Sharm, secondo giorno di negoziati. Trump ottimista: “Da Hamas sì importanti”. Il nodo del ritiro delle Idf
di Fabio TonacciAl giorno 1 della trattativa di Sharm el-Sheikh, l’unica certezza è che sarà complicata. A parole il Piano Trump per Gaza è stato accolto con favore, in concreto c’è ancora distanza tre le posizioni di Hamas e Israele sui punti chiave, e si è capito immediatamente quando, nel pomeriggio di ieri, in un palazzo protetto, sono cominciati i colloqui indiretti tra le due delegazioni, mediati da egiziani e da qatarioti. E — a quanto riferisce la stampa araba — con la supervisione del generale Hassan Rashaddel, direttore del Mukhabaràt, l’intelligence egiziana, che monitora gli incontri e riceve un rapporto su ogni sessione.
Donald Trump è ottimista. «Hamas sta accettando cose molto importanti», dichiara alla fine della prima giornata di negoziato. «Abbiamo avuto segnali positivi dall’Iran, vogliono che tutto questo finisca». Ha fretta. I suoi inviati in Egitto, Steve Witkoff e il genero, Jared Kushner, dovrebbero entrare in gioco già domani, il tycoon vuole un accordo entro domenica. L…
Al giorno 1 della trattativa di Sharm el-Sheikh, l’unica certezza è che sarà complicata. A parole il Piano Trump per Gaza è stato accolto con favore, in concreto c’è ancora distanza tre le posizioni di Hamas e Israele sui punti chiave, e si è capito immediatamente quando, nel pomeriggio di ieri, in un palazzo protetto, sono cominciati i colloqui indiretti tra le due delegazioni, mediati da egiziani e da qatarioti. E — a quanto riferisce la stampa araba — con la supervisione del generale Hassan Rashaddel, direttore del Mukhabaràt, l’intelligence egiziana, che monitora gli incontri e riceve un rapporto su ogni sessione.
Donald Trump è ottimista. «Hamas sta accettando cose molto importanti», dichiara alla fine della prima giornata di negoziato. «Abbiamo avuto segnali positivi dall’Iran, vogliono che tutto questo finisca». Ha fretta. I suoi inviati in Egitto, Steve Witkoff e il genero, Jared Kushner, dovrebbero entrare in gioco già domani, il tycoon vuole un accordo entro domenica. Lo ha scritto sul suo social, Truth: «La prima fase sia completata questa settimana». Un post che è, insieme, un messaggio ai naviganti e un’indicazione di come andrà il negoziato.
Cosa sia questa prima fase lo spiega una fonte egiziana al quotidiano panarabo, con editore qatariota, Al Araby. Si tratta di un «accordo tecnico preliminare» che, prima di passare a discutere delle disposizioni contenute nelle 20 clausole del Piano Trump, deve definire tre questioni: il cessate il fuoco a Gaza (ancora ieri i raid israeliani hanno fatto 19 vittime e 96 feriti); le modalità dello scambio tra ostaggi israeliani e detenuti palestinesi (Hamas chiede più tempo rispetto alle 72 ore previste, ha difficoltà a recuperare i cadaveri dei 28 sequestrati deceduti); il calendario del ritiro delle forze armate israeliane.
Sono tre matasse, se non vengono sbrogliate il negoziato si pianterà e l’operazione militare Carri di Gedeone riprenderà con forza. Hanno implicazioni gigantesche, e soprattutto riguardo all’ultima, non si vedono, al momento, cenni di intesa. «Siamo pronti a ogni scenario», riferisce un funzionario vicino a Netanyahu. Qatar e Turchia sarebbero intenzionati a espellere i leader di Hamas, nel caso di fallimento del negoziato di Sharm.
Hamas non vuole riconsegnare i rapiti se prima le Idf non arretrano almeno fino alla zona cuscinetto lungo il confine, come durante la tregua di gennaio. Ma il premier israeliano, secondo il sito Ynet, ha ordinato ai suoi delegati, tra cui per ora non figura il braccio destro Ron Dermer (si unirà ai colloqui per la finalizzazione), di «non spostarsi dalla cornice del Piano Trump e dalla mappa a esso allegata». Quella mappa, infatti, indica un ritiro delle Idf dilazionato in tre tempi: durante il rilascio degli ostaggi i soldati rimarranno all’interno della Striscia. Per la delegazione di Hamas, guidata da Khalil al-Hayya ma che deve tener conto delle indicazioni del capo delle Brigate Qassam, è difficile accettarlo.
Sono ore delicate, una dichiarazione fuori posto produce fibrillazioni, i protagonisti parlano ai giornali chiedendo l’anonimato. Questo è uno dei leader di Hamas: «Da parte nostra c’è la totale disponibilità ad allontanarci dal governo della Striscia». Ma per raggiungere la pace duratura, «ritiro completo delle Idf e garanzie internazionali sul rispetto dell’accordo». Sul disarmo Hamas ufficialmente tace. In via confidenziale, il movimento islamista, che prima di avviare i colloqui indiretti con Israele ha fatto incontrare Khalil al-Hayya con i mediatori di Egitto e Qatar per decidere la data di inizio di una possibile tregua, afferma di essere disposto al compromesso ma non a consegnare i fucili. E ha chiesto ai mediatori di intercedere con gli americani.