tenuto una conferenza. Con un niqab, un velo nero che la copriva dalla testa ai piedi, aveva fatto l’elogio delle condizioni delle donne in Iran, sostenendo la possibilità del matrimonio con minorenni. E spiegando che per le donne la mansione principale restava quella di “educare i figli”. Il discorso aveva suscitato l’indignazione di diverse tunisine presenti, in un Paese che per i loro diritti è all’avanguardia. Già nel 1956, appena diventata indipendente, la Tunisia, nel 1956, approvò una normativa che proibì la poligamia e consentì il divorzio, una ventina d’anni prima di Italia, Francia e altri Paesi europei.

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