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Il killer della sinagoga di Manchester era in libertà vigilata con l’accusa di stupro

(reuters)

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Tutti i misteri di Jihad Al Shamie. Il padre aveva lodato online Hamas per il 7 ottobre. Dalle indagini emerge che per un drammatico errore una delle vittime sarebbe stata uccisa dalla polizia
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MANCHESTER – Primo mistero: il nome. Si chiama davvero così, Jihad Al Shamie, l’attentatore antisemita in una sinagoga di Manchester che giovedì ha provocato la morte di due ebrei e il ferimento di altri quattro, prima di essere freddato dalla polizia? «È un nome bizzarro», nota la ministra dell’Interno Shabana Mahmood, musulmana pure lei, «significa la battaglia della Siria». Ossia il Paese di origine della famiglia dell’attentatore, con la quale è arrivato in Inghilterra da bambino per poi diventare britannico a 16 anni. Eppure è lo stesso cognome dei tre fratelli e del padre Faraj, che ieri ha scritto su Facebook: «È sconvolgente quanto commesso da Jihad. Condanniamo questo atto atroce contro innocenti».

Jihad Al Shamie con il figlio appena nato cinque anni fa (foto del padre Faraj su Facebook) 

Peccato che proprio su Facebook, lo stesso Faraj, medico chirurgo di guerra, il 7 ottobre 2023…

MANCHESTER – Primo mistero: il nome. Si chiama davvero così, Jihad Al Shamie, l’attentatore antisemita in una sinagoga di Manchester che giovedì ha provocato la morte di due ebrei e il ferimento di altri quattro, prima di essere freddato dalla polizia? «È un nome bizzarro», nota la ministra dell’Interno Shabana Mahmood, musulmana pure lei, «significa la battaglia della Siria». Ossia il Paese di origine della famiglia dell’attentatore, con la quale è arrivato in Inghilterra da bambino per poi diventare britannico a 16 anni. Eppure è lo stesso cognome dei tre fratelli e del padre Faraj, che ieri ha scritto su Facebook: «È sconvolgente quanto commesso da Jihad. Condanniamo questo atto atroce contro innocenti».

Jihad Al Shamie con il figlio appena nato cinque anni fa (foto del padre Faraj su Facebook) 

Peccato che proprio su Facebook, lo stesso Faraj, medico chirurgo di guerra, il 7 ottobre 2023 abbia lodato lo sterminio di 1200 ebrei da parte di Hamas: «Emissari di Dio, lode a loro». Lessico famigliare di una radicalizzazione? Chissà. L’altra sera, una donna ultra 60enne è stata arrestata proprio dalla casa di famiglia, non lontana dalla sinagoga attaccata, insieme ad altri due sospetti complici e ieri sera gli inquirenti hanno fermato altre tre persone, tra i 18 e 40 anni. Ma ancora non si sa perché Jihad - “guerra santa” in arabo - sia arrivato a compiere l’attentato di due giorni fa. L’antiterrorismo indaga sull’estremismo online. C’è un vecchio account di Al Shamie su X che ha un’arma da fuoco come foto del profilo, con un Corano e un fiore bianco, oltre a riferimenti rabbiosi ai bombardamenti britannici a Manbij, nella sua Siria, nel 2016: «Dio, punisci questi assassini».

Faraj Al Shamie, padre di Jihad 

Jihad Al Shamie e la sua famiglia vivevano qui, a Langley Hall, in una villa di una zona benestante di Prestwich, periferia nord di Manchester. Prima risiedevano nella stessa area della sinagoga, Crumpsall. I due quartieri con la più alta concentrazione di ebrei nel nord dell’Inghilterra. Basta una camminata per capirlo, tra religiosi ortodossi, ciocche peot e donne vestite di nero.

Diversi vicini di casa giurano di non aver mai sospettato di Jihad Al Shamie, «un tipo tranquillo» a parte quando parcheggiava male nel vialetto. Eppure, come conferma l’anti-terrorismo, il 35enne era libero su cauzione per un’accusa di stupro, più altri piccoli reati in passato. Ex tutor e insegnante di inglese e programmazione informatica, Jihad era un patito di palestra e pesi e alternava jeans e scarpe da ginnastica a tuniche islamiche. Cinque anni fa aveva avuto anche un figlio, celebrato sui social dal padre Faraj. Ma nessuno ha mai visto la madre.

Altro mistero. Intanto, è molto probabile che, per errore, una delle due vittime dell’attentato sia stata drammaticamente uccisa proprio dalla polizia di Manchester. Adrian Daubly, 53 anni, è un tragico eroe, perché dall’interno della sinagoga con altri fedeli stava spingendo contro il portone per non far irrompere Al Shamie. Quando, come ha ammesso il capo della polizia di Manchester, i proiettili degli agenti, per bloccare il terrorista, hanno trapassato le ante dell’ingresso, trafiggendo Daubly - insieme alla 66enne guardia di sicurezza Melvin Cravitz ammazzato da Al Shamie - per poi ferire un’altra persona.

«Preghiamo per loro», ha detto il primo ministro Keir Starmer arrivato ieri in sinagoga con la moglie e il vicepremier David Lammy, fischiato dai fedeli per il recente riconoscimento dello Stato palestinese: “Avete le mani sporche di sangue!”. Oggi intanto, come giovedì sera nonostante il massacro in sinagoga, sfileranno i gruppi pro-Pal a Londra e Manchester. Inutili le pressioni di polizia e politica per farli desistere. “Non si comportano da veri britannici”, accusa la ministra Mahmood.

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