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Quegli assalti dal cielo con bombe urticanti. Lo scudo della nave Fasan

(afp)

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I filmati mostrano l’impiego contro la Flotilla di ordigni flash bang tipicamente usati in contesto di sommosse
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Una nave da guerra per proteggere la Global Sumud Flottilla dalle incursioni notturne dei droni. Oggetti volanti non identificati che però hanno caratteristiche chiare: sono quadricotteri armati di un lanciagranate. I filmati del raid non permettono di dare certezze sul modello esatto di velivolo, né sulla sua nazionalità. Ma sono comunque in grado di fornire una serie di indicazioni significative sull’aggressione contro la spedizione umanitaria diretta a Gaza. Anzitutto sul tipo di munizioni: proiettili da 40 millimetri, del tipo usato anche per lanciare i gas lacrimogeni durante le manifestazioni di piazza in Italia.

Le esplosioni che generano un forte botto – quelle che gli attivisti hanno chiamato “bombe sonore” – sono la firma delle “flash bang”: generano una luce accecante e un suono assordante, con effetti che proseguono per alcuni minuti. Sono state concepite per le irruzioni nelle abitazioni: devono stordire le persone all’interno e impedirgli di reagire. Quelle urticanti des…

Una nave da guerra per proteggere la Global Sumud Flottilla dalle incursioni notturne dei droni. Oggetti volanti non identificati che però hanno caratteristiche chiare: sono quadricotteri armati di un lanciagranate. I filmati del raid non permettono di dare certezze sul modello esatto di velivolo, né sulla sua nazionalità. Ma sono comunque in grado di fornire una serie di indicazioni significative sull’aggressione contro la spedizione umanitaria diretta a Gaza. Anzitutto sul tipo di munizioni: proiettili da 40 millimetri, del tipo usato anche per lanciare i gas lacrimogeni durante le manifestazioni di piazza in Italia.

Le esplosioni che generano un forte botto – quelle che gli attivisti hanno chiamato “bombe sonore” – sono la firma delle “flash bang”: generano una luce accecante e un suono assordante, con effetti che proseguono per alcuni minuti. Sono state concepite per le irruzioni nelle abitazioni: devono stordire le persone all’interno e impedirgli di reagire. Quelle urticanti descritte da altri testimoni invece paiono ordigni “da ordine pubblico”, per disperdere la folla spargendo una sostanza chimica che crea un’irritazione alla pelle, in genere temporanea. Entrambe sono molto più potenti di quelle permesse dalle leggi europee: rientrano nella categoria delle “armi non letali”, anche se a distanze ravvicinate possono causare danni permanenti. Più difficile includere in questa categoria i proiettili incendiari dello stesso calibro scagliati contro i velieri a largo della Tunisia, che provocano una scia di fiamme capaci di appiccare un rogo.

Queste munizioni vengono prodotte da tante nazioni e possono essere pure dotate di un apparato per programmare l’altezza dello scoppio, scegliendo ad esempio di farlo avvenire sopra le vele e non sullo scafo. Allo stesso modo, aziende di diversi Paesi, tra cui Turchia e Stati Uniti, costruiscono quadricotteri telecomandati muniti di un lanciatore da 40 millimetri, in alcuni casi con sei-otto colpi a disposizione. Il raggio d’azione è al massimo di 30-40 chilometri, che può raddoppiare se si schiera un altro drone come ponte radio volante. Gli ucraini li utilizzano con proiettili contro-carro o per scagliare schegge micidiali. Società israeliane ne hanno presentati in pubblico due modelli: un quadricottero e un elicottero più grande. Inoltre Israele dispone di munizioni “non letali” molto potenti, studiate per fronteggiare rivolte nello stile dell’Intifada palestinese. Non solo. È stato documentato l’impiego di quadricotteri spara-granate israeliani a Gaza. In un’occasione hanno gettato all’esterno di una moschea proiettili stordenti, come le “flash bang” di ieri; in un altro hanno sganciato su un’ambulanza testate incendiarie, simili a quelle filmate in Tunisia.

Cosa potrà fare la fregata “Fasan” per tutelare la Flottiglia? L’equipaggio ha partecipato alla missione nel Mar Rosso per difendere i mercantili dagli attacchi degli Houthi yemeniti e ha un’esperienza formidabile nel contrasto ai droni: in almeno un’occasione li ha distrutti con il cannone a tiro rapido. Si trattava però di aerei senza pilota, lunghi tra 3,5 e 8 metri. I quadricotteri invece sono minuscoli - normalmente tra 60 centimetri e un metro – e anche il modernissimo radar di bordo potrebbe faticare a individuare oggetti così piccoli che si muovono a bassa quota. Ma il Fasan rappresenta un deterrente per dissuadere da altre aggressioni. I sistemi di contromisure elettroniche riescono a disturbare le frequenze usate per guidare i robot volanti. E questi apparati possono localizzare i battelli che lanciano e pilotano i droni – probabilmente anonimi pescherecci o yacht – rilevando la “traccia elettromagnetica” che emettono quando entrano in azione. L’aviazione greca ieri ha affidato la stessa attività al suo migliore drone da ricognizione: un Heron di fabbricazione israeliana, che non pare avere scoperto alcunché.

Molto più controversa appare l’ipotesi di delegare alla fregata il compito di dissuadere la Flottilla dall’avvicinarsi a Gaza e impedire uno scontro diretto con le motovedette dello Stato ebraico: uno scenario trapelato ieri sera dalle indiscrezioni di fonti governative.

Ostacolare velieri con una nave lunga 144 metri e un dislocamento di quasi settemila tonnellate è un’attività rischiosa, perché basta nulla a provocare un incidente. Nel marzo 1997 la corvetta Sibilla, obbedendo a una direttiva del governo Prodi, ha sbarrato la rotta nel canale di Otranto a un barcone in fuga dall’Albania, che è affondato durante le manovre: sono morte 108 persone. Il comandante è stato riconosciuto dalla Cassazione come l’unico responsabile: un precedente che nella Marina militare non è stato dimenticato.

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