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Georgia al voto, gli intellettuali all’indice in tv: “Il nostro nemico è la Russia. Come in Ucraina”

Sergi Kapanadze, l'ex viceministro degli Esteri oggi ricercatore di Gnomon Wise, messo all'indice in tv 

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Oggi le elezioni amministrative nell’ex Repubblica sovietica che sognava la Ue. La tv accusa professori universitari e ricercatori di essere “sponsor del terrorismo”. Il colloquio con l’ex viceministro degli Esteri Kapanadze: “La Ue faccia di più. È in gioco la sopravvivenza della democrazia”
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Sopra la sua foto una banda nera e rossa e la scritta “Sponsor del terrorismo”. Così Sergi Kapanadze si è ritrovato messo all’indice in tv insieme ad altri professori universitari e intellettuali. «Ci accusano di “addestrare” gli studenti per orchestrare uno “scenario rivoluzionario”, un vero e proprio complotto terroristico per un colpo di stato coordinato dall’Occidente e da quello che chiamano “Deep State”, “Stato profondo”. Accuse assolutamente infondate e pericolose», dice a Repubblica l’ex vicepresidente del Parlamento georgiano ed ex viceministro degli Esteri, quarant’anni, oggi a capo del dipartimento di relazioni internazionali di Gnomon Wise, think tank dell’Università statale della Georgia. Una propaganda sempre più martellante alla vigilia delle elezioni amministrative che si terranno oggi in Georgia, l’ex Repubblica sovietica che protesta da un anno perché il partito al potere le ha strappato il sogno di entrare nella Ue.

Un anno di proteste e repressione

Le elezioni soli…

Sopra la sua foto una banda nera e rossa e la scritta “Sponsor del terrorismo”. Così Sergi Kapanadze si è ritrovato messo all’indice in tv insieme ad altri professori universitari e intellettuali. «Ci accusano di “addestrare” gli studenti per orchestrare uno “scenario rivoluzionario”, un vero e proprio complotto terroristico per un colpo di stato coordinato dall’Occidente e da quello che chiamano “Deep State”, “Stato profondo”. Accuse assolutamente infondate e pericolose», dice a Repubblica l’ex vicepresidente del Parlamento georgiano ed ex viceministro degli Esteri, quarant’anni, oggi a capo del dipartimento di relazioni internazionali di Gnomon Wise, think tank dell’Università statale della Georgia. Una propaganda sempre più martellante alla vigilia delle elezioni amministrative che si terranno oggi in Georgia, l’ex Repubblica sovietica che protesta da un anno perché il partito al potere le ha strappato il sogno di entrare nella Ue.

Un anno di proteste e repressione

Le elezioni solitamente minori sono diventate un altro banco di battaglia. Da un lato, il partito al potere Sogno Georgiano che ha sospeso i negoziati di adesione alla Ue, ha adottato leggi repressive ispirate alla vicina Russia e, un anno fa, è stato riconfermato al potere tra accuse di brogli. Dall’altro, la sparpagliata opposizione che invita la popolazione a boicottare il voto.

Dalle parlamentari del 26 ottobre i manifestanti non hanno mai smesso di scendere in piazza, ma si son man mano diradati. La repressione sta lentamente soffocando gli aliti di protesta. A inizio giugno sono stati chiusi il Centro informazioni Ue e Nato di Tbilisi. Il Parlamento ha adottato oltre una decina di leggi che minano la libertà di parola e di espressione. Le critiche al governo sui social sono ora perseguibili penalmente. Una delle uniche tre tv indipendenti, Mtvari, è stata costretta a cessare le trasmissioni il primo maggio.

«Attori della società civile, media critici e istituzioni accademiche sono diventati frequenti bersagli della propaganda statale e delle persecuzioni legali. Università come l'Università della Georgia, la Free University, l'Ilia State e il Gipa sono state tutte etichettate come "fronti di opposizione", accusate di radicalizzare i giovani. Il partito al governo ha approvato, e si sta preparando a usare come arma, la cosiddetta “Legge sulla trasparenza dell'influenza straniera”, una versione georgiana della legge russa sugli “agenti stranieri”. Questa legge minaccia di criminalizzare i partenariati internazionali e le attività civiche finanziate dall'estero, e si teme concretamente che venga utilizzata per avviare procedimenti penali contro istituzioni e singoli individui, noi compresi», spiega Kapanadze.

Sessanta detenuti politici, “un numero pro capite più alto che in Russia”

Nelle carceri si trovano oltre sessanta detenuti politici, «un numero pro capite superiore a quello della Russia». Tra loro otto leader dell’opposizione, come Nika Melia, Givi Targamadze, Giorgi Vashadze e Zurab Japaridze, che due giorni fa hanno inviato una lettera congiunta al ministro degli Esteri britannico. O Mzia Amaglobeli, fondatrice del quotidiano di Batumi “Batumelebi”, che si definisce la “prima giornalista donna incarcerata per motivi politici dall’indipendenza nel 1991”, arrestata lo scorso gennaio e condannata in agosto a due anni per “resistenza a pubblico ufficiale”.

