La sfida di Putin alla Nato: “Risponderemo alle minacce”
di Rosalba CastellettiCon sé, oltre al solito faldone di appunti, ha portato anche un libro dalla copertina lisa. A un certo punto, Vladimir Putin lo mostra e rivela che, prima di andare a dormire, gli piace leggere Aleksandr Pushkin e che la sera prima si è imbattuto nella poesia Anniversario di Borodino. «È come se l’avesse scritta ieri». Ne legge qualche verso: «“Hanno dimenticato la baionetta russa e la neve? Ma i postumi della sbornia saranno duri per loro”. Risponde a molte domande».
Altro che “tigre di carta”. La Russia darà una «risposta alle minacce». Che si tratti della «crescente militarizzazione dell’Europa», degli attacchi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, di missili Tomahawk, sequestro di navi o test nucleari. «Nessuno dubiti che la risposta della Russia non tarderà ad arrivare. La risposta sarà, a dir poco, molto convincente. Sarà una risposta. Noi non abbiamo mai avviato uno scontro militare».
E per rendere più chiaro il concetto, dopo aver citato il poeta che «è il nostro tutto»…
Con sé, oltre al solito faldone di appunti, ha portato anche un libro dalla copertina lisa. A un certo punto, Vladimir Putin lo mostra e rivela che, prima di andare a dormire, gli piace leggere Aleksandr Pushkin e che la sera prima si è imbattuto nella poesia Anniversario di Borodino. «È come se l’avesse scritta ieri». Ne legge qualche verso: «“Hanno dimenticato la baionetta russa e la neve? Ma i postumi della sbornia saranno duri per loro”. Risponde a molte domande».
Altro che “tigre di carta”. La Russia darà una «risposta alle minacce». Che si tratti della «crescente militarizzazione dell’Europa», degli attacchi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, di missili Tomahawk, sequestro di navi o test nucleari. «Nessuno dubiti che la risposta della Russia non tarderà ad arrivare. La risposta sarà, a dir poco, molto convincente. Sarà una risposta. Noi non abbiamo mai avviato uno scontro militare».
E per rendere più chiaro il concetto, dopo aver citato il poeta che «è il nostro tutto», non esita a usare messaggi più prosaici. La saggezza popolare: «“Non c’è difesa contro un piede di porco se non un altro piede di porco”. È l’essenza di ciò che accade nel mondo: si ripete sempre». O una colorita allusione: «A molti non piace l’esistenza stessa della Russia. E tutti vogliono contribuire a infliggerci una sconfitta strategica. Vorrei fare un gesto volgare, ma ci sono tante donne qui, non lo farò».
La risposta a Donald Trump che la settimana prima aveva definito la Russia una “tigre di carta” arriva dalla plenaria del Forum del Club Valdai, il think tank vicino al Cremlino. È una rivendicazione di forza e una sfida, ma bilanciata da ammiccamenti e dichiarazioni concilianti per tenere la porta aperta con gli Stati Uniti. Nel suo discorso introduttivo, Putin illustra le sue “istruzioni per l’uso” per un “mondo policentrico”, slogan del Forum che si svolge a Sochi.
Accusa «le élite» europee di «fomentare l’isteria» sostenendo che «la guerra con i russi è alle porte. Ripetono questa assurdità, questo mantra. Impossibile crederci. O sono incredibilmente incompetenti o semplicemente disonesti. Sarei tentato di dire loro: dormite sonni tranquilli. Ma l’autoinganno è pericoloso». E, quindi, «se qualcuno ha davvero voglia di competere con noi in ambito militare che ci provi. Non c’è mai stato un caso in cui non sia finita male».
Parla anche dei conflitti causati dalla volontà d’imporre «concezioni unilaterali e soggettive di sicurezza a tutti». A Gaza si vede «la luce in fondo al tunnel» grazie al piano di Trump che la Russia è pronta a sostenere purché porti alla «creazione di due Stati, la chiave per una soluzione finale». In Ucraina, invece, l’Occidente ha «istigato» la popolazione contro Mosca e ora la usa come «materiale sacrificabile». Ma «un accordo è possibile» purché si basi «sulla consapevolezza che tutte le parti in questa complessa situazione hanno i propri interessi». «La buona volontà prevarrà», confida.
Rispondendo alle domande del politologo Fjodor Lukjanov e dei delegati di 42 Paesi, tra cui Tara Reade che accusò Biden di abusi sessuali e ha ora ottenuto la cittadinanza russa, Putin rivendica che le forze ucraine non riescono a «sostituire le perdite sul campo» perciò farebbero «meglio a pensare come raggiungere un accordo», mentre la Russia «avanza» benché «combatta contro l’intero blocco Nato. Quindi la tigre di carta è la Nato?».
Accusa Kiev dei raid contro la centrale di Zaporizhzhia, sotto controllo russo. «È un gioco pericoloso. Hanno ancora centrali in funzione dalla loro parte. Cosa ci impedisce di reagire? Lasciamo che ci pensino». L’uso di «Tomahawk» richiede «la partecipazione diretta del personale militare americano» che, avverte, «segnerebbe un’escalation». E se qualcuno effettuerà «test nucleari», «faremo lo stesso». Il sequestro francese di una petroliera russa, invece, è «pirateria. Cosa si fa con i pirati? Li si distrugge».
Non mancano i toni conciliatori. Tutti rivolti all’amministrazione Usa «guidata principalmente dai suoi interessi. Un approccio razionale. Ma anche la Russia si riserva il diritto di farsi guidare dai suoi interessi nazionali. Uno dei quali è il ripristino di relazioni a pieno titolo con gli Stati Uniti». Russia e Usa «hanno molti punti di disaccordo», ma «è normale per grandi potenze». L’omicidio di Kirk? «Un’atrocità disgustosa. Le mie condoglianze». Ma le lodi sono tutte per Trump, un leader «accogliente» che «sa ascoltare». E il messaggio che Putin spera gli sia arrivato forte e chiaro da Sochi stavolta è durato ben quattro ore.