Kimmel torna sugli schermi e applaude la moglie di Kirk. Donald minaccia la rete Abc
di Massimo BasileNEW YORK – Il monologo di un comico contro la censura di Donald Trump è diventato il momento di culto in un’America spezzata. Milioni di telespettatori, in mezzo a un’abbuffata di partite di baseball e reality, hanno riscoperto il valore della libertà d’espressione, almeno per una notte. L’atteso discorso di Jimmy Kimmel, al rientro in tv dopo che la Disney ha revocato la sua sospensione, è stato un trionfo. È diventato virale in tutto il mondo, visto più di 17 milioni di volte tra YouTube e Instagram. Nexstar e Sinclair, per protesta, non hanno trasmesso il “Jimmy Kimmel Live” sulle loro 70 stazioni affiliate a Abc, per cui lo show non è andato in chiaro in città come Seattle, Salt Lake City, Nashville, New Orleans e nemmeno a Washington, ma Disney ha inserito lo show su una app di streaming e ha aggirato il blackout. Secondo alcune stime, il monologo potrebbe avere avuto uno dei maggiori ascolti di sempre nella storia del programma.
Trump voleva soffocare la satira, Kimmel ha dimos…
NEW YORK – Il monologo di un comico contro la censura di Donald Trump è diventato il momento di culto in un’America spezzata. Milioni di telespettatori, in mezzo a un’abbuffata di partite di baseball e reality, hanno riscoperto il valore della libertà d’espressione, almeno per una notte. L’atteso discorso di Jimmy Kimmel, al rientro in tv dopo che la Disney ha revocato la sua sospensione, è stato un trionfo. È diventato virale in tutto il mondo, visto più di 17 milioni di volte tra YouTube e Instagram. Nexstar e Sinclair, per protesta, non hanno trasmesso il “Jimmy Kimmel Live” sulle loro 70 stazioni affiliate a Abc, per cui lo show non è andato in chiaro in città come Seattle, Salt Lake City, Nashville, New Orleans e nemmeno a Washington, ma Disney ha inserito lo show su una app di streaming e ha aggirato il blackout. Secondo alcune stime, il monologo potrebbe avere avuto uno dei maggiori ascolti di sempre nella storia del programma.
Trump voleva soffocare la satira, Kimmel ha dimostrato che la voce comica può sopravvivere all’intimidazione. Lui come Dave Chappelle, George Carlin, Stephen Colbert, Jon Stewart, autori di monologhi in difesa dell’America libera. Ma il successo non significa che il Paese si sia ravveduto. La parte progressista ha parlato di «manifesto sulla libertà», la base Maga di «pentimento tardivo». Per Turning Point Usa, l’organizzazione fondata da Charlie Kirk, l’attivista radicale di destra ucciso il 10 settembre, sono mancate le parole magiche: «Scusate, il killer era di sinistra». L’Fbi non ha trovato prove della matrice, e il ragazzo arrestato è cresciuto in una famiglia trumpiana e fanatica di armi, ma per il popolo Maga non conta. Kimmel, che aveva accusato i repubblicani di voler speculare sulla matrice dell’attentato, ai loro occhi è ormai dannato. I conservatori non hanno creduto neanche al momento più emotivo della serata, quando il comico, con gli occhi lucidi, ha confessato di essere rimasto colpito dalla decisione di Erika di perdonare l’assassino del marito. «Da credente - ha detto - quel gesto mi ha colpito molto, è quello che si doveva fare».
Nello stadio di Glendale, durante la commemorazione di Kirk, il popolo Maga aveva applaudito sia l’annuncio della donna di perdonare cristianamente il killer che il messaggio di Trump, che ne aveva invocato la pena di morte. Il comico ha provato inutilmente ad aprire una breccia nei loro cuori: «Non è mai stata mia intenzione sminuire l’omicidio di un giovane. Non penso ci sia nulla di divertente in questo». «Non credo - ha aggiunto - che l’assassino rappresenti qualcuno. Era una persona malata convinta che la violenza fosse una soluzione. E non lo è mai». Kimmel è poi tornato ad attaccare Trump: «Ha fatto del suo meglio per cancellarmi, invece ha costretto milioni di persone a guardare lo show. Gli si è ritorto contro». «Adesso - ha aggiunto velenoso - gli toccherà pubblicare i file di Jeffrey Epstein per distogliere la gente da questa storia. Il governo non può controllare ciò che diciamo e non diciamo in tv, e dobbiamo opporci a questo, che è antiamericano».
Poco prima che il comico si prendesse la standing ovation in studio, Trump gli aveva dato involontariamente ragione, invocando la censura e minacciando rappresaglie. In un post su Truth, aveva scritto: «Kimmel mette in pericolo la rete trasmettendo il 99% di spazzatura positiva sui Democratici. È un altro braccio del Partito e, per quanto ne so, questo costituirebbe un importante contributo elettorale illegale. Penso che testeremo Abc su questo». Il tycoon farà di tutto per silenziare la satira politica. Il capo dell’agenzia delle telecomunicazioni Brendan Carr, che aveva fatto pressioni su Disney perché cacciasse Kimmel, ha minacciato un’indagine su Abc. Per l’America Maga la storia non finisce qui. Ma, almeno per ora, neanche lo show di Kimmel.