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Gaza, assedio di bombe, 50 morti. Smotrich: “Sarà una miniera d’oro”

(afp)

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L’Idf annuncia l’apertura di un nuovo percorso di fuga. Hamas sposta gli ostaggi e da Doha riappare uno dei leader del movimento. Centinaia di migliaia intrappolati nel capoluogo
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GERUSALEMME – Bezalel Smotrich sente il profumo degli affari a Gaza. Mentre le bombe piovono su Gaza City, il ministro delle Finanze israeliano parla a un gruppo di immobiliaristi riuniti a Tel Aviv di una visione “utopica” che circola nell’amministrazione Trump, la famigerata Riviera progettata dagli stessi che hanno ideato la controversa Gaza Humanitarian Foundation e che a Smotrich pare una benedizione. La Striscia è una «miniera d’oro immobiliare» che si «ripaga da sola. Abbiamo pagato un sacco di soldi per questa guerra. Dobbiamo capire come dividere il terreno in percentuale», ha detto ieri. «La prima fase del rinnovamento della città, la demolizione, l’abbiamo già fatta. Ora dobbiamo costruire». Sostiene di essere già in trattative con gli americani per spartirsi l’enclave dopo la guerra: «C’è un piano industriale, elaborato dai più grandi professionisti qui, che è sulla scrivania del Presidente Trump».

GERUSALEMME – Bezalel Smotrich sente il profumo degli affari a Gaza. Mentre le bombe piovono su Gaza City, il ministro delle Finanze israeliano parla a un gruppo di immobiliaristi riuniti a Tel Aviv di una visione “utopica” che circola nell’amministrazione Trump, la famigerata Riviera progettata dagli stessi che hanno ideato la controversa Gaza Humanitarian Foundation e che a Smotrich pare una benedizione. La Striscia è una «miniera d’oro immobiliare» che si «ripaga da sola. Abbiamo pagato un sacco di soldi per questa guerra. Dobbiamo capire come dividere il terreno in percentuale», ha detto ieri. «La prima fase del rinnovamento della città, la demolizione, l’abbiamo già fatta. Ora dobbiamo costruire». Sostiene di essere già in trattative con gli americani per spartirsi l’enclave dopo la guerra: «C’è un piano industriale, elaborato dai più grandi professionisti qui, che è sulla scrivania del Presidente Trump».

Gaza deve diventare territorio israeliano, è questo il piano dell’ultradestra messianica al governo di Israele, bisogna ristabilire lì gli insediamenti di Ganim e Kadim smantellati nel 2005. Da mesi Smotrich se ne va in giro parlando de “La Riviera di Gaza”, la stessa ipotizzata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump a febbraio, quando disse che gli americani avrebbero preso il controllo della Striscia, spostato chissà dove i palestinesi e trasformato la loro terra in una specie di mega resort per turisti e uomini d’affari. All’epoca fu respinto con forza dall’indignazione di mezzo mondo arabo, ma a fine agosto il Washington Post ha rivelato che sui tavoli dell’amministrazione Usa circola davvero un progetto con tanto di rendering a business plan per trasformare Gaza in una sorta di nuova Dubai. Un progetto da 100 miliardi di dollari, che prevederebbe lo sfollamento di almeno un quarto degli abitanti incoraggiati all’esilio con 5mila dollari a testa.

Smotrich ne parla mentre i tank israeliani si avvicinano al centro di Gaza City, migliaia di palestinesi sono costretti a fuggire verso il sud della Striscia in condizioni disperate. Per facilitare lo svuotamento della città visto che la via costiera, al Rasheed, è colma, i soldati hanno riaperto Salah al Din road, “un corridoio” di fuga, per 48 ore. «Finora 400mila residenti hanno evacuato la città», comunica l’Idf. Le reti, sia quella telefonica che internet, funzionano a singhiozzo, da Gaza arrivano poche immagini delle operazioni militari. I bombardamenti sono costanti, come le stragi. Ieri sono morte 50 persone tra cui un operatore di Medici senza frontiere che continua a operare in 2 ospedali e 2 cliniche della città assediata dove. «arrivano sempre più feriti in condizioni critiche», dice il coordinatore delle emergenze, Jacob Granger.

Hamas far circolare comunicati per dire che i gazawi non cedono alla pressione, restano in città. Ghazi Hamad è ricomparso, è uno dei leader che vivono a Doha, era alla riunione bombardata dagli israeliani ed è sopravvissuto. «Non abbiamo paura di Trump quando dice che ci aprirà le porte dell’inferno», ha detto, «chiunque voglia liberare gli ostaggi deve ordinare a Netanyahu di concludere un accordo». Il Qatar ha chiesto garanzie agli Usa per potere riprendere la mediazione e ieri il ministro israeliano Dermer, fedelissimo di Netanyahu, è volato a Londra per incontrare l’inviato Usa Witkoff, c’erano anche delegati qatarini ma non è chiato se hanno avuto contatti diretti. Se si tratti davvero di un tentativo per riprenderei il dalogo è difficile dirlo, secondo Channel 12 le trattative potrebbero riprendere entro due settimane. Qualcosa in più si capirà la prossima settimana quando Netanyahu volerà a New York per l’assemblea Onu e poi, il 29 settembre, a Washington da Trump.

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