«Più di 500 manifestanti pacifici delle recenti proteste sono stati brutalmente picchiati, molti dei quali hanno riportato fratture facciali. Nell'ultimo anno sono state approvate oltre 20 leggi repressive e ogni singola organizzazione non governativa ha ricevuto un avviso di ispezione dall'ufficio anticorruzione, che intende bloccare le attività di organismi di controllo indipendenti, organizzazioni della società civile e media», continua Kapanadze. E ora nel mirino sono finiti anche gli intellettuali.

Le accuse contro i ricercatori di Gnomon Wise

«Il Paese è oramai scivolato nell’autoritarismo», dice Kapanadze. «Insieme ai colleghi Rati Akhalaia, Davit Kutidze e Nana Sokhadze, siamo stati nominati e diffamati» con l’accusa di ricevere finanziamenti illeciti e di incanalare questo «denaro sporco» per addestrare gli studenti per un golpe coi metodi di gruppi come il movimento serbo Otpor o l’Ira irlandese. Le «calunnie politicamente motivate», come le liquida, sono arrivate dalla più grande emittente filogovernativa, Imedi Tv, di proprietà dell’oligarca Irakli Rukhadze, definita non a caso dall’iniziativa di Bruxelles contro la disinformazione EuVsDisinfo il «megafono propagandistico di narrazioni antieuropee e autoritarie». E sono state poi rilanciate dai membri del partito al governo Sogno Georgiano.

«Il Primo Ministro, il Sindaco di Tbilisi e i parlamentari del partito al governo hanno fatto eco a queste affermazioni, amplificando questa narrazione inventata che collega il nostro lavoro accademico al terrorismo e alla sovversione. Questi attacchi dimostrano e dimostrano che il Sogno Georgiano intende attaccare l'Università della Georgia, infangarne il nome e persino cercare di farla chiudere, cosa che non riusciranno a fare», assicura Kapanadze che però non spera che le elezioni di oggi cambieranno qualcosa.

"Le elezioni non saranno libere o eque”

«Nelle condizioni attuali, non saranno elezioni né libere né eque. Il panorama mediatico è saturo di propaganda di Stato, l'indipendenza della magistratura è crollata e il partito al governo controlla tutte le leve del potere istituzionale. Tutti i leader dell'opposizione sono stati incarcerati, tutte le Ong sono sotto attacco e controllo, non c'è alcun osservatore internazionale o locale delle elezioni e, soprattutto, tutti i partiti di opposizione, tranne due, stanno boicottando le elezioni, a causa dell'attuale tendenza autoritaria e del clima nel Paese».

Il futuro, dice Kapanadze, «dipenderà in gran parte dall'affluenza alla manifestazione, nonché dai passi che il Sogno Georgiano intraprenderà in risposta a una protesta di massa». I giovani, aggiunge, «sono stati in prima linea nelle recenti proteste. Nonostante i tentativi di intimidirli e diffamarli, hanno dimostrato un coraggio notevole. Credo che ampie fasce della popolazione siano stanche della deriva autoritaria del governo e risponderanno alle richieste di protesta. Ma se ciò si tradurrà in un cambiamento reale dipenderà non solo dalla pressione delle piazze, ma anche dalla presa di posizione delle principali istituzioni democratiche, compresi gli attori internazionali».

L’appello alla Ue: “In gioco il futuro della democrazia”

La sensazione è che «sebbene la Ue e altri partner occidentali abbiano espresso preoccupazione, rilasciato dichiarazioni e imposto sanzioni selettive, la loro risposta sia stata troppo cauta e reattiva. Le dichiarazioni da sole non bastano quando università, Ong, media e singoli ricercatori vengono criminalizzati alla luce del sole».

Quello di cui la Georgia ha bisogno, conclude Kapanadze, «è una posizione internazionale più forte: sanzioni mirate contro i responsabili di aver orchestrato la repressione e un sostegno proattivo alle istituzioni indipendenti minacciate. Che la Ue e i suoi Stati membri trattino la Georgia non solo come un paese candidato, ma come uno stato in prima linea dove è in gioco la sopravvivenza democratica. È la stessa lotta che l'Ucraina sta combattendo: contro la Russia. Solo che in Ucraina la lotta si combatte con carri armati e bombe, in Georgia si combatte nelle strade. Ma il nemico è lo stesso: la Russia, in uniforme militare in Ucraina e sotto forma di Sogno Georgiano in Georgia».

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