✕

Leopoli, la testimonianza dei volontari italiani: “Missili, droni e il fragore della contraerea”

Volontari italiani alla Filarmonica di Kharkiv 

Ascolta l'audio

Le esplosioni a 4 chilometri dal treno in stazione. Angelo Moretti, capo della delegazione dei 110 volontari a Kiev e Kharkiv: “Abbiamo vissuto quello che gli ucraini vivono tutte le notti, ed è assurdo che sia questa la loro normalità”
2 minuti di lettura

Hanno visto i bagliori dei missili e, hanno sentito i droni russi e il fragore della contraerea ucraina: 110 volontari italiani questa mattina all’alba si sono ritrovati sotto attacco a Leopoli, sulla strada per la Polonia, di ritorno dal Giubileo della speranza che nei giorni scorsi hanno portato a Kiev e a Kharkiv, la città metropolitana più vicina al fronte di guerra. Sono tutti incolumi e stanno rientrando in Italia, le esplosioni sono avvenute a pochi chilometri di distanza, una famiglia di Leopoli è invece morta sotto le bombe. “Abbiamo vissuto quello che gli ucraini vivono tutte le notti, ed è assurdo che sia questa la loro normalità”, racconta il capodelegazione, Angelo Moretti, presidente ed animatore del progetto Mean, Movimento Europeo di Azione Nonviolenta.

Cosa è successo?

“Stavamo rientrando in Polonia da Kharkiv, dove abbiamo portato il Giubileo della speranza. Tutto era andato bene nonostante gli allarmi aerei continui. E questa notta, quando ormai tutto sembrava finit…

Hanno visto i bagliori dei missili e, hanno sentito i droni russi e il fragore della contraerea ucraina: 110 volontari italiani questa mattina all’alba si sono ritrovati sotto attacco a Leopoli, sulla strada per la Polonia, di ritorno dal Giubileo della speranza che nei giorni scorsi hanno portato a Kiev e a Kharkiv, la città metropolitana più vicina al fronte di guerra. Sono tutti incolumi e stanno rientrando in Italia, le esplosioni sono avvenute a pochi chilometri di distanza, una famiglia di Leopoli è invece morta sotto le bombe. “Abbiamo vissuto quello che gli ucraini vivono tutte le notti, ed è assurdo che sia questa la loro normalità”, racconta il capodelegazione, Angelo Moretti, presidente ed animatore del progetto Mean, Movimento Europeo di Azione Nonviolenta.

Cosa è successo?

“Stavamo rientrando in Polonia da Kharkiv, dove abbiamo portato il Giubileo della speranza. Tutto era andato bene nonostante gli allarmi aerei continui. E questa notta, quando ormai tutto sembrava finito, alle 5 della mattina c’è stato l’attacco. A Leopoli, nella parte occidentale dell’Ucraina, dove gli ultimi attacchi così massicci risalgono alla primavera del 2022”.

Voi dove eravate?

“Sul treno fermo alla stazione di Leopoli. Noi eravamo in tre vagoni, nel treno c’erano molti ucraini. Stavamo dormendo nelle cuccette, all’inizio pensavamo che fosse il rumore del treno che si stava agganciando ad un altro vagone, poi abbiamo capito che non era così, che quelli erano spari”.

Cosa avete visto?

“I bagliori dei missili che cadevano, pare che fossero supersonici, qualcuno ha sentito il rumore dei droni, e poi abbiamo sentito forte la contraerea ucraina. A occhio avrei detto che le esplosioni erano a una decina di chilometri da dove eravamo, dalle notizie che abbiamo appreso stamattina hanno colpito una zona industriale a quattro chilometri di distanza. Tutta la città era sotto attacco”.

Cosa avete fatto a quel punto?

“Abbiamo aspettato le indicazioni da parte dei capotreni, se dovevamo scendere e rifugiarci giù o rimanere sul treno. Ci hanno detto di rimanere dove eravamo. Doveva essere uno scalo tecnico di 10 minuti, è durato un’ora. Dall’app ucraina Air Alert che tutti avevamo scaricato poi abbiamo visto che l’attacco complessivamente è durato due ore. Tutta la mappa dell’Ucraina era segnata in rosso”.

Personalmente ha avuto paura?

“Essendo io l’organizzatore della missione più che paura è prevalso l’istinto organizzativo, ho iniziato a dare subito indicazioni su cosa dovevamo fare insieme, tutti e 110, nel caso ci avessero attaccato. Ci siamo preparati per la fuga. Tutti e 110 eravamo sul pezzo”.

Nessuno si è fatto male?

“Non tra di noi, ma questa mattina abbiamo saputo che una famiglia di Leopoli è morta nel sonno. Abbiamo vissuto quello che gli ucraini vivono tutte le notti”.

Il viaggio, fino a stanotte, era andato bene?

“Benissimo. Siamo partiti il primo ottobre, come era previsto nel nostro programma, a Kiev abbiamo incontrato il nunzio apostolico in Ucraina, monsignor Visvaldas Kulbokas, abbiamo partecipato a una messa nella cattedrale di Sant’Alessandro con il vescovo locale, abbiamo visitato piazza Maidan e altri luoghi significativi della capitale. Il 2 pomeriggio siamo partiti per Kharkiv dove, fino al 4, abbiamo incontrato responsabili religiosi, artisti, sportivi, scout, amministratori locali. Tra noi e loro ci sono gemellaggi, progetti di cooperazione, è la società civile italiana che sostiene la società civile ucraina. A Kharkiv abbiamo assistito al primo concerto della filarmonica locale dal 2022. Promuoviamo insieme, presso le istituzioni europee, l’idea di istituire corpi civili di pace europei da schierare al momento della sperata tregua. Il 4 pomeriggio siamo ripartiti in treno, abbiamo fatto tappa a Kiev, e poi a Leopoli, nella tratta verso la città polacca Przmsyl, sul confine, ci sono state le esplosioni”.

Secondo lei perché questo attacco?

“Possono essere segnali che i russi danno all’Europa, o alle aziende che forniscono i droni agli ucraini. Pensare che volessero colpire noi mi sembra eccessivo per il tipo di attacco che è stato fatto”.

Quale bilancio trae da questa esperienza?

“E’ stato un momento di forte tensione nella condivisione: noi veniamo qui proprio perché riteniamo inammissibile che il popolo ucraino debba vivere in questa situazione di terrore. Tutto questo che abbiamo vissuto mostra ancora più l’urgenza di queste iniziative. Fa notizia perché c’eravamo noi italiani ma è la normalità per gli ucraini, ed è assurdo che questa sia la loro normalità”.

Leggi i commenti