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Le mappe, i quiz e il QR code: i trucchi del premier istrione

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Il primo ministro ha anche ordinato all’Idf di montare altoparlanti sul confine per far sentire la sua voce all’interno della Striscia
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Benjamin Netanyahu ama i colpi di scena, le mappe ridisegnate dalla sua visione del Medioriente, i simboli e gli slogan a effetto. Nel discorso alle Nazioni unite disertato dalla maggior parte dei diplomatici del mondo, non si è risparmiato in spettacolarità e propaganda. Mentre parlava al Palazzo di Vetro, ai soldati dell’unità 8200 dell’esercito israeliano - che si occupano di guerra informatica - è stato ordinato di piazzare altoparlanti ai confini di Gaza e dentro la Striscia, nelle aree controllate dall’Idf. Ufficialmente, per mandare un messaggio agli ostaggi – «Non vi abbiamo dimenticato, non riposeremo finché non vi avremo riportato a casa», ha detto il premier in inglese in ebraico – ma anche per costringere i palestinesi a seguire il suo discorso, una richiesta giudicata «folle» da alcuni ufficiali che hanno parlato in forma anonima con Haaretz perché ha esposto i soldati a rischi inutili. «Sfortunatamente per Netanyahu, lui non è Kim Jong Un e l’esercito israeliano non dovr…

Benjamin Netanyahu ama i colpi di scena, le mappe ridisegnate dalla sua visione del Medioriente, i simboli e gli slogan a effetto. Nel discorso alle Nazioni unite disertato dalla maggior parte dei diplomatici del mondo, non si è risparmiato in spettacolarità e propaganda. Mentre parlava al Palazzo di Vetro, ai soldati dell’unità 8200 dell’esercito israeliano - che si occupano di guerra informatica - è stato ordinato di piazzare altoparlanti ai confini di Gaza e dentro la Striscia, nelle aree controllate dall’Idf. Ufficialmente, per mandare un messaggio agli ostaggi – «Non vi abbiamo dimenticato, non riposeremo finché non vi avremo riportato a casa», ha detto il premier in inglese in ebraico – ma anche per costringere i palestinesi a seguire il suo discorso, una richiesta giudicata «folle» da alcuni ufficiali che hanno parlato in forma anonima con Haaretz perché ha esposto i soldati a rischi inutili. «Sfortunatamente per Netanyahu, lui non è Kim Jong Un e l’esercito israeliano non dovrebbe trasmettere i discorsi del leader tramite altoparlanti, mettendo a rischio la vita dei soldati sul campo», ha commentato il capo dell’opposizione Yair Lapid. Ai gazawi è toccato ricevere anche un sms sul telefono con il link al discorso, che ha fatto infuriare pure le famiglie degli ostaggi quando ha letto solo i nomi dei rapiti che sarebbero ancora vivi e non quelli dei morti.

In uno show studiato nei dettagli, rivolto soprattutto al pubblico israeliano, il premier si è presentato con una spilla sulla giacca su sui era disegnato un QR code: rimandava a un sito con la storia del 7 ottobre. Netanyahu ha poi sciorinato una serie di mappe e slide con quiz rivolti alla platea. Su una prima mappa, intitolata “La maledizione”, ha spuntato con un pennarello tutti i Paesi nemici che Israele ha attaccato negli ultimi due anni, dall’Iran al Libano. «Chi grida “Morte all’America?”» ha chiesto poi alla platea mentre leggeva i nomi di Iran, Hamas, Hezbollah e della milizia Houthi dello Yemen. «La risposta giusta è: tutti». Un discorso-spettacolo in cui il premier israeliano ha negato tutte le accuse, da quella di essere responsabile di crimini di guerra, per la quale è ricercato dalla corte di giustizia internazionale, a quella di aver provocato intenzionalmente la carestia a Gaza.

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