Lo zar: al fronte 700 mila uomini. Zelensky esalta la controffensiva
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – E se ne va anche l’ultima “colomba” del Cremlino. Dmitry Kozak, vicinissimo al presidente Vladimir Putin sin dai tempi in cui era vicesindaco di San Pietroburgo, l’unico a osare in privato di dirgli che la guerra in Ucraina era stata un errore, si è dimesso da capo dell’Amministrazione presidenziale. E più tardi, parlando ai suoi alla Duma, Putin ha detto chiaro e tondo che d’ora in poi vale solo la cieca obbedienza: «Dobbiamo cercare, trovare e nominare persone che non temono nulla nel servire la Patria e che sono disposte a rischiare la propria salute e la propria vita». Intanto, come ha confermato lo stesso presidente russo, sono 700mila i soldati che combattono attualmente sul fronte ucraino, lungo la linea dell’invasione. Ma la prova muscolare di Putin è arrivata nel giorno dell’ennesimo cambio di umore di Donald Trump.
Nelle stesse ore in cui il Cremlino si blindava tra i falchi, da Londra cominciavano a rimbalzare le parole del presidente americano. Trump si è detto «…
BERLINO – E se ne va anche l’ultima “colomba” del Cremlino. Dmitry Kozak, vicinissimo al presidente Vladimir Putin sin dai tempi in cui era vicesindaco di San Pietroburgo, l’unico a osare in privato di dirgli che la guerra in Ucraina era stata un errore, si è dimesso da capo dell’Amministrazione presidenziale. E più tardi, parlando ai suoi alla Duma, Putin ha detto chiaro e tondo che d’ora in poi vale solo la cieca obbedienza: «Dobbiamo cercare, trovare e nominare persone che non temono nulla nel servire la Patria e che sono disposte a rischiare la propria salute e la propria vita». Intanto, come ha confermato lo stesso presidente russo, sono 700mila i soldati che combattono attualmente sul fronte ucraino, lungo la linea dell’invasione. Ma la prova muscolare di Putin è arrivata nel giorno dell’ennesimo cambio di umore di Donald Trump.
Nelle stesse ore in cui il Cremlino si blindava tra i falchi, da Londra cominciavano a rimbalzare le parole del presidente americano. Trump si è detto «deluso» da Putin, ha ricordato di aver parlato col capo del Cremlino “molte volte” e che “lui non ha mai mai fatto ciò che mi aveva detto, non ha mai neanche rispettato la leadership degli Stati Uniti”. Il pendolo della Casa Bianca, ieri, sembrava di nuovo oscillare a sfavore di Mosca, ma chissà.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov gli ha risposto a stretto giro di posta: «Quando il presidente Trump dice di essere deluso, mi sembra - non posso dire di conoscerlo molto bene, ovviamente, ma ho parlato con lui diverse volte e mi sono fatto una certa impressione - che ciò sia dovuto in parte al fatto che desidera soluzioni rapide». E per Mosca, «in alcuni casi questo può essere possibile, ma in altri no». Finalmente un po’ di chiarezza, dal Cremlino.
Poco lontano dalla linea di contatto dove Putin si è ieri vantato di aver schierato 700mila soldati, Volodymyr Zelensky è andato a trovare le truppe in Donetsk. E dopo aver rivendicato la recentissima «operazione di controffensiva» a Dobropillia e Pokrovsk, dove i russi avevano cercato di sfondare le linee nei giorni di agosto in cui Putin rivendicava l’intero Donbass, il presidente ucraino ha sottolineato che «l’Ucraina sta giustamente difendendo le sue posizioni e il suo territorio. Stiamo mandando all’aria tutti i piani della Russia, i piani per distruggere il nostro Stato». Nel corso della controffensiva in Donetsk, ha rivelato ieri Zelensky al Kyiv Indipendent, i soldati ucraini sono riusciti a riconquistare 160mila chilometri quadrati di territorio.
I toni sempre più minacciosi di Mosca e le recenti incursioni di droni russi nello spazio aereo polacco, romeno e lituano stanno anche inducendo gli europei a serrare i ranghi sulla difesa. Da Bruxelles il commissario alla Difesa Andrius Kubilius ha fatto sapere che i ministri della Difesa dell’Unione si riuniranno la prossima settimana per accelerare sul “muro di droni” evocato di recente dalla presidente dell’esecutivo europeo, Ursula von der Leyen. A Reuters, Kubilius ha rivelato che alcuni Paesi membri ne avevano già discusso prima della clamorosa invasione dei droni russi in Polonia, la scorsa settimana: «Dobbiamo recuperare rapidamente questo ritardo, che è molto pericoloso, per noi». E su questo, il Paese che ha più da insegnare, al momento, è l’Ucraina: la Ue si consulterà anche con Kiev.