Negli ultimi mesi Colum McCann ha girato l’America leggendo, negli occhi dei suoi cittadini, la paura. L’autore di Apeirogon e di Una madre – il suo prossimo romanzo, Twist, esce a novembre per Feltrinelli – risponde da New York e dice: «Non sono mai stato così terrorizzato dal vivere negli Stati Uniti. Non mi ero sentito così dopo l’11 settembre, o durante la guerra in Iraq, o nel periodo degli scontri per George Floyd, ma ora le cose sono estremamente precarie».
L’assassinio di Charlie Kirk viene raccontato come se la violenza politica negli Stati Uniti non avesse avuto anche altri obiettivi. Il 14 giugno era stata uccisa la deputata democratica Melissa Hortman, poco tempo fa è stato aggredito a martellate il marito di Nancy Pelosi. Cosa sta succedendo?
«Viviamo in un tempo esponenziale, le cose stanno succedendo così velocemente che sembrano fuori controllo e questo ci conduce a un profondissimo senso di ansia. Quando cerchiamo di rimettere insieme i pezzi, ci si sgretolano in mano…
Negli ultimi mesi Colum McCann ha girato l’America leggendo, negli occhi dei suoi cittadini, la paura. L’autore di Apeirogon e di Una madre – il suo prossimo romanzo, Twist, esce a novembre per Feltrinelli – risponde da New York e dice: «Non sono mai stato così terrorizzato dal vivere negli Stati Uniti. Non mi ero sentito così dopo l’11 settembre, o durante la guerra in Iraq, o nel periodo degli scontri per George Floyd, ma ora le cose sono estremamente precarie».
L’assassinio di Charlie Kirk viene raccontato come se la violenza politica negli Stati Uniti non avesse avuto anche altri obiettivi. Il 14 giugno era stata uccisa la deputata democratica Melissa Hortman, poco tempo fa è stato aggredito a martellate il marito di Nancy Pelosi. Cosa sta succedendo?
«Viviamo in un tempo esponenziale, le cose stanno succedendo così velocemente che sembrano fuori controllo e questo ci conduce a un profondissimo senso di ansia. Quando cerchiamo di rimettere insieme i pezzi, ci si sgretolano in mano».
Non ha più speranza?
«Ho passato la vita a spiegare che bisogna coltivare la speranza, ma adesso tutto sembra fragilissimo. È forse il momento più pericoloso che io abbia mai visto. Ci sono inchieste sui servizi di sicurezza, ma soprattutto c’è questa ondata di persone online che vogliono fare i poliziotti, controllando ogni parola che dici. Jimmy Kimmel è stato fermato per aver detto qualcosa di innocuo. Gli echi di questa situazione ci riportano agli anni Trenta. Fino a poco tempo fa credevo che il sistema di checks and balances, la Costituzione, la giustizia, ci avrebbero protetti. Ora le fondamenta sembrano crollare. È come una tempesta improvvisa e devastante, con effetti a catena su tutto: la vita quotidiana, gli artisti, i giornali, la televisione, perfino quello che si può dire in un ristorante. È agghiacciante».
La libertà di parola, così come la intendeva la destra trumpiana, significava libertà di dire quel che vuole il potere?
«Sì, ed è paradossale. Gli Stati Uniti erano il Paese della libertà di espressione. Ora chi si proclamava difensore di quella libertà sta imponendo limiti feroci, non solo alla parola, ma anche ai media che dovrebbero raccontare i fatti. E la cosa più inquietante è che tutto questo non è frutto del caos ma di una pianificazione precisa. Non c’è nulla di accidentale è un disegno lucido e pericoloso».
In cosa si manifesta la paura di cui parlava?
«Le faccio l’esempio di mia moglie, Allison. È un’insegnante. I suoi studenti vanno dai 4 ai 10 anni e molti di loro sono rifugiati. Ogni giorno lei ha paura che l’Ice, gli agenti del dipartimento immigrazione, possano presentarsi alla porta della sua scuola. È pronta a non farli entrare, ma cosa succederà davanti a quel rifiuto? È così che le libertà vengono erose, una dopo l’altra, finché l’edificio crolla. Una prospettiva spaventosa. La gente ha paura, davvero paura».
Ha pensato di andar via?
«Io potrei: ho un passaporto irlandese, potrei andarmene se volessi. Ma la maggior parte delle persone non ha questa possibilità. E questa guerra colpisce soprattutto i più poveri, che sono stati ingannati».
Cosa c’è di diverso rispetto alle altre crisi a cui accennava?
«Tutto accade in modo esponenziale, velocissimo. Questo accelera l’ansia. E in più abbiamo accesso a ogni informazione, siamo bombardati da immagini, notizie, rumori. È come essere su una giostra che gira sempre più veloce, o in un caleidoscopio che si muove senza sosta. Rumore, luci, accelerazione. Ti viene da gridare: fermatevi, fatemi scendere».
La pianificazione di cui parlava mi fa pensare a come quei metodi si stiano diffondendo fuori dagli Stati Uniti. Mutuati in Gran Bretagna dal movimento Mega, in Francia, in Italia. Vede un pericolo di contagio?
«Questa logica si diffonde, e non riguarda solo gli Stati Uniti: basta guardare a quel che sta accadendo in Medio Oriente».
Un genocidio?
«Certamente a Gaza è in corso un genocidio, e Trump sostiene Netanyahu. Ma è un’epidemia: viviamo dentro questa malattia delle certezze. Tutti sono incredibilmente certi di ciò che sentono, e tutti sono certi di avere ragione, e tutti sono certi che loro, loro soltanto, siano quelli buoni e che abbiano la risposta. E non rimane assolutamente alcuna sfumatura. Non sono nemmeno fiumi di certezza, sono canali, cose costruite dall’uomo per portare l’acqua da un punto A a un punto B, e c’è un solo modo in cui l’acqua può scorrere in questi canali. E noi siamo tutti in questi canali. Così c’è un canale a sinistra, ce n’è uno a destra, e in mezzo, nella pianura alluvionale, non siamo in grado di andare. E i canali diventano sempre più profondi. E poi, anche se mi contraddico, tutta questa idea di “sinistra” e “destra” è così sciocca e stupida, giusto? È così semplicistica. È molto più complicato di così».
Cosa dovremmo fare?
«Dovremmo ricominciare a riconoscere la complessità, ad ascoltare le tante voci, a resistere alle semplificazioni. Invece la politica si nutre di slogan semplici, che portano voti e soldi. Così i pensieri più complessi vengono eliminati. Servono persone pronte a gridare la verità, anche contro il potere. Perché oggi ci sono uomini molto pericolosi, che si muovono con una visione chiara e malvagia».
E la diffondono attraverso i social. Il problema sono gli algoritmi sempre più polarizzati o gli uomini e le donne che ci sono dietro?
«Sono soprattutto uomini: il potere resta in gran parte maschile. Si ricorda di Marianne Budde, il vescovo che aveva parlato all’inaugurazione di Trump? Chiedeva di tener conto della paura dei più fragili. Sono passati pochi mesi, e quella paura si è diffusa ovunque. Perché fa questo, la paura, è esponenziale: la mia incontra la tua, e insieme non fanno che crescere».