Dilani: “Israele è stato coinvolto, noi palestinesi neanche consultati. Non accetteremo imposizioni”
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV – A parlare con Dimitri Dilani si capisce subito perché il piano di Trump non piacerà ai palestinesi. O almeno, non del tutto. Dilani è il braccio destro di Mohammed Dahlan, leader dei riformisti di Fatah da tempo in esilio negli Emirati arabi uniti: come il suo capo, è fortemente critico dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), di cui non si stanca di chiedere una riforma profonda. E anche di Hamas, che ha tolto a Dahlan buona parte della sua base a Gaza. Ma più di tutti, detesta Netanyahu e la sua politica nei confronti dei palestinesi. Risponde dalla sua casa di Gerusalemme Est.
Netanyahu ha detto sì, la palla è nel campo palestinese: di Hamas prima di tutto…
«Errore. Netanyahu non ha detto sì. Ha ringraziato, ha lodato, ha minacciato: ma non ha mai detto la frase “noi accettiamo”. Ha fatto uno dei suoi giochi di prestigio, ha giocato sull’ambiguità e ha portato tutta l’attenzione dei media e della sua gente su Hamas. Spetta a loro ora dire sì, anche se lui non lo ha fat…
TEL AVIV – A parlare con Dimitri Dilani si capisce subito perché il piano di Trump non piacerà ai palestinesi. O almeno, non del tutto. Dilani è il braccio destro di Mohammed Dahlan, leader dei riformisti di Fatah da tempo in esilio negli Emirati arabi uniti: come il suo capo, è fortemente critico dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), di cui non si stanca di chiedere una riforma profonda. E anche di Hamas, che ha tolto a Dahlan buona parte della sua base a Gaza. Ma più di tutti, detesta Netanyahu e la sua politica nei confronti dei palestinesi. Risponde dalla sua casa di Gerusalemme Est.
Netanyahu ha detto sì, la palla è nel campo palestinese: di Hamas prima di tutto…
«Errore. Netanyahu non ha detto sì. Ha ringraziato, ha lodato, ha minacciato: ma non ha mai detto la frase “noi accettiamo”. Ha fatto uno dei suoi giochi di prestigio, ha giocato sull’ambiguità e ha portato tutta l’attenzione dei media e della sua gente su Hamas. Spetta a loro ora dire sì, anche se lui non lo ha fatto».
C’è qualcosa che i palestinesi possono accettare di questo piano?
«Certo che c’è. La fine della guerra, del genocidio, della fame che uccide i nostri bambini. Il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia. Quello che sto dicendo è che il fatto che non sia stato neanche discusso con i palestinesi non ci permette di dare una risposta chiara».
È stato discusso con i Paesi arabi…
«Lei solleva un punto importante. Il fatto che sia stato discusso con i Paesi arabi dimostra che Mahmoud Abbas e il suo governo sono irrilevanti per la comunità internazionale. I Paesi arabi – Egitto, Giordania, Emirati, Arabia Saudita e Qatar – sono quelli che in questi mesi hanno preso sulle spalle la causa palestinese e l’hanno difesa imponendola anche all’Europa e agli Stati Uniti. Non Abbas né il suo inutile governo».
Il piano chiede una riforma radicale dell’Anp…
«Che anche noi dei riformisti di Fatah e molti altri palestinesi chiediamo da tempo. E che oggi è più urgente che mai. Se mi permette, c’è un punto del piano che trovo assolutamente insultante e che conferma l’irrilevanza dell’Anp».
Mi lasci indovinare: Tony Blair…. non molto amato dai palestinesi…
«No. Non voglio arrivare a questo, non discuto neanche del nome. Discuto del fatto che nessuno può decidere chi deve avere giurisdizione sulle questioni palestinesi se non i palestinesi. Ogni organismo di governo temporaneo, a prescindere da chi lo guiderà, deve essere approvato dai palestinesi con il consenso di tutte le fazioni politiche: comprese Hamas e l’Anp, ma non solo loro. Non possiamo accettare che ci venga imposta una entità contro la nostra volontà. È un insulto che un Paese che si dice democratico come gli Stati Uniti lo proponga senza portare al tavolo i palestinesi. Ed è disumanizzante. È sbagliato il principio, non la persona».
Ammetterà che solo gli Stati Uniti potevano costringere Netanyahu a fare concessioni…
«Gli Usa sono da trent’anni un mediatore di parte. Il fatto che abbiano discusso per giorni il piano con Israele e che l’altra parte non lo abbia neanche ricevuto dice tutto».
Il piano prevede un’implementazione rapidissima: che si aspetta che accada nelle prossime ore?
«Mi aspetto che Netanyahu metta in campo i suoi soliti trucchi. Che faccia di tutto sul terreno, per rendere questo piano inaccettabile da Hamas: a Gaza e in Cisgiordania. Abbiamo visto cosa ha fatto a Doha ai negoziatori riuniti per discutere una versione precedente dell’accordo».