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Il fondatore dei Proud Boys, l’estrema destra Usa: “Dopo Kirk una rivoluzione culturale. È guerra”

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Gavin McInnes, ex musicista punk diventato poi capo dell’alt right, era ai funerali dell’attivista ucciso: “Anche i moderati stanno salendo sulla nostra arca fatta di valori nazionalisti cristiani. Ma siamo pacifici e stiamo vincendo contro la sinistra”
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PHOENIX (ARIZONA) – «Charlie Kirk cercava il dialogo con tutti: ed ecco com’è finita, gli hanno sparato al collo. Ma riconosco che è stato profetico a chiamare il suo movimento Turning Point. La sua morte è davvero un immenso punto di svolta. Sta provocando una rivoluzione culturale di proporzioni epiche, un terremoto politico. Lo senti vibrare sotto i piedi. L’intero mondo occidentale si sta ribellando alle cazzate della sinistra e chiede di ritornare ai valori veri. Ce lo stiamo riprendendo». Gavin McInnes è l’ex musicista punk, poi co-editore della rivista Vice e figura di spicco della cultura hipster newyorchese, diventato poi leader dell’alt right americana fondando il gruppo neofascista Proud Boys. A Phoenix c’è anche lui con i «ragazzi», come chiama i seguaci: «Non sono più il leader», ti spiega. «Quando il gruppo fu classificato come estremista dall’Fbi nel 2018 gli avvocati mi consigliarono di dimettermi per aiutare due dei nostri, accusati di banda armata. Per quel tipo di a…

PHOENIX (ARIZONA) – «Charlie Kirk cercava il dialogo con tutti: ed ecco com’è finita, gli hanno sparato al collo. Ma riconosco che è stato profetico a chiamare il suo movimento Turning Point. La sua morte è davvero un immenso punto di svolta. Sta provocando una rivoluzione culturale di proporzioni epiche, un terremoto politico. Lo senti vibrare sotto i piedi. L’intero mondo occidentale si sta ribellando alle cazzate della sinistra e chiede di ritornare ai valori veri. Ce lo stiamo riprendendo». Gavin McInnes è l’ex musicista punk, poi co-editore della rivista Vice e figura di spicco della cultura hipster newyorchese, diventato poi leader dell’alt right americana fondando il gruppo neofascista Proud Boys. A Phoenix c’è anche lui con i «ragazzi», come chiama i seguaci: «Non sono più il leader», ti spiega. «Quando il gruppo fu classificato come estremista dall’Fbi nel 2018 gli avvocati mi consigliarono di dimettermi per aiutare due dei nostri, accusati di banda armata. Per quel tipo di accusa devi avere un capo, deve esserci una banda. Quindi ora sono solo un loro fan».

Che ci fa qui? I rapporti fra Charlie Kirk e gruppi alt right come il vostro non erano cordiali.

«Non voleva essere associato a noi, ci considerava troppo radicali, lui voleva essere mainstream. Si sentiva il Martin Luther King della destra, e noi eravamo Malcolm X. Glielo dissi: “Buona fortuna, ti auguro il meglio ma non pensare che puoi dialogare con questi folli idioti di sinistra”. Perché non si ragiona con loro, siamo in guerra. Purtroppo, avevo ragione. Non mi fa piacere, ma è così».

Quindi gli rende omaggio.

«Ho ripetuto per anni “Sta per arrivare il diluvio universale, abbiamo costruito un’unica arca, saliteci sopra”. Sì, insomma, uniamoci. E invece ci hanno messo al bando, definito il mio club un gruppo terroristico, ci hanno incarcerato. È finita che il nostro Martin Luther King è stato assassinato e ora tutti quelli che dicevano di voler stare al centro stanno salendo sulla nostra arca fatta di valori nazionalisti cristiani».
Che cosa succederà?

«Negli ultimi 15 anni i radicali marxisti si sono presi mezzo Paese, ci hanno vilificati con la loro retorica violenta chiamandoci estremisti, nazisti, fascisti. Al meglio, ci sarà un divorzio fra chi sostiene la destra e chi la sinistra. E nella battaglia per la custodia voglio essere sicuro che i bambini restino con noi, non mi fido di quei pedofili lì. Al peggio ci sarà una guerra civile».

Una vera secessione?

«No, prima eravamo violenti ma ora ci siamo corretti. Se c’è una cosa che Kirk ci ha insegnato è che la tolleranza zero per le cazzate è più efficace della violenza politica. La guerra civile sarà pacifica, culturale. La vinceremo noi, senza sangue, la stiamo già vincendo. Le politiche sulla diversità sono finite, insieme alle scuole dove s’insegnava il pensiero critico e che i bianchi erano tutti schiavisti. La violenza la lasciamo alla sinistra. Quando uccisero George Floyd diedero fuoco alle città. Ma ora che hanno ucciso Charlie abbiamo fatto solo veglie pacifiche. Siamo ed eravamo nel giusto e la Storia ci sta rendendo giustizia».

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