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Israele come “una super Sparta”: il sogno autarchico di Netanyahu

(ansa)

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Il premier aveva usato il paragone per replicare a chi teme che lo Stato ebraico sarà sempre più isolato. Critiche anche dagli imprenditori
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LONDRA – “Non vogliamo diventare una super Sparta”, si lamenta un leader dell’opposizione. “Altro che Sparta, di questo passo diventeremo la Corea del Nord”, gli fa eco un altro parlamentare. Intanto la Borsa crolla, lo shekel perde quota sul dollaro, imprenditori e sindacati protestano. Le parole di Benjamin Netanyahu hanno scatenato un’ondata di polemiche in Israele: “Dovremo avere un’economia più autarchica”, aveva detto lunedì il primo ministro, discutendo il crescente isolamento internazionale dello Stato ebraico come conseguenza della guerra di Gaza. “Saremo Atene e una super Sparta”, ha aggiunto, “non abbiamo scelta”. La scelta invece ci sarebbe, replicano in molti a Gerusalemme e Tel Aviv, accusandolo di trascinare il Paese verso l’abisso.

La protesta degli imprenditori

“Non siamo Sparta, il governo metta fine a questa guerra e convochi elezioni anticipate, finché al potere rimane Netanyahu andremo incontro a una crisi pericolosa e senza precedenti”, dichiara l’Israel Bus…

LONDRA – “Non vogliamo diventare una super Sparta”, si lamenta un leader dell’opposizione. “Altro che Sparta, di questo passo diventeremo la Corea del Nord”, gli fa eco un altro parlamentare. Intanto la Borsa crolla, lo shekel perde quota sul dollaro, imprenditori e sindacati protestano. Le parole di Benjamin Netanyahu hanno scatenato un’ondata di polemiche in Israele: “Dovremo avere un’economia più autarchica”, aveva detto lunedì il primo ministro, discutendo il crescente isolamento internazionale dello Stato ebraico come conseguenza della guerra di Gaza. “Saremo Atene e una super Sparta”, ha aggiunto, “non abbiamo scelta”. La scelta invece ci sarebbe, replicano in molti a Gerusalemme e Tel Aviv, accusandolo di trascinare il Paese verso l’abisso.

La protesta degli imprenditori

“Non siamo Sparta, il governo metta fine a questa guerra e convochi elezioni anticipate, finché al potere rimane Netanyahu andremo incontro a una crisi pericolosa e senza precedenti”, dichiara l’Israel Business Forum, un gruppo di 200 imprenditori e amministratori delegati di importanti società dell’high-tech, il settore trainante dell’economia israeliana. “La nostra economia sta mostrando resilienza davanti a una situazione critica, ma non può durare per sempre”, afferma la comunità degli affari. “Il governo deve cambiare immediatamente direzione nell’interesse dei cittadini, promuovere con urgenza la fine della più lunga guerra della storia israeliana, ottenere il rilascio degli ostaggi, annunciare una commissione di inchiesta sul 7 ottobre (l’attacco di Hamas nel sud di Israele di due anni fa, ndr.) e fissare la data di elezioni in un futuro immediato. Stiamo marciando verso un abisso che mette a rischio l’esistenza stessa di Israele”.


Reazione analoga da Arnon Bar-David, presidente dell’Histadrut, il più grande sindacato israeliano: “La nostra società è sfinita. La nostra posizione nel mondo è pessima. Non vogliamo essere Sparta. Vogliamo vivere in un Paese che crea un futuro per i suoi figli. Netanyahu sta portandoci al disastro. Dobbiamo impegnarci per fare crescere l’economia e garantire la pace”.

E quella dell’opposizione

Yair Lapid, uno dei leader dell’opposizione in parlamento, scrive sul social X: “Prendere Sparta a esempio è un pessimo paragone. L’isolamento di Israele non è frutto del destino, bensì il risultato delle scelte sbagliate e fallimentari del premier”. Il generale Yair Golan, capo del partito democratico, concorda: “Netanyahu vuole la guerra eterna, è pronto a sacrificare la nazione, l’economia, i nostri rapporti con il mondo”. E il deputato Rem Barak taglia corto: “Corea del Nord, stiamo per diventare come te!”

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