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L’Onu reimpone le sanzioni all’Iran. Media Usa: “Teheran lavora a un nuovo sito nucleare”

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Erano state tolte nel 2015. Le trattative che gli europei hanno portato avanti a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite non hanno prodotto risultati
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Il conto alla rovescia è iniziato: alla mezzanotte di stasera le sanzioni Onu contro l’Iran, che erano state rimosse con l’accordo nucleare del 2015, verranno reintrodotte. Le trattative che gli europei hanno portato avanti con Teheran a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite non hanno prodotto risultati. Né ha trovato i consensi necessari per essere approvata la risoluzione presentata ieri in extremis al consiglio di sicurezza dell’Onu da russi e cinesi che puntava a rinviare la scadenza e a dare altri sei mesi di tempo alla Repubblica islamica.

Abbiamo offerto “molte opportunità per giungere a una nuova soluzione negoziata, ma loro (l'Iran) non hanno sfruttato questo spazio", ha dichiarato il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, pur non escludendo del tutto che possano esserci ancora spazi per la diplomazia. Gli europei avevano posto tre condizioni a Teheran: la ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti, l'accesso degli ispettori dell'Agenzia Internazionale p…

Il conto alla rovescia è iniziato: alla mezzanotte di stasera le sanzioni Onu contro l’Iran, che erano state rimosse con l’accordo nucleare del 2015, verranno reintrodotte. Le trattative che gli europei hanno portato avanti con Teheran a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite non hanno prodotto risultati. Né ha trovato i consensi necessari per essere approvata la risoluzione presentata ieri in extremis al consiglio di sicurezza dell’Onu da russi e cinesi che puntava a rinviare la scadenza e a dare altri sei mesi di tempo alla Repubblica islamica.

Abbiamo offerto “molte opportunità per giungere a una nuova soluzione negoziata, ma loro (l'Iran) non hanno sfruttato questo spazio", ha dichiarato il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, pur non escludendo del tutto che possano esserci ancora spazi per la diplomazia. Gli europei avevano posto tre condizioni a Teheran: la ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti, l'accesso degli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica ai siti nucleari sensibili, in particolare Natanz, Fordow e Isfahan e un processo per mettere in sicurezza le scorte di uranio arricchito. L’Iran ha rilanciato offrendo un accesso parziale all’Aiea in cambio dello stop al meccanismo di snapback di reimposizione delle sanzioni. Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha avvertito che in caso di mancato accordo, "la Repubblica islamica dell'Iran considererà terminati i suoi impegni pratici con l'agenzia" atomica che aveva cercato di riprendere le relazioni con l’Iran dopo che israeliani e americani hanno bombardato i siti nucleari del Paese.

Da quando nel 2018 Trump, al suo primo mandato, stracciò unilateralmente l’accordo del 2015, sottoponendo l’Iran a pesanti sanzioni, le tensioni tra la Repubblica islamica e la comunità internazionale sono cresciute. Israele, Europa e Stati Uniti accusano l’Iran di lavorare sottotraccia per dotarsi di un’arma nucleare, circostanza che Teheran ha sempre smentito. "L'Iran non ha mai cercato e non cercherà mai di costruire una bomba atomica. Non vogliamo armi nucleari”, ha ripetuto pochi giorni fa a New York il presidente iraniano Pezeshkian. Dopo gli attacchi agli impianti nucleari, a giugno, resta incerta la sorte di circa 450 chili di uranio arricchito al 60% che l’Iran aveva accumulato.

Ieri il Washington Post, analizzando le immagini satellitari, ha scritto che l’Iran ha accelerato la costruzione di un nuovo sito sotterraneo dopo i bombardamenti statunitensi e israeliani. Il sito è conosciuto come la "Montagna del Piccone", dal 2020 gli ingegneri stanno scavando gallerie in profondità montagna a circa un miglio di distanza da Natanz, e probabilmente più profondo rispetto a quello di Fordow considerato il cuore del programma nucleare iraniano.

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