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Allarme per gli sbarchi, blitz della premier in Tunisia e Turchia

Giorgia Meloni e Kais Saied

Giorgia Meloni e Kais Saied

 
Ieri Saied, oggi Erdogan Meloni pensa anche a una missione in Libia. A luglio + 9% di arrivi. Attesa per la sentenza sui Paesi sicuri

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ROMA – Un doppio blitz: ieri in Tunisia, oggi in Turchia. E una missione in Libia, per ora solo ipotizzata, perché prima vanno accertate le condizioni di sicurezza. Giorgia Meloni riapre il dossier migranti. Perché l’andamento degli sbarchi a luglio, nonostante un aumento (+9%), è considerato molto buono, viste anche le condizioni meteo incoraggianti. Ma il governo ha paura per una recrudescenza ad agosto: continuano ad arrivare segnali, confermati dal lavoro dell’intelligence, che raccontano l’instabilità in Libia tra Tripolitania e Cirenaica che potrebbe far scattare l’emergenza.

Giorgia Meloni a Tunisi, l'incontro con la premier Zaafrani Zanzri

Da qui — dopo il vertice di mercoledì pomeriggio a Chigi con Mantovano e i ministri Piantedosi, Nordio e i vice premier Salvini e Tajani — la decisione di Meloni di partire, senza preavviso, per Tunisi, per incontrare il presidente Kais Saied. Se la Libia diventa infatti un problema, l’Italia ha necessità di tenere saldissimo il rapporto con Saied, considerato un autocrate da diversi osservatori internazionali, ma che anche per questioni interne (la pressione dei migranti era diventato un problema di tenuta per le le fragili infrastrutture locali) ha mostrato il pugno duro ai trafficanti. Gli sbarchi dalla Tunisia sono crollati: 2.393 arrivi nei primi sette mesi dell’anno, contro i 12.052 dello stesso periodo del 2024. Nel 2023 erano stati 60mila. Il patto insomma regge.

Meloni ha tutto l’interesse a far sì che nulla s’inceppi. E Saied ha bisogno di sponde politiche, con la Tunisia stretta tra i dazi Usa al 25%, le mire di Russia e Cina e la posizione dell’Ue, che oscilla tra accordi e richiami sulla deriva autoritaria. Una nota di Palazzo Chigi definisce «eccellente» la cooperazione in materia migratoria. Col leader tunisino, accanto all’ambasciatore italiano Alessandro Prunas, la premier discute anche dei progetti italiani in loco: il “Tanit” per il recupero di terreni agricoli, un nuovo centro di formazione, l’elettrodotto Elmed. Ci sono svariate partite commerciali in ballo: l’accordo tra Sparkle e Tunisie Telecom, i progetti sull’idrogeno verde di Eni ed Enel.

Anche dalla Turchia, dove stamattina Meloni incontrerà Recep Tayyip Erdogan, con un focus pure su Gaza e Ucraina, le partenze si sono quasi azzerate. A preoccupare è la Libia, dove il regime di Ankara svolge un ruolo: 32.690 persone salpate al 31 luglio, +67% rispetto all’anno scorso. Ecco perché nel palazzo di Dolmabahçe, a Istanbul, Meloni stamattina vedrà a pranzo anche Abdulhamid Dabaiba, il primo ministro di Tripoli, ma si sta lavorando anche per una visita della premier nelle prossime ore in Libia dopo l’incidente della spedizione Ue, con Piantedosi costretto a tornare in Italia. La Libia sconta un’instabilità montante: le truppe di Dabaiba hanno rotto con le milizie Rada, con tanto di ostilità aperte, per ora tenute a freno. In Cirenaica, si tema che Haftar possa ritentare un blitz in Tripolitania. Il disordine, di certo, azzoppa il tentativo di contenere le partenze. Ecco perché il dossier Libia è tornato in cima all’agenda della premier. La preoccupazione è data poi da un’ulteriore circostanza: oggi la Corte Ue si esprimerà sul protocollo Italia-Albania e, seppur in un clima di fiducia, si teme una bocciatura.

L’opposizione intanto attacca. Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, Meloni «va a stringere mani e accordi con Saied mentre una nave con a bordo 90 sopravvissuti di un naufragio in cui sono morti anche due bambini è bloccata da 50 ore in area di soccorso tunisina. Le autorità italiane e tunisine che si sono rifiutate di intervenire».

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