Netanyahu accoglie Rubio, sonda gli Usa sull’ipotesi di annettere la Cisgiordania
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoGerusalemme – Marco Rubio arriva in Israele mentre l’esercito scarica su Gaza City una enorme quantità di fuoco. Indossa la kippah e va a pregare con Benjamin Netanyahu e l’ambasciatore Usa Mike Huckabee al Muro del pianto. È il primo atto della seconda visita del segretario di Stato americano dall’inizio della presidenza Trump e il premier israeliano passa subito all’incasso: «È una testimonianza della solidità e della forza dell’alleanza israelo-americana, forte e durevole come le pietre del Muro occidentale che abbiamo appena toccato».
Rubio è arrivato a Gerusalemme ieri mattina, ribadendo il pieno supporto di Washington all’alleato, ma sa che il suo viaggio si poggia su certezze molto meno granitiche di quanto le immagini lascino pensare. Prima di imbarcarsi sull’aereo che lo ha portato in Israele, il repubblicano ha spiegato che l’obiettivo della sua visita era capire «meglio» cosa vogliono fare gli israeliani a Gaza, perché nemmeno Washington lo sa, è il sottotesto, e quale impa…
Gerusalemme – Marco Rubio arriva in Israele mentre l’esercito scarica su Gaza City una enorme quantità di fuoco. Indossa la kippah e va a pregare con Benjamin Netanyahu e l’ambasciatore Usa Mike Huckabee al Muro del pianto. È il primo atto della seconda visita del segretario di Stato americano dall’inizio della presidenza Trump e il premier israeliano passa subito all’incasso: «È una testimonianza della solidità e della forza dell’alleanza israelo-americana, forte e durevole come le pietre del Muro occidentale che abbiamo appena toccato».
Rubio è arrivato a Gerusalemme ieri mattina, ribadendo il pieno supporto di Washington all’alleato, ma sa che il suo viaggio si poggia su certezze molto meno granitiche di quanto le immagini lascino pensare. Prima di imbarcarsi sull’aereo che lo ha portato in Israele, il repubblicano ha spiegato che l’obiettivo della sua visita era capire «meglio» cosa vogliono fare gli israeliani a Gaza, perché nemmeno Washington lo sa, è il sottotesto, e quale impatto avrà sulla continuazione della guerra l’attacco contro Hamas in Qatar. Trump, in pubblico, ripete che l’obiettivo è liberare tutti gli ostaggi in una sola volta, sconfiggere il gruppo armato palestinese, e farlo subito. Nei fatti, questo non sta avvenendo perché la strategia di Netanyahu va in direzione contraria a un accordo. E ora il fallimento dell’operazione di Doha, che il premier ha voluto nonostante il parere contrario dei vertici della sicurezza, rischia di avere due conseguenze negative anche per gli Stati Uniti: complicare ulteriormente gli sforzi per il negoziato e irrigidire i rapporti con l’alleato americano tra i più importanti nel Golfo, il Qatar, indebolendo la credibilità di Washington agli occhi dei partner arabi.
Rubio ha ribadito che Trump non è affatto contento dell’attacco contro Doha nel tentativo di ricucire uno strappo che oggi diventerà evidente. In Qatar si riuniscono i leader dei Paesi arabi e islamici, i principi del golfo ma anche i presidenti di Turchia e Iran. «È giunto il momento che la comunità internazionale smetta di usare doppi standard e punisca Israele per tutti i crimini commessi», ha detto ieri il premier del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, durante una riunione preparatoria. La «guerra di sterminio» israeliana a Gaza non avrà successo. «Ciò che incoraggia Israele a continuare è il silenzio, l’incapacità della comunità internazionale di chiamarlo a rispondere delle sue azioni».
Dietro le quinte la preoccupazione degli arabi è anche per l’altra questione scottante della visita di Rubio: la Cisgiordania. Secondo il giornalista di Axios Barack Ravid, Netanyahu vuole capire quanto margine di manovra avrebbe con Trump qualora decidesse di annunciare l’annessione di parti della West Bank in risposta al riconoscimento dello Stato palestinese all’assemblea Onu del 22 settembre. Israele non ha ancora deciso se applicare la propria sovranità alla «Giudea e alla Samaria», ha ammesso il ministro degli Esteri Sa’ar, ma la questione sarà oggetto di discussione con gli americani. Rubio ha messo le mani avanti sull’aereo che lo portava in Israele: le dichiarazioni sull’espansione degli insediamenti sono «una reazione israeliana agli sforzi compiuti in tutto il mondo per riconoscere uno Stato palestinese», ha detto, «una controreazione da parte di Israele». Ma se Trump concedesse a Netanyahu una qualche forma di annessione della Cisgiordania metterebbe seriamente a rischio di Accordi di Abramo, pilastro di tutta la sua politica in Medioriente. Gli Emirati, che sono gli alleati arabi di Israele più stretti nel Golfo, hanno chiarito che è una linea rossa. Anche Washington deve scegliere.