✕

Il conservatore glamour Sarkozy rovinato da una spy story dopo aver tradito il rais

(agf)

Ascolta l'audio

Brigitte Macron non ha nascosto di aver votato per lui nel 2007, e l’amicizia con Carla Bruni ha trasformato l’Eliseo in luogo di colazioni a quattro, in cui politica e mondanità si intrecciano
2 minuti di lettura

PARIGI – «Mi batterò fino all’ultimo respiro per dimostrare la mia innocenza». Nel cuore della sua battaglia giudiziaria più dura, davanti a un epilogo inaspettato, Nicolas Sarkozy ora coltiva in segreto la speranza di una grazia presidenziale. Una mano tesa da Emmanuel Macron, il giovane successore che lo consulta ancora e con cui intrattiene un rapporto ambiguo, fatto di diffidenza e complicità. Finora, però, l’Eliseo non si è mai sbilanciato. Macron apprezza l’intuito politico del suo predecessore, lo ascolta, ne teme la capacità di manovra. Brigitte Macron non ha nascosto di aver votato per lui nel 2007, e l’amicizia con Carla Bruni ha trasformato l’Eliseo in luogo di colazioni a quattro, in cui politica e mondanità si intrecciano.

La vicenda giudiziaria che lo perseguita da oltre un decennio ha il respiro di una spy story internazionale. Sarkozy ha sempre negato con fermezza il «patto di corruzione» con il dittatore Muammar Gheddafi, definendolo una favola inventata dal raìs e da…

PARIGI – «Mi batterò fino all’ultimo respiro per dimostrare la mia innocenza». Nel cuore della sua battaglia giudiziaria più dura, davanti a un epilogo inaspettato, Nicolas Sarkozy ora coltiva in segreto la speranza di una grazia presidenziale. Una mano tesa da Emmanuel Macron, il giovane successore che lo consulta ancora e con cui intrattiene un rapporto ambiguo, fatto di diffidenza e complicità. Finora, però, l’Eliseo non si è mai sbilanciato. Macron apprezza l’intuito politico del suo predecessore, lo ascolta, ne teme la capacità di manovra. Brigitte Macron non ha nascosto di aver votato per lui nel 2007, e l’amicizia con Carla Bruni ha trasformato l’Eliseo in luogo di colazioni a quattro, in cui politica e mondanità si intrecciano.

La vicenda giudiziaria che lo perseguita da oltre un decennio ha il respiro di una spy story internazionale. Sarkozy ha sempre negato con fermezza il «patto di corruzione» con il dittatore Muammar Gheddafi, definendolo una favola inventata dal raìs e dal suo entourage. Una trama cupa tra viaggi a Tripoli, valigie piene di contanti, bonifici offshore, lettere manoscritte e testimoni morti in circostanze misteriose. Tutto comincia nel 2011, quando Gheddafi e suo figlio, sotto l’incalzare delle rivolte popolari, accusano l’ex alleato francese di aver incassato milioni per la campagna presidenziale del 2007. La Francia, che allora aveva accolto il raìs in visita ufficiale con tutti gli onori, decide di rovesciarlo. Sarkozy è tra i più determinati a scatenare la guerra contro il regime libico con un intervento militare che segna la fine di Gheddafi ma anche, quindici anni dopo, il destino dell’ex presidente francese.

La guerra in Libia scatenata da Sarkozy è una linea di frattura ancora aperta nelle relazioni bilaterali tra Italia e Francia. L’asse storico tra Roma e Tripoli, cementato da affari energetici e relazioni personali, si era scontrato all’epoca con l’attivismo di Sarkozy. Ed era sfociato in una rivalità politica e personale con l’allora premier Silvio Berlusconi. «Ho preso il meglio dell’Italia», aveva scherzato Sarkozy in un’intervista a Repubblica parlando del suo matrimonio con Carla Bruni. Anche la vita privata del presidente francese si intreccia con l’Italia. Il divorzio da Cécilia, consumato tra scandali e pettegolezzi, e le nozze lampo con la mannequin e cantante italo-francese, avevano trasformano Sarkozy nel protagonista di un feuilleton mondano. Sarkozy, l’uomo che amava mostrarsi come un presidente “bling bling”, che a fianco di Carla Bruni ha incarnato l’immagine glamour, varcherà i cancelli della prigione della Santé, lo stesso carcere che ha accolto terroristi e criminali celebri.

Anche l’ex première dame, ieri accanto al marito con un sorriso ostentato davanti al muro di giornalisti, è stata risucchiata nel gorgo giudiziario. Bruni è stata interrogata dalla polizia giudiziaria come testimone in un filone dell’inchiesta nato dal clamoroso voltafaccia del faccendiere libanese Ziad Takieddine, che dopo aver accusato l’ex capo dello Stato ritrattò in un’intervista televisiva. I giudici sono convinti che il cambio di rotta di Takieddine sia stato organizzato dalla potente pr delle celebrità, Mimi Marchand, amica della ex première dame. Carla Bruni avrebbe aiutato Marchand ad andare in Libano, dove viveva Takieddine che intanto è morto qualche giorno fa, senza vedere il clamoroso esito del processo.

Ritirato dalla politica dal 2016, Sarkozy non ha mai smesso di esercitare la sua influenza. Nonostante i tanti processi aperti ha continuato a scrivere libri, rilasciare interviste, dare consigli ai leader della destra e non solo. Il nuovo premier Sébastien Lecornu, suo ex protetto, è andato a vederlo subito dopo la sua nomina alla guida del governo. Intanto, uno dei suoi figli, Louis Sarkozy, 27 anni, ha cominciato a muovere i primi passi sulla scena pubblica. Nato dal matrimonio con Cécilia, cresciuto tra Parigi e gli Stati Uniti, “Sarko junior” ha pubblicato saggi e interventi sulla stampa francese, con posizioni a metà tra liberalismo e tradizione cattolica. Macron ieri non ha commentato la sentenza, nel rispetto della separazione dei poteri. E non è affatto certo che, in un clima francese da Mani Pulite, con una battaglia sempre più intensa tra politica e magistratura, il capo dello Stato voglia davvero avanzare sull’idea di una grazia.

Leggi i commenti